È difficile raccontare con parole l’intensità vissuta nella giornata di ieri al Premio Fabula. Eppure, chi era lì – tra Piazza Municipio e Piazza del Popolo – lo sa: è successo qualcosa di speciale. Di quelle esperienze che ti restano dentro, come una favola che continua anche dopo l’ultima pagina. Il pomeriggio è iniziato nel segno della creatività, con il laboratorio musicale di UtMusiclab, dove parole e suoni si sono intrecciati in una sinergia potente e liberatoria. Ma è stato alle 18, con l’arrivo delle campionesse paralimpiche Xenia Francesca Palazzo e Angela Procida, che la piazza ha trattenuto il respiro. Le loro storie, dense di sacrificio, passione e coraggio, hanno acceso nei ragazzi un senso profondo di ammirazione e speranza. Non solo sport, ma vita vera, testimoniata senza filtri.
Poi è arrivato Federico Moccia, e con lui una ventata di autenticità che ha attraversato il pubblico come un filo invisibile. Lo scrittore, amato da generazioni di adolescenti, ha parlato d’amore come pochi sanno fare: senza retorica, con delicatezza e verità. Ha ricordato a tutti noi che l’amore può essere ribellione, cambiamento, forza. I ragazzi, rapiti, gli hanno rivolto domande profonde, ricevendo risposte che sono sembrate abbracci.
E se il pomeriggio ha emozionato, la sera ha commosso. Con l’arrivo di Ambra Angiolini, Fabula si è fatto teatro dell’anima. Ambra ha portato in scena se stessa, con una sincerità disarmante e una voce piena di crepe bellissime. Ha parlato di fragilità, arte, verità. E ci ha ricordato che la bellezza sta nel cercare, non nel trovare. La sua presenza è stata magnetica, il suo legame con i ragazzi autentico, empatico, raro.
L’apice è stato raggiunto in Piazza del Popolo, dove le favole scritte dai giovani partecipanti nei giorni precedenti sono diventate spettacolo. Vederle prendere vita accanto a Moccia e Ambra, su un palco che sembrava sospeso tra sogno e realtà, è stato un privilegio. Un rito collettivo, fatto di parole, emozioni e ascolto. Un plauso doveroso va alla direzione artistica di Fabula, che anche quest’anno ha saputo gestire con impeccabile professionalità ogni aspetto, anche quelli più delicati legati alla presenza di artisti di grande calibro. Nulla è stato lasciato al caso. Tempistiche, accoglienza, logistica e clima umano: tutto perfetto. Non è scontato far sentire a casa sia il pubblico che gli ospiti, soprattutto quando questi sono abituati a ben altri palcoscenici.
Fabula non è un semplice festival. È una dichiarazione d’intenti. È la dimostrazione che i ragazzi, se ascoltati, sanno scrivere le storie più belle. E che la cultura, quando è fatta con il cuore, sa trasformare ogni piazza in un luogo sacro. Ieri Bellizzi lo ha dimostrato. Con forza, con grazia. Con amore.









