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Foggia, trovato morto il bracciante scomparso: il corpo era nel bagagliaio della sua auto

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Per diciotto giorni lo hanno cercato tra le campagne del Foggiano, nelle strade polverose che si allungano attorno a Borgo Mezzanone e nei luoghi dove Sadam Houssain aveva costruito, con fatica, la propria quotidianità. La speranza di ritrovarlo vivo si è spezzata nel pomeriggio di sabato 22 agosto, quando il 32enne pachistano è stato trovato senza vita nel bagagliaio della sua automobile. Sadam era scomparso il 4 agosto. Da quel giorno il suo nome aveva iniziato a circolare tra amici, connazionali e conoscenti, mentre le ricerche provavano a ricomporre gli ultimi frammenti della sua vita. Il ritrovamento è avvenuto a pochi chilometri dal ghetto di Borgo Mezzanone, nel territorio di Manfredonia, una decina di chilometri da Foggia. È proprio in quella zona che il giovane viveva e lavorava come bracciante agricolo. La scoperta ha immediatamente cambiato il volto della vicenda. Non più soltanto una scomparsa da chiarire, ma un caso sul quale ora grava l’ipotesi dell’omicidio. La Procura di Foggia ha aperto un fascicolo per omicidio volontario. Al momento, secondo le informazioni disponibili, non risultano persone indagate. Saranno gli accertamenti medico-legali e l’autopsia a fornire elementi decisivi sulle cause della morte. Il cadavere si trovava in avanzato stato di decomposizione. Una condizione che rende particolarmente delicata la ricostruzione delle ultime ore di vita dell’uomo e che, almeno in via preliminare, potrebbe far pensare a una morte avvenuta proprio nei giorni della scomparsa. Ma sarà soltanto l’esame autoptico a stabilire quando e come Sadam sia morto. Il particolare più inquietante resta la collocazione del corpo: il bagagliaio della sua stessa automobile. La vettura era stata notata da alcuni connazionali nei pressi del ghetto. La segnalazione ha fatto scattare l’intervento delle forze dell’ordine e, poco dopo, la macabra scoperta. A riconoscere Sadam sarebbe stato il fratello, anche attraverso gli abiti e le scarpe che indossava. Un dettaglio doloroso, che restituisce alla cronaca non soltanto il contorno di un’indagine, ma la storia concreta di una persona cercata per giorni da chi gli voleva bene. Il fratello Nazim, secondo quanto riferito da ANSA, aveva partecipato alle ricerche insieme agli amici. Per diciotto giorni avevano battuto la zona, senza sapere che il corpo di Sadam si trovava non lontano da quel luogo. Ora gli investigatori dovranno ricostruire la traiettoria degli ultimi giorni del giovane. Chi lo ha visto per ultimo? Con chi era? Dove si trovava prima di sparire? E soprattutto, come è finito nel bagagliaio della sua automobile? Sono domande che pesano sull’inchiesta e alle quali dovranno dare risposta gli accertamenti dei carabinieri coordinati dalla Procura. Sadam viveva da alcuni anni in Italia. Secondo le ricostruzioni pubblicate dopo il ritrovamento, era arrivato con un permesso di soggiorno per protezione speciale e lavorava nei campi della provincia di Foggia. La sua vicenda si intreccia così con quella di migliaia di lavoratori stranieri che ogni stagione arrivano nel Tavoliere per essere impiegati nella raccolta agricola. Borgo Mezzanone è uno dei luoghi simbolo di questa realtà. Un insediamento informale dove, durante l’estate, possono vivere migliaia di braccianti impegnati nelle campagne foggiane. In un contesto nel quale la precarietà abitativa, il lavoro duro e una condizione sociale spesso fragile costituiscono lo sfondo quotidiano di molte persone. Sadam, però, non è una statistica. Aveva 32 anni, una famiglia e una vita che aveva attraversato confini e difficoltà prima di arrivare in Puglia. Secondo quanto riferito dal sindaco di Manfredonia Domenico La Marca, il giovane aveva affrontato un viaggio costoso per raggiungere l’Italia e avrebbe continuato a lavorare per saldare il debito contratto per quel percorso. Una storia migratoria che adesso si ferma nel modo più drammatico, proprio nelle campagne dove aveva cercato un’opportunità. Le indagini dovranno anche stabilire se dietro la morte ci sia una vicenda personale, lavorativa o di altra natura. Al momento, però, non ci sono elementi sufficienti per attribuire responsabilità a qualcuno. L’ipotesi investigativa dell’omicidio resta dunque da verificare. Anche il caldo intenso di queste settimane potrebbe avere inciso sulle condizioni della salma, rendendo complessa una prima valutazione temporale del decesso. Per questo l’autopsia sarà un passaggio fondamentale. Il giallo, dunque, è ancora fitto. Rimane una data, il 4 agosto, come possibile punto di partenza della ricostruzione. Rimane un’automobile ritrovata nei pressi di Borgo Mezzanone. Rimane un corpo occultato nel bagagliaio. E rimane soprattutto una domanda che ora attraversa quelle campagne: perché Sadam è morto? Gli investigatori dovranno cercare la risposta nelle tracce lasciate dalla sua ultima giornata, nei contatti avuti prima della scomparsa, nei movimenti dell’auto e negli eventuali elementi raccolti sulla scena. La speranza di una famiglia si è trasformata in una richiesta di verità. Per Sadam Houssain, il viaggio verso l’Italia si è concluso tragicamente nel luogo in cui aveva cercato di costruirsi un’esistenza. Adesso toccherà agli inquirenti ricostruire ogni passaggio di questa storia e capire chi abbia trasformato una scomparsa in un mistero di morte.

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