martedì, Ottobre 6, 2026
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Fronteggiamento ideologico sulle sponde del Lario: Mario Monti redarguisce la deriva di Vannacci al Forum Ambrosetti

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Inviato Giuliana PANDIANI

Nel prestigioso scenario di Villa D’Este a Cernobbio, l’annuale consesso politico-finanziario s’è trasformato nel teatro d’un repentino e fiero alterco dialettico fra due visioni inconciliabili del Paese e dell’Europa. A dar fuoco alle polveri è stato l’ex presidente del Consiglio Mario Monti, il quale ha indirizzato una vibrante e recisa filippica contro Roberto Vannacci, eurodeputato ed ex generale dell’Esercito Italiano, accusandolo apertamente d’infondere una perniciosa propaganda d’involuzione culturale. L’insigne economista, con il suo consueto piglio austero e privo di orpelli, non ha usato mezzi termini nel censurare la condotta e la retorica del neo-politico. Nel suo accorato monologo, Monti ha espresso il fermo intendimento di ostacolare in ogni sede la narrazione populista e le posture nostalgiche propugnate dal militare, tacciandole d’essere un pernicioso veicolo volto a reintrodurre nel costume nazionale le miopi strettoie cognitive della vecchia “italietta”. Secondo il Professore, certe velleità di chiusura sovranista ed esaltazione identitaria rappresentano una regressiva illusione che minaccia la reputazione e il posizionamento strategico della Repubblica nello scacchiere continentale. Dall’altro lato della barricata, la replica dell’ex comandante delle forze speciali non s’è fatta attendere ed è giunta con eguale veemenza. Vannacci ha rivendicato con orgoglio il mandato popolare ottenuto alle recenti consultazioni europee, descrivendo l’Unione Europea di matrice tecno-burocratica come una sorta di dogmatica “cattedra impositiva” ormai avulsa dal sentire profondo dei popoli. Secondo la sua ricostruzione, un inesorabile vento di rinnovamento sta spazzando le istituzioni di Bruxelles, destinato a scardinare gli assetti d’un establishment ritenuto elitario e decadente. L’episodio di Cernobbio evidenzia come l’agone politico continentale stia vivendo una fase di profonda polarizzazione, dove le consuete cortesie istituzionali cedono il passo a scontri dottrinari di rara asprezza sul destino e la natura dell’integrazione europea.

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