
GENOVA – L’economia del mare si conferma il vero «motore blu» dell’Italia, ma la sua corsa rischia di arrestarsi davanti a un ostacolo imprevisto: un vuoto di organico senza precedenti. Durante il vertice “Genova e Liguria Capitali dell’Economia del Mare 2026”, Mario Zanetti, delegato di Confindustria per il settore e presidente di Confitarma, ha tracciato un quadro fatto di luci brillanti e ombre preoccupanti.
I numeri del paradosso
Secondo il rapporto presentato da Confindustria in collaborazione con Boston Consulting Group, la Blue Economy italiana occupa oggi circa 1,1 milioni di addetti diretti (che salgono a 2,5 milioni considerando l’indotto), con una crescita del valore aggiunto superiore a quella dell’economia generale. Tuttavia, proiettando il fabbisogno nel quinquennio 2026-2030, emerge un dato allarmante: serviranno 175 mila nuovi lavoratori che attualmente non si trovano.
Nello specifico, la domanda è composta da:
- 55 mila nuovi posti generati dall’espansione del settore;
- 120 mila profili necessari per sostituire il turnover generazionale.
L’appello di Zanetti: «Attrarre e formare»
«Non è solo una questione di numeri, ma di competenze», ha avvertito Zanetti. Il gap tra domanda e offerta è esasperato da un declino demografico che riduce progressivamente la popolazione in età lavorativa. “Dobbiamo lavorare sulla capacità di attrarre occupazione qualificata. Parliamo di posti di lavoro che seguono l’innovazione, che anticipano le tendenze tecnologiche e ambientali. Solo semplificando la burocrazia, innovando i processi e potenziando la formazione potremo rendere il mare il perno della competitività nazionale.”
La Liguria al centro della strategia
Per la Liguria, che ospita il primo porto d’Italia e un distretto nautico e crocieristico leader mondiale, la sfida è vitale. Ogni euro investito nell’economia del mare ne genera 1,8 nell’economia nazionale (che salgono a 2,7 nel trasporto marittimo), un moltiplicatore che la regione non può permettersi di perdere. L’obiettivo fissato da Confindustria è chiaro: trasformare il 2026 nell’anno della svolta per la formazione tecnica e superiore, riducendo la distanza tra i banchi di scuola e la plancia di comando o le officine dei cantieri. Senza professionisti pronti per la transizione green e digitale, il “motore blu” rischia di restare senza carburante.









