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Enrico Mattei e le sue probabili note sulla questione energetica italiana

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Il Cane a Sei Zampe, meglio chi lo volle come insegna dell’ azienda da lui creata, ha origini marchigiane. In quella regione, infatti, ebbe i natali il suo fondatore Enrico Mattei. La discendenza di quello strano animale è conosciuta in tutto il mondo, peraltro facendosi sempre più onore. Per agevolare la comprensione della sua missione, sarà di aiuto una sua rapida genesi e la messa a fuoco delle tappe salienti della sua crescita e del suo sviluppo. Mattei da Commissario Liquidatore della AGIP, fino alla fine della prima metà del secolo scorso gestore dell’ estrazione di idrocarburi dal sottosuolo del Paese, isole comprese, con scarso successo. Con manovre di fine strategia imprenditoriale, il Commissario Liquidatore riuscì a cambiare qualifica, divendo fondatore e presidente dell’ENI, l’Ente Nazionale Idrocarburi, avente un oggetto sociale ben più ampio di quello della azienda antecedente, ormai non più operativa, l’ AGIP. È a questo punto che prendono il via le azioni che da tempo animavano i pensieri del primo Presidente di quella nuova Azienda di Stato. In sintesi, ottenere che l’Italia potesse liberarsi il più possibile dal giogo delle “Sette Sorelle”, come lui stesso definiva le grandi aziende internazionali. Esse avevano l’oligopolio dello sfruttamento dei bacini petroliferi giacenti in maniera preponderante in determinate regioni del pianeta. In parte riusci in quell’ impresa e, probabilmente proprio per questo suo lavoro, ci rimise la vita. Il suo intento, dichiarato più volte, era che l’intera popolazione italiana traesse vantaggi, in termini di risparmio, dal modo di operare dell’aziend da lui fondata. Certo è che l’ENI, nel grande libro della ricostruzione post bellica del Paese, seppe scrivere una pagina più che interessante.
Facendo un salto con la mente da quell’epoca a oggi, balza agli occhi che la gestione di tutti quegli anni, ha portato all’ Italia risultati di tutto rilievo sotto forma di utili distribuiti e prelievi fiscali di vario genere. Per gli italiani non è andata altrettanto bene, causa il rapporto tra quell’ente di stato e il governo nazionale. Quest’ultimo, ancor prima della fondazione di quell’ Ente di Gestione, non aveva perso nessuna occasione per gravare i combustibili fossili di disparati tipi di percussione fiscale. Basti pensare che gli utenti spesso ignorano che, a ogni rifornimento di carburante, stanno pagando anche parte delle accise introdotte nel secolo scorso per finanziare le guerre coloniali. Arriva perciò tardi il calmiere sui generis appena instaurato, con validità di poco superiore al mese. Intanto il disordine che si è creato rischia di innescare l’ effetto contrario a causa delle probabili e possibili speculazioni che deriveranno. Senza alcuna velleità di divulgare la verità rivelata, non si possono tralasciare alcune considerazioni che già stanno uscendo dal buio.
Come più volte è già accaduto, la regia del comportamento delle Compagnie Petrolifere sarebbe dovuta essere riconducibile in testa agli organi di governo, di concerto con i vertici delle compagnie operanti sul territorio nazionale. Si deve prendere atto che, almeno fin’ora, così non è stato. Continua a crescere la difficoltà di porre rimedio e intanto si ipotizzano, anche se non ufficialmente, ipotesi di concorrenza sleale posta in essere dall’ ENI. Una domanda da Pierino di questi giorni: chi tra quanti di dovere è convinto fino in fondo che questo fosse uno dei traguardi ipotizzati dall’ Ingegner Mattei da far doppiare dalla sua Creatura ? La risposta può essere ricercata in una delle frasi che spesso quello Stesso ripeteva: ” la politica per me è come un taxi; quando è necessario che si comporti in un certo modo, salgo a bordo. Terminata la “corsa”, pago e scendo”. Sarebbe interessante conoscere l’attuale procedura, mettendo in conto che, come conseguenza, potrebbero evidenziarsi crisi esistenziali di notevole portata

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