Non si chiude con il silenzio del lutto la vicenda del piccolo Domenico Caliendo, perché mentre la città prova ancora a metabolizzare il dolore per una perdita che ha scosso coscienze e istituzioni, si apre ora un fronte giudiziario destinato a far discutere e a sollevare interrogativi pesanti su ciò che è accaduto prima e dopo la tragedia: a parlare è l’avvocato Francescc Petruzzi, legale della famiglia, che con parole nette annuncia una battaglia senza sconti, dichiarando che si andrà “fino all’ultimo per scoprire la serie di errori, silenzi ed omissioni che hanno riguardato la vicenda del piccolo Domenico”, un passaggio che segna l’inizio di un percorso giudiziario che si preannuncia lungo e complesso e che chiama in causa responsabilità, procedure e comunicazioni istituzionali. Il legale sottolinea come la famiglia sia sollevata per il fatto che non sia stata riscontrata alcuna lesione in fase di espianto, chiarendo che un’eventuale irregolarità in quel momento delicatissimo avrebbe rappresentato “un ulteriore scempio al corpo di Domenico”, parole che restituiscono la dimensione emotiva ma anche la gravità delle verifiche effettuate e che aprono uno squarcio su un aspetto tecnico della vicenda che sarà oggetto di approfondimenti nelle sedi competenti. Non meno rilevante, nelle dichiarazioni dell’avvocato, il riferimento a presunte ambiguità nelle comunicazioni provenienti dagli ambienti austriaci coinvolti nel percorso sanitario del bambino, un punto che lascia intendere possibili criticità nei flussi informativi e nella chiarezza delle relazioni mediche, elementi che in casi di tale delicatezza assumono un valore cruciale e che ora potrebbero diventare oggetto di accertamenti incrociati tra consulenti tecnici e autorità giudiziarie. Sullo sfondo resta anche la presenza del direttore dell’Asl ai funerali, un gesto istituzionale che secondo il legale segnerebbe “un’inversione di tendenza” rispetto al passato, in particolare per quanto riguarda il presidio ospedaliero Monaldi, ma che non basta a spegnere la determinazione della famiglia a proseguire nella ricerca della verità, perché la partecipazione simbolica, per quanto significativa, non sostituisce la necessità di chiarire ogni passaggio clinico, ogni scelta terapeutica, ogni comunicazione intercorsa tra strutture sanitarie e familiari. Il riferimento al Monaldi evoca un contesto sanitario complesso, dove negli anni non sono mancate polemiche e richieste di maggiore trasparenza, e oggi la vicenda di Domenico rischia di diventare un caso emblematico capace di riaccendere il dibattito sulla gestione delle emergenze pediatriche, sui protocolli di trasferimento internazionale e sulla corretta informazione ai parenti in situazioni di estrema criticità. Le parole di Petruzzi non sono solo uno sfogo, ma delineano una strategia chiara: analisi dettagliata delle cartelle cliniche, eventuale richiesta di perizie indipendenti, verifica delle tempistiche decisionali e delle responsabilità individuali, in un percorso che potrebbe coinvolgere più giurisdizioni e richiedere cooperazione tra sistemi sanitari diversi. La famiglia, ancora travolta dal dolore, affida dunque alla giustizia il compito di fare luce su ogni passaggio, determinata a non lasciare zone d’ombra, perché in vicende che riguardano la vita e la morte di un bambino ogni dettaglio pesa come un macigno e ogni omissione, se accertata, assume un rilievo gravissimo. La comunità osserva, le istituzioni sono chiamate a rispondere con trasparenza e rigore, e mentre si moltiplicano gli attestati di vicinanza, prende forma una fase nuova e delicata in cui il cordoglio si intreccia con l’esigenza di chiarezza: la battaglia annunciata dall’avvocato non è solo una questione legale, ma diventa simbolo di una richiesta più ampia di responsabilità, controllo e verità, perché quando si parla del destino di un bambino nulla può essere lasciato al caso e ogni risposta mancata diventa un interrogativo che brucia.









