Nel panorama delle professioni d’aiuto, sta emergendo con sempre maggiore forza la figura del counselor, spesso ancora poco conosciuta ma dotata di un grande potenziale trasformativo. Diana Senatore, counselor professionista, ci accompagna alla scoperta di questa figura, spiegando con passione e chiarezza chi è, cosa fa e soprattutto, quando può essere utile rivolgersi a lei. “Il counselor è un professionista esperto nella relazione d’aiuto, che ascolta in modo attivo e non giudicante le persone, aiutandole a riscoprire risorse e potenzialità che spesso non riescono a vedere”, spiega Diana.
Ma qual è la differenza tra un counselor e uno psicologo? “Lo psicologo – chiarisce – lavora nel profondo, fa diagnosi, affronta disturbi strutturati, e spesso accompagna il paziente per anni. Il counselor invece interviene sul presente, sulle difficoltà quotidiane, sull’autostima, sul bisogno di chiarezza o di scelta. Il suo è un percorso breve, focalizzato sull’attivazione delle risorse personali”.
Non un motivatore, non un coach Spesso si tende a confondere il counselor con il coach o il motivatore. Ma si tratta di figure ben distinte. “Il coach lavora in modo direttivo su obiettivi specifici, quasi come un allenatore. Il counselor, invece, non dà consigli, non suggerisce soluzioni: crea uno spazio sicuro in cui la persona possa scoprirle da sé”. E qui emerge la bellezza di questo approccio: “Il counselor ti aiuta ad aiutarti. Fa da specchio, da contenitore empatico. È come se ti accompagnasse a incontrare parti di te che avevi dimenticato o nascosto”.
In un’epoca dove tutti parlano e pochi ascoltano davvero, il counselor rappresenta una rivoluzione silenziosa. “Quante volte ci sentiamo davvero ascoltati, nella vita quotidiana? Il setting del counseling è un’ora di totale presenza, attenzione e accoglienza. Questo, da solo, ha un impatto enorme”. Diana sottolinea anche quanto sia importante per il professionista rimanere lucido e centrato. “Noi counselor siamo il nostro strumento. Proprio per questo, ogni mese ci sottoponiamo a supervisione: per restare in equilibrio e offrire un aiuto autentico”. Dal 1° gennaio 2025, il counseling ha finalmente ottenuto un proprio codice ATECO in Italia, un passo fondamentale per il riconoscimento legislativo di una professione che già da tempo si muove con serietà e rigore. “Io sono iscritta al CNCP, il Coordinamento Nazionale Counselor Professionisti, che garantisce formazione continua e supervisione obbligatoria”.
Conclude con un aneddoto che riassume perfettamente il cuore della sua attività: “Una donna mi ha detto, dopo avermi ascoltata durante un corso, ‘non ho capito bene cosa fai, ma ho capito che ho bisogno di te’. E da lì è nato un percorso bellissimo. Questo è il potere dell’empatia, del non giudizio, della vera relazione d’aiuto”. Il counseling non è una moda. È una via per riscoprirsi, per fare pace con se stessi, per rimettere ordine dentro. È uno spazio umano, autentico, e oggi più che mai… necessario.









