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Eboli, dall’elezione di Mario Conte alla fine anticipata dell’amministrazione: quasi cinque anni tra civismo, rimpasti e crisi di maggioranza

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di Raffaella Iannece  Bonora

 

Il rendiconto 2025 non arriva al voto e si chiude l’esperienza iniziata nell’ottobre 2021. Ora la procedura passa alla Prefettura. Il commissario, alla data del 19 luglio, non risulta ancora ufficialmente nominato

EBOLI –SALERNO – L’amministrazione comunale guidata da Mario Conte si ferma prima della scadenza naturale del mandato. A determinare il punto di non ritorno non è stata una mozione di sfiducia né una dimissione collettiva dei consiglieri, ma l’impossibilità politica e numerica di portare all’approvazione il rendiconto della gestione 2025.

Dopo ripetute convocazioni del Consiglio comunale, andate deserte per la mancanza del numero legale, anche l’ultima seduta utile non ha consentito all’assemblea di esaminare e votare il documento contabile. Si è così aperta la strada alla procedura prevista per il mancato adempimento degli obblighi di bilancio, con la sospensione e il successivo scioglimento del Consiglio comunale e la nomina di un commissario per la gestione provvisoria dell’ente.

Alla data del 19 luglio 2026, tuttavia, non risulta ancora pubblicato il decreto con il quale la Prefettura di Salerno nomina formalmente il commissario. È dunque corretto parlare di amministrazione conclusa e di Comune avviato verso il commissariamento, ma non ancora di commissario insediato.

Le elezioni del 2021

Il percorso politico di Mario Conte alla guida del Comune comincia nell’autunno del 2021, dopo la precedente fase commissariale seguita alla conclusione anticipata dell’amministrazione di Massimo Cariello.

Al primo turno delle elezioni amministrative, celebrato il 3 e 4 ottobre, Conte si presenta sostenuto da tre liste civiche: La Città del Sele, Eboli 3.0 – La Città in Comune e Uniti per il Territorio.

Ottiene 5.396 voti, pari al 26,93 per cento, e conquista l’accesso al ballottaggio. Il secondo candidato più votato è Antonio Cuomo, sostenuto da Partito Democratico, Idea Futuro e Italia Viva, con 4.126 voti e il 20,59 per cento.

Il risultato del primo turno restituisce una città politicamente frammentata. Nessuno dei candidati si avvicina alla maggioranza assoluta e il voto viene distribuito tra diverse coalizioni civiche e politiche.

Al ballottaggio del 17 e 18 ottobre Mario Conte prevale su Antonio Cuomo. Conte raccoglie 8.754 voti, pari al 58,18 per cento, mentre Cuomo ottiene 6.292 voti, il 41,82 per cento.

L’affluenza al secondo turno si ferma al 51,23 per cento. Quasi un elettore su due non partecipa alla scelta definitiva.

Conte viene proclamato sindaco il 20 ottobre 2021. L’avvocato ebolitano, residente nella frazione di Santa Cecilia, arriva a Palazzo di Città alla guida di una coalizione dichiaratamente civica, costruita fuori dagli schieramenti tradizionali.

Una maggioranza inizialmente ampia

Grazie al premio di maggioranza collegato alla vittoria al ballottaggio, la coalizione di Conte parte con quindici consiglieri comunali, a fronte dei nove attribuiti alle opposizioni.

È una maggioranza numericamente solida. Al suo interno, però, convivono liste, gruppi e sensibilità differenti. Il carattere civico della coalizione rappresenta inizialmente uno dei punti di forza della proposta politica di Conte, ma negli anni diventa anche uno degli elementi più complessi da gestire.

Il progetto non è fondato sulla disciplina di un unico partito. Gli equilibri dipendono dal rapporto tra il sindaco, i consiglieri, gli assessori e i diversi gruppi che compongono la maggioranza.

La prima fase del mandato viene dedicata alla formazione della Giunta, alla definizione delle deleghe e all’avvio delle linee programmatiche presentate agli elettori. Tra i temi centrali figurano la riorganizzazione della macchina comunale, la manutenzione urbana, la sicurezza, le politiche sociali, il rilancio delle periferie e delle frazioni, la programmazione delle opere pubbliche e l’utilizzo delle risorse europee, regionali e del PNRR.

La sfida della macchina amministrativa

Conte eredita un Comune reduce da una lunga fase di instabilità politica e da un precedente commissariamento. La nuova amministrazione deve ricostruire un rapporto stabile tra gli organi politici e gli uffici, affrontare la carenza di personale e garantire continuità ai servizi.

