di Caterina Manganaro
In risposta al blocco del trattato di Schengen imposto da Roma per via delle tensioni a Ceuta, il governo spagnolo ha controbattuto riattivando i controlli doganali sui viaggiatori in arrivo dall’Italia. Per transitare è ora obbligatorio esibire il passaporto o la carta d’identità, a cui si aggiungono visto o permesso di soggiorno per i cittadini extracomunitari. Questa disputa, che sta provocando pesanti rallentamenti alle frontiere dei due Stati, rappresenta l’ennesimo capitolo delle difficili relazioni e delle storiche distanze tra i premier Pedro Sánchez e Giorgia Meloni.
La tensione diplomatica tra Italia e Spagna ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi anni, trasformando i flussi migratori nell’ennesimo terreno di scontro politico ed elettorale dopo giorni di avvertimenti e note formali che hanno ufficialmente bloccato l’arena di Schengen, lasciando il posto al ritorno dei controlli di frontiera bilaterali e a una profonda rottura istituzionale tra la Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, e il Premier socialista spagnolo, Pedro Sánchez. La miccia si è accesa a fine luglio, quando l’enclave spagnola in Marocco, Ceuta, è stata travolta da un’ondata migratoria eccezionale, con migliaia di persone entrate illegalmente anche a nuoto, una crisi di fronte alla quale l’esecutivo italiano ha risposto con fermezza basandosi su un dossier dei servizi segreti che paventava un concreto rischio terrorismo legato alla sicurezza dei confini e all’infiltrazione di soggetti radicalizzati nei flussi irregolari. Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha quindi decretato la sospensione temporanea del trattato di Schengen e dal primo agosto l’Italia ha ripristinato i controlli sui collegamenti aerei e marittimi provenienti dalla Spagna, introducendo una misura mirata specificamente a monitorare i transiti dei cittadini extra-UE che però non è stata digerita dal governo di Madrid, il quale l’ha bollata come una mossa sproporzionata lanciando un formale ultimatum di quarantotto ore a Palazzo Chigi per chiedere la revoca immediata delle verifiche. La risposta di Giorgia Meloni è stata un netto rifiuto con fonti della maggioranza che hanno liquidato l’aut-aut spagnolo come un ricatto inaccettabile, facendo scattare la contromisura speculare di Madrid che ha attivato controlli a campione sugli arrivi dall’Italia con validità annunciata fino al sette settembre. Nonostante i titoli allarmistici sul blocco totale, i voli e i traghetti tra i due Paesi continuano a operare regolarmente, ma le modalità di sbarco e imbarco sono cambiate poiché i cittadini italiani ed europei devono obbligatoriamente esibire un documento d’identità valido subendo potenziali code e rallentamenti dovuti ai controlli doganali, mentre i cittadini extracomunitari sono soggetti a verifiche molto più rigide con l’obbligo di mostrare il passaporto unitamente al visto d’ingresso o al permesso di soggiorno regolare. Al momento le autorità spagnole stanno effettuando controlli a campione su circa il quindici per cento dei passeggeri per limitare i disagi negli scali, ma le code ai varchi di frontiera restano inevitabili in una vicenda che mette a nudo la profonda incompatibilità politica tra i due leader che rappresentano i due poli opposti del dibattito europeo sulla gestione dei migranti. Mentre Roma accusa implicitamente la Spagna di non saper proteggere i confini esterni dell’Unione Europea a Ceuta, il governo socialista di Madrid accusa l’Italia di strumentalizzare la sicurezza interna per meri scopi di consenso domestico, contravvenendo allo spirito di solidarietà comunitaria in una corrida diplomatica nell’arena di Schengen che sembra destinata a congelare i rapporti sull’asse Roma-Madrid per diverse settimane.









