Il 15 e 16 ottobre al Grattacielo Pirelli di Milano il II Congresso Nazionale ENIA. Tra i protagonisti l’Avv. Fabrizio Abbate, componente del Comitato di Presidenza, che guiderà la sessione dedicata a AI, Life Sciences e infrastruttura sanitaria.
L’intelligenza artificiale sta rapidamente uscendo dai laboratori e dagli ambienti esclusivamente tecnologici per entrare nella vita quotidiana, nelle professioni, nelle imprese e nei servizi pubblici. Una trasformazione che apre opportunità importanti, ma che porta con sé anche interrogativi difficili: chi controlla le tecnologie? Chi risponde degli errori? Come vengono utilizzati i dati? E soprattutto, quale spazio deve continuare ad avere la persona quando una macchina è in grado di elaborare informazioni e suggerire decisioni?
Sono alcune delle questioni al centro del II Congresso Nazionale ENIA 2026, in programma il 15 e 16 ottobre al Grattacielo Pirelli di Milano e dedicato al tema “Verso l’Infrastruttura Pubblica dell’Intelligenza Artificiale”, con i quattro assi indicati dall’organizzazione: ricerca, etica, competenze e impatto sociale. Il programma prevede nove diversi cantieri di confronto, dall’intelligenza artificiale e cybersecurity fino alla pubblica amministrazione, all’università, alle infrastrutture fisiche, alla sanità e alle competenze professionali.
Tra i protagonisti dell’appuntamento milanese ci sarà l’Avv. Fabrizio Abbate, componente del Comitato di Presidenza della Fondazione ENIA, organo che sul sito della Fondazione viene descritto come struttura di indirizzo strategico e di coordinamento delle attività legate all’intelligenza artificiale.
Abbate sarà alla guida della sessione “AI, Life Sciences e infrastruttura sanitaria”, dedicata a “Dati, ontologie e semantica per l’ecosistema sanitario dell’AI”. Nello stesso appuntamento sono previsti gli interventi del professor Dario Sacchini, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente della Commissione Bioetica della Fondazione ENIA, e della dottoressa Mara Ramploud, medico chirurgo e direttrice del Laboratorio della Salute della Fondazione ENIA.
Una scelta significativa, perché proprio la sanità rappresenta uno degli ambiti nei quali l’intelligenza artificiale può produrre conseguenze particolarmente rilevanti.
I dati sanitari, infatti, non sono semplicemente informazioni da elaborare. Riguardano la storia personale, le condizioni di salute, le vulnerabilità e, in molti casi, aspetti estremamente riservati della vita delle persone.
Nella prospettiva illustrata da Abbate, la questione non può quindi essere affrontata soltanto attraverso la regolamentazione.
L’idea dell’“infrastruttura pubblica” sostenuta dall’avvocato parte dalla convinzione che l’intelligenza artificiale sia destinata ad avere un impatto così ampio da non poter essere lasciata esclusivamente alle dinamiche del mercato. Secondo la sua posizione, accanto ai soggetti privati dovrebbe esistere una presenza pubblica capace di conoscere e governare la tecnologia dall’interno.
È una tesi che porta il confronto su un terreno più ampio rispetto alla semplice innovazione tecnologica.
Per Abbate, infatti, parlare di intelligenza artificiale come della sola “quarta rivoluzione industriale” sarebbe riduttivo: nella sua interpretazione si tratterebbe di una trasformazione sociale, culturale e storica capace di incidere sul passaggio verso una nuova epoca.
Una visione che pone inevitabilmente una domanda: quanto siamo preparati, come società, a governare una trasformazione che procede molto più velocemente della capacità delle istituzioni e delle persone di comprenderne tutte le conseguenze?
Il problema diventa ancora più delicato quando l’intelligenza artificiale entra nella pratica medica.
Un sistema può elaborare una quantità di informazioni enormemente superiore a quella gestibile individualmente da una persona e può offrire al medico indicazioni, analisi e ipotesi diagnostiche o terapeutiche. Ma cosa accade quando l’indicazione fornita dall’intelligenza artificiale entra in conflitto con la valutazione del professionista?
E soprattutto: quanto è realmente possibile garantire quel controllo umano che viene indicato come principio fondamentale?
Sono interrogativi che non hanno soltanto una dimensione tecnologica. Coinvolgono il diritto, la responsabilità professionale, la protezione dei dati, l’organizzazione sanitaria e il rapporto di fiducia tra medico e paziente.
A questi si aggiunge un’altra questione sollevata da Abbate: l’equità nell’accesso ai benefici dell’intelligenza artificiale.
Se le nuove tecnologie permetteranno di migliorare diagnosi, prevenzione e organizzazione sanitaria, sarà necessario interrogarsi anche su come distribuire questi vantaggi. Il rischio indicato dall’avvocato è che l’innovazione possa produrre nuove disuguaglianze se i benefici resteranno accessibili soprattutto a chi dispone di maggiori risorse economiche.
È qui che il tema dell’etica assume un significato che va oltre il semplice rispetto delle regole.
Nel ragionamento di Abbate, l’etica dovrebbe avere l’uomo al centro e non coincidere semplicemente con l’osservanza di un regolamento. Da questa prospettiva nasce anche la proposta delle cosiddette “giurie di comunità”, immaginate come strumenti di partecipazione dal basso attraverso i quali cittadini, tecnici e comunità locali possano confrontarsi sui rischi e sulle opportunità dell’intelligenza artificiale.
Sono proposte e posizioni che saranno sottoposte al confronto durante il congresso e che aprono una discussione destinata a coinvolgere non soltanto gli addetti ai lavori.
Perché la questione, ormai, riguarda tutti.
L’intelligenza artificiale può diventare uno strumento di progresso, ma la sua direzione non dipenderà esclusivamente dalla capacità dei sistemi di diventare sempre più potenti. Dipenderà anche dalle regole, dalle competenze, dalla consapevolezza dei cittadini e dalle scelte che istituzioni, professionisti e imprese compiranno nei prossimi anni.
Il II Congresso Nazionale ENIA nasce proprio all’interno di questo confronto: non soltanto per parlare di ciò che l’intelligenza artificiale è già in grado di fare, ma per interrogarsi su come costruire le condizioni necessarie per governarne l’impatto.
E la sessione dedicata alla sanità sarà uno dei punti nei quali questa discussione diventerà particolarmente concreta: perché quando l’intelligenza artificiale entra nella salute, la domanda non è più soltanto quanto sia potente una tecnologia, ma come utilizzarla senza perdere di vista la persona.
IN BREVE
Il II Congresso Nazionale ENIA 2026 si terrà il 15 e 16 ottobre al Grattacielo Pirelli di Milano. Il tema centrale è la costruzione di un’infrastruttura pubblica dell’intelligenza artificiale. L’Avv. Fabrizio Abbate, componente del Comitato di Presidenza ENIA, guiderà la sessione dedicata ad AI, Life Sciences e infrastruttura sanitaria, con particolare attenzione a dati, ontologie, semantica, responsabilità, etica e rapporto tra tecnologia e persona.
Nota redazionale: le posizioni sulla presenza pubblica nell’AI, sulla sanità e sulle “giurie di comunità” riportate nell’articolo sono attribuite all’Avv. Fabrizio Abbate e costituiscono il contenuto delle sue dichiarazioni/interventi, non valutazioni autonome della redazione.
Per info: https://neoevo.org/salotto-intelligenza-artificiale/









