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Fazio celebra Ornella Vanoni, la Rai resta a guardare: la memoria della tv pubblica è ormai in coma

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Fazio, Vanoni e la memoria perduta: lo speciale di “Che Tempo Che Fa” che imbarazza la Rai

“Che Tempo Che Fa” è ripartito da dove la televisione generalista italiana troppo spesso si ferma: dalla memoria. Lo ha fatto con lo speciale “Ornella senza fine”, una serata evento dedicata a Ornella Vanoni, annunciata da Fabio Fazio a pochi giorni dalla sua scomparsa e realizzata in tempi rapidissimi. Un’operazione tutt’altro che scontata, che racconta molto non solo del conduttore, ma anche della rete che lo ospita, Nove, e per contrasto di una Rai sempre più incapace di valorizzare il proprio patrimonio culturale e umano.

La serata è stata, senza sorprese ma con grande efficacia, un evento “alla Fazio” nella sua forma più pura. Un parterre di ospiti autorevole, scelto con cura, interventi scritti e incastonati con delicatezza, una commozione presente ma mai esibita, dosata con quella misura che evita la retorica e lascia spazio al ricordo autentico. Nulla di imprevedibile, verrebbe da dire, ma proprio in questo risiede la forza dell’operazione: Fazio sa maneggiare questo tipo di racconto con naturalezza, perché da anni dimostra di saper immaginare e scrivere televisione con uno stile riconoscibile, talvolta divisivo, ma indiscutibilmente unico nel panorama italiano.

“Ornella senza fine” non è stato solo un omaggio a una grande artista, ma anche una lezione di metodo. Raccontare una figura come Vanoni significa attraversare decenni di musica, teatro, costume e televisione, senza ridurla a un santino o a una sequenza di clip celebrative. È qui che emerge una competenza rara: la capacità di coltivare la storia e la memoria della cultura italiana all’interno del mezzo televisivo, rispettandone i tempi, i silenzi e le emozioni. Non è un talento diffuso, e proprio per questo figure come quella di Fazio rappresentano un valore aggiunto per qualunque rete decida di investire su un racconto televisivo di qualità. Per Nove, lo speciale ha rappresentato anche una prova di forza. A due anni dall’ingaggio di Fazio, la rete ha dimostrato di poter giocare davvero nel campo dei “grandi”, costruendo un evento generalista capace di parlare a un pubblico ampio senza rinunciare all’eleganza e alla profondità. Un risultato tutt’altro che banale per un canale che, fino a poco tempo fa, non era percepito come uno snodo centrale della televisione italiana. Ed è proprio qui che il confronto con la Rai diventa inevitabile e, per certi versi, impietoso. Lo speciale dedicato a Ornella Vanoni è stato organizzato in poche settimane, pensato e confezionato come un vero evento televisivo. Una rapidità e una chiarezza d’intenti che stride con l’inerzia del servizio pubblico, ancora impantanato nelle promesse di serate celebrative dedicate a figure come Raffaella Carrà o Pippo Baudo, annunciate più volte e mai realmente concretizzate. Promesse che sembrano allontanarsi nel tempo, vittime di burocrazia, indecisioni e di una visione sempre più corta.

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La serata di Fazio per Vanoni finisce così per essere anche uno schiaffo simbolico alla Rai: la dimostrazione che coltivare la memoria non è una questione di risorse infinite, ma di volontà, competenza e visione editoriale. In un’epoca in cui la televisione rincorre spesso l’effimero e l’urgenza del presente, “Ornella senza fine” ha ricordato che il passato, se raccontato bene, può ancora essere un potente atto di servizio culturale. E che, a volte, a farlo non è più il servizio pubblico, ma chi ha saputo credere nel valore di chi la televisione la sa davvero fare.

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