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GARLASCO, LE TRACCE SOTTO LE UNGHIE DI CHIARA POGGI RISULTANO COMPATIBILI CON IL DNA DI ANDREA SEMPIO

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La vicenda del delitto di Garlasco, uno dei casi di cronaca nera più controversi e dibattuti degli ultimi decenni, conosce una nuova e clamorosa svolta: una perizia scientifica aggiornata, condotta con tecnologie più avanzate rispetto a quelle disponibili nel 2007, avrebbe accertato che le tracce biologiche rinvenute sotto le unghie di Chiara Poggi sono compatibili con il DNA di Andrea Sempio, all’epoca amico di famiglia dei Poggi e mai realmente finito al centro delle indagini come potenziale sospettato. Una notizia che scuote in profondità l’impianto investigativo e giudiziario costruito negli anni, un impianto che ha già portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, dopo processi, controperizie, ricostruzioni, dubbi, ribaltamenti e una discussione mediatica senza precedenti. Secondo quanto emerge, la perizia avrebbe individuato sotto le unghie della giovane, uccisa a soli 26 anni, un profilo genetico che in passato era stato catalogato come “non attribuibile” con i metodi dell’epoca. Le tecniche di sequenziamento odierne, però, consentono un’analisi infinitamente più precisa di campioni minimi e degradati, permettendo di isolare un profilo compatibile con quello di Sempio, già presente negli atti originali come persona informata sui fatti ma mai indagato. Si tratterebbe di un dato che, se confermato anche in sede giudiziaria, potrebbe avere effetti dirompenti: da un lato rafforzerebbe l’ipotesi di un contatto diretto e violento tra Chiara e un altro soggetto nel momento dell’aggressione; dall’altro riaprirebbe un capitolo giudiziario che molti ritenevano ormai chiuso, gettando nuove ombre sulla ricostruzione che attribuisce la responsabilità esclusiva a Stasi. Il dettaglio delle unghie non è secondario: in criminologia, la presenza di DNA sotto le unghie di una vittima è considerata un possibile indicatore di difesa attiva, di un tentativo disperato di opporsi all’aggressore, di una colluttazione che lascia segni materiali e non solo dinamici. Se quelle tracce appartengono a un soggetto diverso da quello condannato, significa che alcune certezze ritenute granitiche potrebbero vacillare. Gli investigatori dell’epoca, tuttavia, avevano già valutato la posizione di Sempio sostenendo che il contatto tra il giovane e Chiara potesse essere avvenuto in epoca precedente, durante frequentazioni normali e prive di significato criminale. Una conclusione oggi rimessa in discussione dal fatto che la natura del DNA, il suo stato di conservazione e la modalità del prelievo sembrerebbero incompatibili con un trasferimento casuale o domestico. La famiglia Poggi, da sempre cauta nel pronunciarsi, osserva con prudenza questa nuova svolta, mentre l’opinione pubblica torna a dividersi tra chi invoca la riapertura del caso e chi, ricordando il lungo iter processuale, teme un ulteriore vortice di incertezza. La difesa di Stasi, invece, appare rinvigorita: da anni sostiene che molti aspetti dell’indagine siano stati trascurati o indirizzati troppo rapidamente verso un’unica direzione, e vede in questa perizia una conferma dei propri dubbi storici. Anche sul piano giuridico le implicazioni sono pesanti: la compatibilità del DNA non costituisce di per sé una prova di colpevolezza, ma può rappresentare un “fatto nuovo” ai sensi dell’articolo 630 del codice di procedura penale, potenzialmente idoneo a sostenere una richiesta di revisione del processo. Per arrivare a questo, però, sarà necessario che la Procura della Repubblica e la Corte d’Appello valutino l’attendibilità, la scientificità e la pertinenza di questi nuovi elementi, un percorso che richiede rigore estremo per evitare l’ennesima tempesta mediatica che rischierebbe di confondere più che chiarire. Intanto a Garlasco, piccolo comune del Pavese che da diciotto anni convive con questa ferita aperta, si torna a parlare di un delitto che ha segnato un’intera comunità, diventando simbolo delle ombre, dei limiti e delle contraddizioni della giustizia italiana. Una storia che credevamo chiusa e che invece, ora, potrebbe essere riscritta da un frammento invisibile di DNA rimasto per anni sotto le unghie di una ragazza che ancora oggi chiede verità.

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