lunedì, Maggio 11, 2026
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Fango, Nobiltà e Lentezza: il Valzer dei Governatori sul Baratro di Niscemi

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In Sicilia, si sa, il tempo è un concetto elastico. Si misura in ere geologiche, stagioni di fichi d’India e, a quanto pare, in decenni di inerzia amministrativa. L’ultima notizia che scuote i palazzi del potere non riguarda un nuovo festival del pistacchio, ma una frana. Quella di Niscemi. Una frana che, con la pazienza che solo gli smottamenti sanno avere, aspetta di essere messa in sicurezza da circa vent’anni. Oggi, quella montagna di fango ha finalmente raggiunto i tavoli della Procura, trascinando con sé un’intera antologia della politica isolana: quattro governatori indagati, tra cui l’attuale Ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci.

Tredici persone nel “Registro delle Lentezze”

Il Pubblico Ministero non ha usato giri di parole. L’iscrizione nel registro degli indagati per tredici persone non è solo un atto formale, ma un atto d’accusa contro un’immobilismo che dura da due decenni. L’ipotesi è quella che, tra una delibera e un rinfresco, nessuno abbia mosso un granello di terra per evitare il disastro. Il cast è di prim’ordine. Vedere quattro presidenti di Regione (passati e meno passati) uniti dallo stesso fascicolo giudiziario è una rara forma di unità politica, un “campo larghissimo” che però, invece di seminare speranza, sembra aver coltivato solo detriti.

Il Ministro Sereno con vista sul dirupo

In questo scenario di terra che cede, la reazione di Nello Musumeci è arrivata puntuale come un orologio svizzero, o almeno come un traghetto sullo Stretto. “Sono sereno”, ha dichiarato il Ministro. Una serenità invidiabile, tipica di chi ha visto passare così tante emergenze da considerare un’indagine per frana come un fastidioso granello di sabbia nel risvolto dei pantaloni. Certo, è ironico che proprio il titolare della Protezione Civile nazionale si trovi a dover spiegare perché, quando comandava a Palermo, la protezione della civiltà niscemese fosse finita in fondo all’agenda, magari coperta da qualche dossier su ponti o sagre.

Vent’anni di “ora lo facciamo”

Il cuore della contestazione è un capolavoro di burocrazia sicula: vent’anni di inazione. In due decadi si sono visti:

  • Passaggi di testimone tra governi di ogni colore.

  • Piani di assetto idrogeologico che hanno accumulato più polvere che soluzioni.

  • Promesse elettorali scivolate via insieme al fango alla prima pioggia di novembre.

Mentre a Niscemi la terra reclamava i suoi spazi, a Palermo si discuteva dei massimi sistemi. È la tragedia della goccia cinese, o meglio, della pioggia siciliana: tutti sanno che il fango scende, ma tutti sperano che scenda durante il mandato di qualcun altro.

L’indagine: atto dovuto o tardivo risveglio?

Ora la magistratura cercherà di capire se dietro i ritardi ci sia stato un dolo specifico o la più classica, e forse più pericolosa  delle pigrazie (pigrizie o grazie) istituzionali. Nel frattempo, i siciliani osservano questo “curriculum del disastro” con il solito amaro sorriso. Perché se è vero che la legge è uguale per tutti, la velocità della messa in sicurezza sembra essere un’opinione soggettiva. Intanto, il Ministro è sereno, i suoi predecessori pure, e la frana di Niscemi… beh, lei è l’unica che continua a muoversi con incredibile coerenza. Pensi che questo clima di “serenità istituzionale” sia la causa principale dei ritardi infrastrutturali in Italia, o è solo l’ennesimo scontro tra politica e magistratura?

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