A Napoli le strade hanno un’anima, e alcune hanno pure una storia d’amore finita male.
Tre nomi, tre vie, tre sorelle: Donna Albina, Donna Romita e Donna Regina.
Figlie del Barone Toraldo, le protagoniste di una tragedia che ancora oggi vaga tra i vicoli, Il piano del padre: tenere il patrimonio in famiglia poichè era molto ricco, troppo ricco per dividere tutto tra tre figlie.
Allora che fa? Chiede il permesso a Re Roberto D’Angiò e combina il matrimonio della primogenita, Donna Regina, con un giovane nobile: Filippo Capece.
L’idea era semplice: il patrimonio resta tutto lì, in una famiglia sola, Regina dice sì, ma il cuore no. Il segreto era che tutte e tre amavano lo stesso uomo, passa poco tempo e succede l’impensabile.
Romita e Albina confessano alla sorella maggiore: anche loro erano innamorate di Filippo Capece,
segretamente, in silenzio, da sempre, e giurano: “Non lo sposeremo mai. Sceglieremo la via monacale, rinunceremo a questo amore”.
Credevano di fare la cosa giusta, di sacrificarsi per Regina, ma Regina le guarda e scoppia a piangere, perché la verità è un’altra, anche lei confessa di amarlo ma non corrisposta, e decide di entrare in convento anche lei. A quel punto le tre sorelle fanno una cosa che a Napoli non si dimentica.
Si mettono davanti al ritratto del padre morto e Regina spezza lo scettro paterno.
Un gesto. Secco. Definitivo.
Con quello spezzavano anche il nome, il casato, l’orgoglio dei Toraldo. Scelsero Dio al posto del matrimonio combinato. Scelsero la libertà al posto del patrimonio, oggi le loro anime sono ancora qui, la gente di Napoli dice che le tre sorelle non hanno mai trovato pace.
Che le loro anime innamorate e disperate vagano ancora tra le vie di Mezzocannone, cercando Filippo.
E cercando il perdono del padre, Napoli però non le ha dimenticate, anzi, le ha messe sulla mappa, per sempre: Via Donnalbina vicino a Piazza Matteotti, Via Donnaromita, Largo Donnaregina vicino al Duomo, tre strade, tre nomi, tre destini.
Tre donne che dissero “no” a un matrimonio senza amore e “sì” a una scelta tutta loro.
Da allora, si dice che i fantasmi delle tre sorelle vaghino ancora tra i vicoli più antichi di Napoli. Appaiono nelle notti di luna velata, nei pressi della statua del Nilo, antico simbolo del loro seggio. Nessuno le sente parlare, ma tutti le percepiscono: tre figure evanescenti che si cercano senza mai riuscire a toccarsi, divise da un amore mai vissuto e da una promessa non infranta.
I passanti giurano di avvertire un gelo improvviso al loro passaggio, di vedere veli fluttuare nel nulla o di scorgere, nel riflesso di una vetrina, tre donne vestite d’ombra, con gli occhi pieni di malinconia.
Antonietta Cacace










