lunedì, Maggio 11, 2026
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DOSSIERAGGIO, TERREMOTO AI VERTICI DELL’INTELLIGENCE: INDAGATO L’EX NUMERO DUE DEL DIS

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Un’indagine che colpisce in alto, altissimo, dentro le stanze dove scorrono informazioni sensibili, dove la sicurezza nazionale è parola d’ordine e disciplina quotidiana, la Procura di Roma accende i riflettori su , già numero due del , e lo iscrive nel registro degli indagati con accuse pesanti, peculato e accesso abusivo a sistema informatico, reati che evocano l’uso distorto di risorse pubbliche e l’ingresso non autorizzato in archivi digitali, un perimetro delicatissimo quando si parla di intelligence, di banche dati, di flussi informativi coperti da segreto e protocolli rigidi, l’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto e ruota attorno alla cosiddetta “Squadra Fiore”, un nome che ora campeggia negli atti e che gli investigatori stanno scandagliando per capire natura, finalità, eventuali catene di comando, perché il sospetto che si insinua è quello di un uso improprio di strumenti e accessi, di dossier che non dovevano essere consultati, di informazioni che potrebbero essere state trattate al di fuori dei binari istituzionali, un’ipotesi che, se confermata, aprirebbe scenari gravissimi sul piano amministrativo e penale, mentre il diretto interessato respinge con fermezza ogni addebito, “Certo di poter dimostrare la mia estraneità ai fatti nel più breve tempo possibile”, dichiara Del Deo, parole nette, linea difensiva chiara, fiducia nella magistratura e nella possibilità di chiarire, ma intanto l’onda d’urto si propaga, perché quando un ex vertice del DIS finisce sotto indagine non è una notizia come le altre, è un fatto che interroga il sistema, che solleva interrogativi sulla tenuta dei controlli interni, sulla tracciabilità degli accessi, sulle procedure di autorizzazione, la Procura lavora su flussi informatici, su log di sistema, su eventuali movimenti di fondi che potrebbero configurare il peculato, analizza documenti, ascolta testimoni, incrocia date e autorizzazioni, ogni dettaglio può essere decisivo per comprendere se si sia trattato di iniziative personali, di prassi distorte o di altro ancora, il nome “Squadra Fiore” diventa così il centro di una vicenda che unisce tecnologia e potere, archivi digitali e responsabilità pubblica, in un contesto dove l’accesso a un database non è mai un gesto neutro ma un atto regolato da norme stringenti, e proprio sull’accesso abusivo si concentra una parte dell’accusa, perché entrare in un sistema informatico senza titolo o oltre i limiti consentiti significa violare non solo una regola tecnica ma un presidio di legalità, mentre il reato di peculato richiama l’ipotesi di un utilizzo illecito di risorse pubbliche, una contestazione che, qualora trovasse riscontro, aggraverebbe ulteriormente il quadro, al momento siamo nella fase delle indagini preliminari, nessuna sentenza, nessuna condanna, ma un fascicolo aperto e un’indagine che procede, con l’obiettivo di chiarire ruoli, responsabilità, eventuali concorsi, e nel frattempo il sistema dell’intelligence osserva in silenzio, consapevole che la credibilità si gioca anche sulla capacità di fare piena luce quando emergono ombre interne, la vicenda è destinata a sviluppi, audizioni, accertamenti tecnici, possibili richieste di misure o archiviazioni, e resta un dato di fondo: quando il dossieraggio diventa parola chiave di un’inchiesta che tocca i vertici dei servizi, il tema non è solo giudiziario ma istituzionale, riguarda il rapporto tra potere e controllo, tra sicurezza e trasparenza, tra funzione pubblica e responsabilità personale, ora la parola passa agli atti, alle verifiche, ai riscontri, in un’indagine che promette di essere lunga, complessa, ad alta tensione.

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