Nel corso del mandato vengono avviati o proseguiti interventi legati alla rigenerazione urbana, all’edilizia scolastica, alla viabilità, agli impianti sportivi, alle politiche sociali e alla riqualificazione di aree comunali.

Una parte rilevante dell’attività amministrativa viene collegata alla capacità di intercettare finanziamenti sovracomunali. Tra i temi maggiormente rivendicati dall’amministrazione rientrano i programmi di sviluppo urbano, i finanziamenti regionali, le risorse del PNRR e il programma PRIUS, indicato dalla maggioranza come una delle opportunità strategiche per trasformare una parte della città.

Su queste iniziative il giudizio politico resta diviso. La maggioranza ha più volte sottolineato il valore della programmazione e dei finanziamenti ottenuti. Le opposizioni hanno invece contestato, in differenti momenti, ritardi, modalità di gestione, stato di attuazione delle opere e capacità di tradurre la programmazione in risultati immediatamente visibili.

Sono valutazioni politiche contrapposte. Il dato amministrativo è che, durante il mandato, il Comune ha lavorato su una quantità significativa di progetti e procedure; il dato politico è che tali attività non sono bastate a garantire stabilità alla coalizione fino alla fine del mandato.

I primi segnali di difficoltà

Con il passare del tempo emergono tensioni nella maggioranza. Le divergenze riguardano la composizione della Giunta, la distribuzione delle deleghe, il rapporto tra assessori e consiglieri e il peso dei singoli gruppi nelle decisioni dell’amministrazione.

La discussione non resta confinata ai contenuti amministrativi. Progressivamente investe il metodo di governo e il rapporto fiduciario con il sindaco.

In più occasioni Conte tenta di ricomporre le fratture attraverso riunioni politiche, verifiche di maggioranza e modifiche dell’esecutivo. L’obiettivo è riconoscere maggiore rappresentanza ai gruppi consiliari e rilanciare l’azione amministrativa.

Ogni rimpasto, però, risolve alcuni problemi e ne apre altri. Gli equilibri raggiunti si dimostrano temporanei e la maggioranza, pur conservando per una fase i numeri necessari, appare sempre meno compatta rispetto a quella uscita dalle urne.

Giunta e Consiglio, due equilibri diversi

Uno degli elementi che accompagna quasi tutta la seconda parte del mandato è la difficoltà di far coincidere l’equilibrio della Giunta con quello del Consiglio comunale.

Gli assessori sono nominati dal sindaco, mentre la sopravvivenza politica dell’amministrazione dipende dalla presenza e dal voto dei consiglieri. Quando un gruppo considera insufficiente la propria rappresentanza nell’esecutivo, o non condivide una scelta del sindaco, la tensione si trasferisce rapidamente nell’aula consiliare.

Il numero legale diventa così uno strumento politico. L’assenza dalle sedute, pur non equivalendo formalmente a un voto contrario, produce conseguenze analoghe quando impedisce al Consiglio di riunirsi e deliberare.

Questo meccanismo assume un peso decisivo nell’ultima fase dell’amministrazione.

La crisi tra il 2025 e l’inizio del 2026

Tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026 la crisi entra nella sua fase più evidente. Si susseguono incontri, richieste di verifica, ipotesi di azzeramento della Giunta e trattative per un nuovo assetto politico.

La maggioranza originaria non appare più autosufficiente e si valuta un allargamento a consiglieri eletti inizialmente all’opposizione.

Nel gennaio 2026 emerge l’ipotesi dell’ingresso nella maggioranza di Eboli Responsabile, rappresentata in Consiglio da Damiano Capaccio, candidato sindaco e avversario di Conte alle elezioni del 2021.

L’operazione ha un evidente significato politico. Conte cerca nuovi numeri per garantire continuità all’amministrazione; Capaccio e il suo gruppo valutano la possibilità di sostenere un nuovo programma per l’ultima parte del mandato.

Segue un nuovo rimpasto. La crisi sembra momentaneamente rientrare, ma l’accordo non ricostruisce una maggioranza stabile e omogenea.

Le difficoltà tornano rapidamente. Alcuni gruppi chiedono un cambio di passo, una maggiore condivisione delle scelte e una diversa distribuzione delle responsabilità. Il sindaco difende la necessità di non interrompere il lavoro avviato e di portare a conclusione i progetti finanziati.

