martedì, Febbraio 10, 2026
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Crisafulli dichiara guerra ai led, mentre le strade implorano aiuto

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C’è finalmente una buona notizia per Ventimiglia: individuato il vero pericolo che incombe sulla città. Non le strade dissestate, non i marciapiedi sporchi, non la segnaletica scolorita né il traffico caotico. No. Il nemico numero uno sono i pannelli a led. Luminosi, certo. Digitali, per carità. Ma soprattutto colpevoli di aver attirato l’attenzione di un cittadino tanto solerte quanto indignato, pronto a impugnare l’arma più temuta della burocrazia: l’esposto. A presentarlo è stato Alessio Crisafulli, cittadino ventimigliese vicino al Movimento 5 Stelle, che ha deciso di segnalare alla Polizia Locale e alla Prefettura di Imperia la presunta pericolosità di alcuni impianti pubblicitari digitali presenti in città. Secondo la ricostruzione, questi pannelli sarebbero troppo luminosi, troppo visibili, troppo presenti, tanto da distrarre gli automobilisti e mettere a repentaglio la sicurezza stradale.

Le fotografie allegate parlerebbero chiaro: schermi accesi, immagini che si vedono, messaggi che scorrono. Una vera e propria apocalisse visiva, almeno secondo l’autore dell’esposto, che richiama articoli e commi del Codice della Strada come se fossero versetti sacri, sottolineando che la legge vieterebbe qualunque forma di pubblicità luminosa in grado di confondere la circolazione. E così, mentre l’asfalto continua a sembrare un campo minato e i marciapiedi invitano più alla gimkana che alla passeggiata, Ventimiglia può finalmente tirare un sospiro di sollievo: qualcuno veglia sui nostri occhi, proteggendoci dall’eccesso di luce. Poco importa se, per evitare una buca, serve più attenzione di quanta ne richieda un pannello acceso; l’importante è sapere che il problema è stato individuato. Crisafulli non si ferma qui. Nel mirino finisce anche l’utilità economica degli impianti, che a suo dire non porterebbero alcun beneficio alle casse comunali, limitandosi a diffondere allerte, divieti o comunicazioni su eventi. Una domanda aleggia nell’aria: “Chi ci guadagna?”. Domanda legittima, certo, ma che rischia di rimanere sospesa mentre altre, più urgenti, attendono risposta da anni. Ad esempio: chi riparerà le strade? Chi si occuperà della manutenzione ordinaria? Chi restituirà un minimo di decoro urbano? Nell’esposto vengono citati con precisione quasi chirurgica alcuni punti della città, come l’incrocio tra via Cavour e via della Repubblica o la zona della nuova rotonda tra corso Genova e via Tacito. Evidentemente luoghi talmente pericolosi da meritare un intervento immediato, non tanto per il traffico o per la conformazione stradale, quanto per la presenza di uno schermo luminoso. Ora spetterà alle autorità competenti valutare la fondatezza delle segnalazioni e verificare il rispetto delle norme. Nel frattempo, Ventimiglia assiste. Qualcuno sorride, qualcuno scuote la testa, qualcuno si chiede se davvero questa fosse la battaglia da combattere. Perché, a guardarla bene, la città non sembra soffrire di un eccesso di luce, ma piuttosto di un cronico difetto di priorità. E mentre i pannelli continuano a illuminare le strade, il resto resta, ironicamente, al buio.

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