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EVENTO IN MEMORIA DI ENZO CASABURI, 22ENNE DECEDUTO SUL LAVORO, IL 12 OTTOBRE A S. EUSTACCHIO DI MERCATO SAN SEVERINO

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“Per non dimenticare” è il titolo del secondo corteo per il ricordo e la riflessione. In memoria di tutte le giovani vittime sul lavoro. Un evento fortemente voluto dal ceramista e artigiano Carmine Casaburi – padre di Enzo Casaburi – nonché dalla collettività intera di S. Eustacchio, frazione di Mercato San Severino. In data 12 ottobre, con partenza alle 16.30, ci sarà un breve corteo-fiaccolata: tutto dedicato alle morti sul lavoro. Particolarmente quelle di giovani e ragazzi. È proprio la scomparsa prematura di Enzo Casaburi, quel maledetto 17 luglio 2019 – mentre pattugliava, da guardia giurata appena 22enne, alcune attività tra il Molise e l’Abruzzo – ad aver “ispirato” il padre artista nel realizzare una croce monumentale e, poi, nell’organizzare tali momenti di suffragio. Opportuni per rinverdire la memoria sulle “morti bianche”. Specialmente in giovane età.

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Venendo al dunque, il corteo e fiaccolata si snoderà dalla chiesa dedicata ai santi Eustacchio e Felice dalle 16.50. In precedenza, il raduno e l’adorazione eucaristica – come detto alle 16.30. L’arrivo alla croce, realizzata per commemorare Enzo e gli altri sfortunati “compagni di sorte”, è prevista per le 17.10. Come ogni anno, Casaburi padre invita tutte le istituzioni a partecipare al semplice, piccolo happening. Un gesto umile – nel senso più nobile del termine – per dare conforto e speranza alle famiglie che piangono, dappertutto, un figlio morto nell’espletamento del suo lavoro e della propria professione. In molti, in questi due o tre anni che è stata approntata la manifestazione, accolgono l’accorato invito della famiglia del 22enne. Alle scorse edizioni, un cospicuo numero di autorità – civili (in primis l’amministrazione comunale), religiose (come il vescovo Andrea Bellandi) e militari – ha partecipato all’iniziativa. L’evento è decisamente significativo, con riflessioni sui pericoli della strada (per quanto concerne Enzo Casaburi, deceduto proprio in strada) e sulla necessità di porre in sicurezza l’ambiente di lavoro – per tutti gli altri incidenti mortali. Si deporrà una corona di alloro ai piedi del manufatto. Progettato dal ceramista sanseverinese. Un’opera ideata con perizia tecnica, pazienza, professionalità e tanto – tantissimo – amore. Un padre-coraggio, Carmine, che non vuol restare inane spettatore, mentre la vita (sua e degli altri familiari) scorre ma non potrà più ricevere un abbraccio da suo figlio! Pertanto non intende restarsene con le mani in mano: le sue creazioni trasudano di dolore e rassegnazione. Una “rassegnazione” mai, però, inattiva o contemplativa – autocompiaciuta. Qui il dolore stesso raggiunge picchi e vette impervi, ma è la speranza ad aver l’ultima parola: la vita sulla morte, non il contrario! E, soprattutto, si tratta di una sofferenza condivisa – con familiari, parenti, amici di operai o impiegati deceduti mentre lavoravano.