L’uscita di Eboli Domani

La rottura politicamente più significativa arriva con il passaggio all’opposizione del gruppo Eboli Domani.

L’uscita riduce ulteriormente la base numerica della maggioranza e modifica gli equilibri dell’aula. I rappresentanti del gruppo accompagnano la decisione con critiche al metodo di governo e alla gestione dei rapporti interni.

Il sindaco e i gruppi rimasti al suo fianco contestano questa lettura e sostengono che le divisioni politiche stiano mettendo a rischio l’attività amministrativa e i risultati costruiti negli anni.

Le posizioni diventano inconciliabili. Da una parte c’è chi considera conclusa l’esperienza politica della coalizione; dall’altra chi chiede di distinguere i contrasti interni dalla necessità di approvare gli atti essenziali per il Comune.

Il rendiconto della gestione 2025

Il documento decisivo è il rendiconto 2025, cioè l’atto con il quale il Consiglio comunale prende formalmente in esame i risultati finanziari dell’anno precedente.

Il rendiconto non rappresenta soltanto un passaggio tecnico. La sua approvazione è un obbligo previsto dall’ordinamento degli enti locali. Il mancato voto entro i termini può determinare l’intervento sostitutivo della Prefettura e, in caso di ulteriore inadempienza, lo scioglimento del Consiglio.

Nel giugno 2026 il documento arriva in aula, ma il Consiglio non riesce a completarne l’esame. Il 19 giugno la seduta si interrompe senza l’approvazione del rendiconto. Si apre così una fase formale nella quale il Comune deve provvedere entro il termine assegnato.

La crisi politica assume definitivamente una dimensione istituzionale.

Le sedute deserte

Il Consiglio viene convocato più volte, ma il numero legale continua a mancare.

Le assenze non provengono soltanto dalle opposizioni. Anche consiglieri eletti nella coalizione di governo o transitati nel tempo in posizioni critiche non garantiscono la presenza necessaria.

L’amministrazione non dispone più di una maggioranza in grado di entrare in aula e assumersi la responsabilità del voto.

Il presidente del Consiglio comunale Cosimo Brenga procede a nuove convocazioni. Dopo le prime sedute andate deserte, viene fissato un ulteriore Consiglio urgente per venerdì 17 luglio, con seconda convocazione sabato 18 luglio.

All’ordine del giorno figurano il rendiconto 2025 e la nomina dei componenti della Commissione locale per il paesaggio.

Anche questa volta l’aula non raggiunge il numero necessario.

L’appello di Conte e il “governo di scopo”

Negli ultimi giorni Mario Conte rivolge un appello pubblico ai consiglieri comunali. Chiede di consentire almeno l’approvazione del rendiconto e propone una forma di “governo di scopo”.

La proposta è quella di superare temporaneamente gli schieramenti, approvare gli atti indispensabili e garantire continuità ai progetti strategici, rinviando il confronto politico alle successive elezioni.

Conte sostiene che il commissariamento interromperebbe una fase importante della programmazione e rischierebbe di rallentare opere, finanziamenti e procedimenti in corso.

Le forze che non intendono più sostenere l’amministrazione rispondono, direttamente o attraverso le rispettive posizioni politiche, che la maggioranza uscita dalle urne non esiste più e che non può essere chiesto alle opposizioni di sostituirsi a chi aveva ricevuto il mandato di governare.

Il Partito Democratico e gli altri gruppi di opposizione non garantiscono i voti necessari per tenere in vita l’amministrazione. Anche i tentativi di ricomposizione con i consiglieri provenienti dalla maggioranza non producono un risultato.

Il Consiglio del 18 luglio e il punto di non ritorno

La seduta del 18 luglio rappresenta l’ultima possibilità politica e amministrativa per approvare il rendiconto.

Il numero legale manca ancora una volta. È la quarta seduta consecutiva conclusa senza la possibilità di votare il documento contabile.

A quel punto non restano ulteriori margini consiliari. Il rendiconto 2025 non viene approvato e la procedura passa nelle mani della Prefettura.

L’esperienza amministrativa di Mario Conte, iniziata con la proclamazione del 20 ottobre 2021, si conclude politicamente dopo circa quattro anni e nove mesi.

La scadenza naturale del mandato sarebbe arrivata nel 2027.

Perché è caduta l’amministrazione

Ridurre la fine dell’amministrazione a una sola causa sarebbe una semplificazione.

L’atto formale che apre la strada allo scioglimento è la mancata approvazione del rendiconto 2025. La causa politica è invece la perdita della maggioranza consiliare.

