Chiusa la partita delle Regionali, il vero gioco politico di Vincenzo De Luca sembra spostarsi di nuovo dove tutto è cominciato: Palazzo di Città. L’ipotesi di un suo ritorno come sindaco di Salerno non è più solo una suggestione, ma un disegno politico che prende forma tra manovre istituzionali, tempistiche calcolate e una regia che, secondo molti osservatori, non ha mai davvero lasciato la città. Il piano sarebbe chiaro: dimissioni dell’attuale sindaco Vincenzo Napoli, commissariamento del Comune e ritorno alle urne nella primavera del prossimo anno. Una strategia che consentirebbe a De Luca di candidarsi per il quinto mandato da sindaco, tornando ufficialmente alla guida della città dopo dieci anni da presidente della Regione.
La regia resta nelle sue mani
Formalmente fuori dai palazzi regionali, De Luca non ha mai smesso di esercitare un ruolo centrale nella politica campana e, soprattutto, salernitana. Come riporta Il Fatto Quotidiano, l’ex governatore ha già attivato una nuova base operativa nei pressi di Piazza Vittorio Veneto, da dove continua le sue dirette social e coordina incontri, sopralluoghi e interventi pubblici. Telefonate ai vigili urbani, incursioni nei cantieri, denunce sui temi della sicurezza: segnali evidenti di una presenza costante, quasi quotidiana, che rafforza l’idea di un controllo politico accentratore, in cui la distinzione tra ruoli formali e potere reale appare sempre più labile. Vincenzo Napoli, sindaco in carica e presidente della Provincia, per ora evita dichiarazioni nette. Ma nei corridoi politici si parla di una uscita concordata, utile ad anticipare le elezioni comunali di un anno. Napoli potrebbe dimettersi entro gennaio 2026, mantenendo però la guida della Provincia e un posto in Consiglio comunale: una transizione morbida, senza strappi, funzionale al ritorno del leader.
Secondo diversi addetti ai lavori, il Consiglio comunale del 22 dicembre potrebbe essere uno degli ultimi atti dell’attuale amministrazione, con la svolta definitiva dopo l’elezione del nuovo Consiglio provinciale prevista per l’11 gennaio. Nel mosaico del ritorno di De Luca, il nuovo stadio di Salerno rappresenterebbe il fulcro del racconto politico. Un’opera simbolica, capace di parlare direttamente all’orgoglio cittadino e di catalizzare consenso trasversale. Non solo infrastruttura sportiva, ma strumento politico, utile a rafforzare l’idea di un leader che “fa”, che costruisce, che decide.
Per molti, è questo il messaggio che De Luca intende rilanciare ai salernitani: solo lui può garantire grandi opere, visione e continuità. Un modello di governo che alcuni definiscono decisionista, altri apertamente personalistico, al limite di una gestione “padronale” della politica locale. Dal primo mandato nel 1993 fino alla guida della Regione Campania, De Luca ha costruito un sistema politico solido, fondato su fedeltà, liste civiche e un controllo capillare del consenso. Oggi, con movimenti come Progressisti per Salerno, Salerno per i Giovani e la nuova lista A Testa Alta, la macchina elettorale appare già pronta. Il ritorno a Palazzo di Città non sarebbe dunque un passo indietro, ma l’ennesima conferma di una visione in cui la politica ruota attorno a un solo regista. E mentre la città si prepara a una nuova stagione elettorale, la domanda resta aperta: si tratta di un ritorno richiesto dai cittadini o dell’ultima, sofisticata manovra di un potere che non ha mai davvero lasciato Salerno?









