DAVOS – Donald Trump torna a scommettere sulla diplomazia multilaterale con il lancio ufficiale del Board of Peace, il nuovo organismo internazionale pensato per accompagnare la fase postbellica a Gaza e, nelle intenzioni del presidente americano, per diventare uno strumento globale di prevenzione e gestione dei conflitti. Dal palco del World Economic Forum di Davos, Trump ha rivendicato il coinvolgimento di numerosi Paesi e ha promesso un futuro “più pacifico” grazie alla nuova iniziativa.
Nel suo intervento a Davos, Trump ha definito il Board of Peace “uno degli organismi più importanti mai creati”, sostenendo che “molti Paesi vogliono farne parte” e che il Consiglio collaborerà con altre istituzioni internazionali, comprese le Nazioni Unite. Il presidente Usa ha ribadito di aver già contribuito a fermare otto conflitti e di essere pronto a chiuderne presto un altro, con riferimento all’Ucraina.
Secondo Trump, la guerra a Gaza “sta finendo” e il Board potrà garantire stabilità nella fase di transizione, favorendo sicurezza, ricostruzione e cooperazione regionale.
Al momento, hanno firmato l’adesione una ventina di Paesi, tra cui Argentina, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Ungheria, Turchia, Kosovo e Pakistan. Restano invece fuori quasi tutti i grandi Paesi dell’Unione Europea: Francia, Germania, Italia e Regno Unito non hanno partecipato alla firma.
Londra ha motivato l’assenza con le preoccupazioni legate a un possibile coinvolgimento della Russia, mentre Emmanuel Macron si è sfilato pubblicamente, attirando le critiche di Trump
Tra le adesioni più rilevanti figura quella del premier israeliano Benjamin Netanyahu, mentre il contesto regionale resta altamente instabile. Israele continua a denunciare il ruolo dell’Unrwa, accusata di fornire copertura a Hamas, accuse respinte dall’agenzia Onu come “una grave violazione del diritto internazionale”.
Il presidente israeliano Isaac Herzog, intervenuto a Davos, ha sottolineato che Israele si trova oggi in una posizione militare migliore, ma ha avvertito che Iran, Hezbollah, Houthi e Hamas sono ancora attivi e in fase di riorganizzazione. “Non possiamo adagiarci sugli allori”, ha detto.
Media regionali riferiscono di una possibile intesa tra Hamas e l’amministrazione americana: consegna delle armi e delle mappe dei tunnel in cambio del riconoscimento politico del movimento. Israele si oppone fermamente a questa ipotesi. Herzog ha ribadito che la vera prova per il futuro di Gaza sarà l’uscita definitiva di Hamas come gruppo armato.
Trump, dal canto suo, ha lanciato un avvertimento netto: “Se Hamas non disarma, sarà la fine per loro”.
La premier Giorgia Meloni ha mostrato un atteggiamento prudente ma aperto: l’Italia, ha spiegato, non dovrebbe autoescludersi a priori da un organismo che nasce comunque nell’ambito di una risoluzione Onu. Tuttavia, ha ribadito che nessun organismo può sostituire le Nazioni Unite.
Dall’opposizione italiana arrivano invece critiche dure: per Elly Schlein, il Board of Peace rischia di essere “una Onu a pagamento fatta su misura per Trump”.
Il Board of Peace nasce con l’obiettivo dichiarato di rendere il mondo più sicuro, ma divide profondamente la comunità internazionale. Tra adesioni selettive, diffidenze europee e dossier esplosivi – Gaza, Iran, Russia – il nuovo Consiglio rappresenta al tempo stesso una scommessa diplomatica e un terreno di scontro politico globale.
Come ha detto Trump a Davos, “tutti vogliono farne parte”. Resta da capire se il Board of Peace saprà trasformare gli annunci in risultati concreti o se rimarrà l’ennesimo esperimento controverso della diplomazia internazionale.









