sabato, Giugno 6, 2026
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FABIO MARCHIONI MUORE NEL TORRENTE DI DARDAGNA:IL PADRE AURELIO SI UCCIDE PER IL DOLORE

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Una doppia tragedia colpisce una famiglia molto conosciuta nell’Appennino modenese, titolare dell’Hotel del Corso di Sestola (Modena). A 36 anni è morto Fabio Marchioni,screenshot 20250709 173112 facebook rimasto vittima di un incidente nel torrente Dardagna e poche ore dopo anche il padre Aurelio Marchioni è stato trovato privo di vita sotto il ponte Leo di Fanano: probabilmente non ha retto alla notizia della morte del figlio. Una famiglia che era già stata toccata molti anni fa da un altro dramma: la morte di una figlia.
Fabio Marchioni era molto conosciuto. L’allarme sulla sua morte è scattato nel pomeriggio di martedì 8 luglio quando è stato avvistato il corpo di un uomo nel torrente Dardagna, all’altezza delle cascate vicino al ponte sulla Porrettana (la Sp 324), al confine tra le province di Modena e Bologna. Pare che sia stato un gruppo di turisti inglesi che si trovavano in quel momento lungo il torrente a dare l’allarme.
L’urto con una pietra e i soccorsi risultati inutili
Una volta recuperato il corpo da parte dei vigili del fuoco, è stato evidente da subito che non c’era nessuna possibilità di rianimazione: presentava i segni di un forte trauma alla testa.
I carabinieri hanno fatto verifiche e rilievi fino a sera per chiarire la dinamica dell’accaduto. Da quanto trapelato, sembra che si sia trattato di un tragico incidente: il giovane aveva fatto un tuffo nel torrente ma l’urto sullafb img 1752074739710 testa è stato molto violento, al punto da fargli perdere subito i sensi e non lasciargli scampo. Escluso da subito il coinvolgimento di terze persone nell’accaduto anche se non è totalmente esclusa la possibilità di un gesto estremo.
La vittima è il figlio di una famiglia di albergatori
La notizia della scomparsa di Fabio Marchioni ha suscitato profondo cordoglio a Sestola. Era il figlio di Aurelio, titolare dello storico Hotel Del Corso in centro, dove da anni dava una mano nella conduzione dell’attività. Non c’è dolore più innaturale, più feroce, più disumano di quello di un padre che perde un figlio. È un vuoto che non ha forma, un silenzio che urla, una ferita che non cicatrizza. Aurelio Marchioni, uomo di montagna, albergatore, padre amorevole, ha visto la vita crollargli addosso in un pomeriggio d’estate. Quando ha saputo che Fabio, il suo ragazzo di 36 anni, non c’era più — inghiottito da un tuffo fatale, dalla roccia dura e dall’acqua troppo bassa — qualcosa dentro di lui si è spento per sempre. Non ha trovato rifugio, non ha trovato respiro. Il dolore lo ha travolto come un’onda, senza lasciare scampo.

Perdere un figlio è come smarrire l’orientamento, come se il mondo diventasse improvvisamente estraneo, privo di senso. Aurelio non ha retto. Era già stato piegato una volta dalla perdita di un altro figlio, anni fa. Ma questa seconda tragedia, così improvvisa, così assurda, ha reciso quel poco che ancora lo teneva aggrappato alla vita. Non ha lasciato lettere, non ha cercato parole: ha scelto il silenzio, ha scelto di andarsene. Forse l’unico modo, per lui, per continuare a stare accanto a Fabio.

Ora resta una comunità in ginocchio, attonita, incredula. Resta il vuoto nei corridoi dell’Hotel del Corso, resta il dolore negli occhi di chi li conosceva, di chi li ha amati. Ma soprattutto resta l’eco straziante di un amore assoluto, di un padre che ha amato tanto da non sopravvivere alla perdita.

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