Una trama di droga, affari e paura che partiva dal comune di Casoria e si estendeva fino al cuore del Sannio e dell’Irpinia è stata disvelata grazie a un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli insieme alla Squadra Mobile di Benevento. L’operazione ha portato all’emissione di un’ordinanza – eseguita tra Napoli, Casoria, Benevento e Avellino – che ha riguardato sette indagati, di cui cinque in carcere e due agli arresti domiciliari, ritenuti responsabili di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione e porto di arma da sparo, e tentata estorsione. Al vertice della holding criminale viene identificato Gennaro Musella, 66 anni, del Vasto, definito “organizzatore dei viaggi necessari per il trasporto della sostanza, nonché di corriere, coadiuvando il figlio Edoardo Musella, 44 anni residente a Casoria”. L’inchiesta ricostruisce l’attività criminale avviata almeno nel 2023 che ha alimentato con cocaina, anche in quantitativi ingenti, piazze di spaccio non solo nella provincia di Napoli ma nell’area interna campana: Sannio e Irpinia. Dalle conversazioni intercettate emerge come il sistema fosse stabile: telefoni dedicati, corrieri, auto intercettate nei viaggi, consegne costanti. In un caso è stata registrata una cessione di cocaina dal valore di circa 5.000 euro verso un indagato di Benevento. Non solo droga: emerge anche un capitolo estorsivo nella zona di Altavilla Irpina dove si contesta un’intimidazione cui ha fatto seguito una richiesta di 32.500 euro. L’indagato, minacciato con una mitraglietta e pestato, è sopravvissuto con una prognosi di cinque giorni. La geografia del traffico conferma la strategia dei Musella di sfruttare il territorio del nord-napoletano (Casoria) come centro nevralgico, da cui la sostanza partiva verso il Sannio e l’Irpinia dove, grazie a basi logistiche e complicità locali, veniva stoccata e distribuita. In un articolo è stato ricostruito che l’Irpinia veniva rifornita con “fiumi di cocaina e hashish”, decine di chilogrammi alla settimana, mediante «corrieri, basi logistiche dislocate sul territorio, una grande disponibilità di vetture». Il quadro investigativo dipinge una holding criminale che si è inserita senza freni nell’economia illegale: controllo del traffico, organizzazione dei viaggi, modalità imprenditoriali nella gestione della droga. La contestazione di associazione per delinquere a carico dei Musella e altri soggetti include il riferimento a una struttura organizzata che aveva funzionato come “azienda” del narcotraffico. Gli effetti sul territorio sono stati pesanti: piazze di spaccio alimentate, microcriminalità crescente, comunità locali che si sono trovate a vivere sotto il controllo di corrieri e pusher ben strutturati. Il modello dei Musella rappresenta un paradigma della camorra che cambia pelle: non solo famiglia storica che insiste su un quartiere, ma gruppo che si proietta verso le province interne, esplorando territori fino a ieri considerati marginali. Le reazioni delle istituzioni sono arrivate solo dopo anni di indagini complesse, e adesso rimane da capire se il sistema potrà essere sfondato davvero: il blitz ha fornito un’immagine potente del problema, ma la lotta richiede un impegno costante. Da Casoria al Sannio, l’ombra del traffico di cocaina ha attraversato la Campania, restando troppo a lungo invisibile. Questo capitolo di cronaca rappresenta una finestra su un fenomeno che va oltre l’arresto: è la storia di come una città sia usata come hub del narcotraffico e come territori interni vengano resi dipendenti dalla droga. E mentre i Musella sono sotto accusa, le comunità attendono risposte, controlli, prevenzione. Perché la droga, nell’economia criminale, si muove come un fiume in piena: ora sta a tutti fermarlo.