A questa situazione si arriva attraverso una lunga serie di passaggi: tensioni tra i gruppi civici, richieste di maggiore rappresentanza, rimpasti di Giunta, cambi di collocazione in Consiglio, ingresso di componenti inizialmente eletti all’opposizione, uscita di gruppi che avevano sostenuto il sindaco e progressiva impossibilità di garantire il numero legale.

Non è possibile attribuire la responsabilità della conclusione anticipata a un solo episodio o a un solo soggetto senza entrare nel terreno della valutazione politica.

Conte e i suoi sostenitori ritengono che le divisioni e le assenze abbiano bloccato un’amministrazione ancora impegnata nella realizzazione del programma.

I gruppi usciti dalla maggioranza e le opposizioni ritengono invece che la crisi sia il risultato del metodo di governo, delle scelte compiute e dell’incapacità del sindaco di mantenere unita la coalizione.

Entrambe sono letture politiche. Il fatto istituzionale resta uno: al momento del voto decisivo il sindaco non disponeva più dei numeri necessari per far funzionare il Consiglio comunale.

Cosa accade adesso

Gli atti vengono trasmessi alla Prefettura di Salerno, che deve verificare formalmente l’inadempimento e adottare i provvedimenti di propria competenza.

Il prefetto può sospendere il Consiglio comunale e nominare un commissario per assicurare la gestione provvisoria, in attesa del decreto di scioglimento.

Il commissario assumerà normalmente i poteri del sindaco, della Giunta e del Consiglio comunale. Dovrà garantire il funzionamento degli uffici, l’approvazione degli atti obbligatori, la gestione dei servizi e la prosecuzione delle procedure amministrative già avviate.

Non si tratta di un commissariamento per infiltrazioni criminali. La procedura nasce da una crisi politico-amministrativa e dal mancato adempimento contabile.

Alla data del 19 luglio non risulta ancora ufficializzato il nome del commissario. Ogni indicazione anticipata sarebbe pertanto priva di conferma istituzionale.

Quando si tornerà al voto

La durata del commissariamento dipenderà dai tempi della procedura e dalle finestre elettorali previste dalla legge.

Considerato che la crisi si è consumata nel luglio 2026, l’ipotesi più probabile è il ritorno alle urne nella prima tornata amministrativa utile del 2027. La data dovrà comunque essere stabilita dagli organi competenti e non può ancora essere considerata ufficiale.

La campagna elettorale, sul piano politico, è già iniziata.

Il campo civico che aveva sostenuto Conte dovrà decidere se ricostruirsi, presentarsi diviso o confluire in nuove alleanze. Le opposizioni dovranno chiarire se saranno in grado di costruire una proposta unitaria oppure se torneranno a presentarsi con più candidati, come avvenuto nel 2021.

Resterà inoltre da definire il ruolo dello stesso Mario Conte, che dovrà decidere se ricandidarsi, sostenere un’altra figura o concludere la propria esperienza politica alla guida della città.

Il bilancio di quasi cinque anni

Il giudizio sull’amministrazione Conte sarà al centro del confronto elettorale.

I sostenitori rivendicheranno i finanziamenti ottenuti, la programmazione delle opere, i progetti di riqualificazione e il lavoro svolto dopo la precedente fase commissariale.

Gli avversari insisteranno sulle crisi politiche, sui rimpasti, sulle difficoltà della maggioranza, sui tempi di realizzazione degli interventi e sulla conclusione anticipata del mandato.

Tra queste due letture rimane un dato difficilmente contestabile: una coalizione nata nel 2021 con quindici consiglieri e una maggioranza ampia ha progressivamente perso coesione fino a non riuscire più a garantire la presenza necessaria per approvare uno degli atti fondamentali dell’ente.

Mario Conte aveva vinto il ballottaggio con oltre il 58 per cento dei voti e con la promessa di inaugurare una stagione civica per Eboli.

Quella stagione si conclude senza arrivare alla scadenza naturale. Non per un singolo voto contrario, ma per una lunga crisi consumata attraverso assenze, rotture, tentativi di ricomposizione e accordi rimasti insufficienti.

Adesso la responsabilità della gestione passa dalla politica alla struttura commissariale.

Il confronto tra le forze cittadine si sposterà fuori dal Consiglio comunale e dentro la preparazione delle prossime elezioni. Saranno gli elettori a stabilire quale lettura dare a questi cinque anni e quale direzione assegnare alla città dopo la nuova parentesi commissariale.

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