u41 foto 1 2Carmine tiene a far sapere che ha invitato a partecipare molte personalità provinciali e regionali, che hanno a che fare con la sicurezza sul lavoro. Al momento in cui scriviamo, però, egli non ha avuto conferma da parte di alcuni di tali referenti e/o responsabili delle politiche antinfortunistiche. Hanno invece già aderito, assicurando la loro presenza, gli amministratori del parlamentino cittadino – ricordando che il civico consesso ha garantito il patrocinio: saranno in prima fila il sindaco Antonio Somma, la vicesindaca Enza Cavaliere, molti assessori e anche tanti consiglieri. Sensibilizzati dall’argomento – di scottante attualità. A presiedere l’opportuno e doveroso evento, il parroco don Giovanni Coppola. In una nota-stampa, titolata: “Per non dimenticare. Giornata nazionale delle vittime sul lavoro, 12 ottobre 2025”, Casaburi senior esprime, tra l’altro: “Ogni anno muoiono in Italia centinaia di lavoratori, tra cui moltissimi giovani”. “Non si può accettare – continua il ceramista sanseverinese – che si esca da casa per lavorare senza più tornare. Il lavoro offre da vivere, non deve assolutamente togliere la vita”. E, rivolto ai “potenti” di turno, ma anche e soprattutto ai politici più umani e accorti, prosegue: “Bisogna lavorare sulla responsabilità del proprio operato, con sguardo lungimirante e tenendo conto di cosa potrebbe scaturire nel futuro. Sapendo che il futuro sono i nostri figli”.

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Il genitore dell’angelo deceduto pone tutti di fronte a delle responsabilità: “Ai lavoratori non deve essere offerto soltanto un piano di sicurezza, ma occorre affiancare la sicurezza sul lavoro alla consapevolezza legata a quello stesso mestiere”. “Sull’effigie della croce monumentale dedicata ad Enzo Casaburi – dice ancora il padre del ragazzo – nonché a tutte le giovani vittime sul lavoro, c’è una frase che recita: vittime delle troppe leggerezze. La frase attesta il reale, insormontabile problema. Per leggerezze si intendono sistemi, quei sistemi incerti; inadeguati; raggirabili; scavalcabili; incontrollati che conducono facilmente ad errori, mancanze, incertezze, irresponsabilità irreparabili”. Il cittadino della frazione S. Eustacchio si riferisce a quelle criticità dovute all’indifferenza o strafottenza di alcune imprese e/o dei vertici degli stati, che non tengono in conto gravi, eventuali, incidenti e purtroppo vite spezzate – nella smania di poter passare sopra tutto e tutti.

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Nicchiando sulle reali occasioni di obbligatoria sicurezza sul lavoro. Questo, come lo descrive l’artigiano nella nota, per i seguenti capisaldi: la mancanza di tempo a disposizione, per terminare un lavoro (magari effettuandolo o espletandolo in fretta e furia, o per imperizia; imprudenza; negligenza); il ribasso economico dei materiali o dei costi e degli oneri nelle gare d’appalto o nelle aste (con risorse scadenti, che minano la salute e l’incolumità – sia del lavoratore che pubblica); l’incoscienza professionale dei vertici di un’azienda; le tanto discusse “imposizioni superiori” (“ordini dall’alto”); il sovraccarico lavorativo. A tutto questo bisogna, a nostro parere, aggiungere il mancato utilizzo dei dispositivi di protezione. Obbligatori. Ovviamente, ci sono margini di fatalità e di “errori umani”, ma ciò non toglie che occorrerebbero maggiori tutele e una forte attenzione per evitare, almeno, i pericoli più immediati ed evidenti. L’accorato appello del padre del vigilante va contro il “sistema”, la routine delle tangenti e/o delle bustarelle: l’abitudine – spesso consolidata – del costruire a tutti costi – in campo dell’edilizia – e dell’introdursi in vari ambienti lavorativi, solo per un guadagno (a volte) “illecito”. Trascurando – a volte scientemente – la sicurezza sui luoghi di lavoro, garantita dalla legge. “La vita è sacra – esprime il noto artista nel comunicato – e nessuno ha il diritto di comprometterla. Specialmente se si tratta di giovani”. È un accorato canto (e corale) del cigno, ma è molto, troppo, vero! La famiglia del giovane invita soprattutto la cittadinanza, le nuove generazioni, a poter partecipare alla kermesse. Recandosi al luogo ove è sita la croce – inaugurata nel 2023. Affinché non vi siano più lutti (del tutto o in parte evitabili) e “figli di madre” che non torneranno alle proprie abitazioni, dalle loro famiglie – dalle mogli, dai pargoli.

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