Il caso D’Agostino continua a far discutere e ad agitare le acque della politica giuglianese, trasformandosi da vicenda circoscritta a episodio simbolo di un sistema che, secondo l’opposizione, necessita di un serio e profondo momento di riflessione pubblica, istituzionale e politica, tanto da spingere la consigliera comunale di minoranza Michela Fato, esponente del gruppo “Noi con Giugliano”, a chiedere formalmente la convocazione di un Consiglio comunale dedicato interamente al settore delle Politiche sociali e all’adozione di provvedimenti preventivi e necessari alla luce di quanto emerso nelle ultime settimane. La richiesta è indirizzata all’amministrazione guidata dal sindaco Nicola D’Alterio e nasce dalla vicenda che ha visto coinvolto il consigliere comunale Salvatore D’Agostino, in quota Giugliano Democratica, dopo la diffusione di un audio WhatsApp diventato rapidamente virale e capace di scuotere l’opinione pubblica cittadina proprio nei giorni di Natale, quando la città era già attraversata da tensioni sociali e difficoltà diffuse. Nel messaggio vocale, secondo quanto emerso, D’Agostino spiegherebbe a un interlocutore le modalità di funzionamento del lavoro svolto da una cooperativa impegnata nell’assistenza ai bambini del campo rom, soffermandosi sui meccanismi organizzativi e gestionali del servizio, un contenuto che, al di là delle valutazioni giudiziarie o disciplinari, ha sollevato interrogativi politici, etici e amministrativi di grande rilievo. Michela Fato, con toni fermi ma istituzionali, chiede che il Consiglio comunale non si limiti a un confronto superficiale o a prese di posizione estemporanee, ma affronti in maniera organica l’intero comparto delle Politiche sociali, un settore delicatissimo che riguarda minori, famiglie fragili, comunità marginali e l’utilizzo di risorse pubbliche, sottolineando la necessità di provvedimenti preventivi capaci di evitare in futuro situazioni ambigue, opache o potenzialmente lesive della fiducia dei cittadini nelle istituzioni. La vicenda D’Agostino, infatti, ha agito come una lente di ingrandimento su un ambito amministrativo che troppo spesso resta ai margini del dibattito politico, salvo poi esplodere quando emergono criticità, sospetti o polemiche, mettendo in discussione non solo i singoli comportamenti ma l’intero impianto di controllo, indirizzo e vigilanza del Comune. Secondo la consigliera Fato, non è più sufficiente affrontare il tema come un caso isolato o come una questione personale, perché ciò che è accaduto chiama in causa il rapporto tra politica, cooperative sociali, gestione dei servizi e tutela dei soggetti più deboli, in particolare i minori, che non possono e non devono mai diventare terreno di scontro, strumentalizzazione o ambiguità. La richiesta di un Consiglio comunale dedicato rappresenta dunque un atto politico preciso, che mira a riportare la discussione nelle sedi istituzionali, sottraendola al chiacchiericcio social e alle ricostruzioni parziali, per restituirle la dignità di un confronto pubblico, trasparente e documentato. Nel frattempo, a Giugliano il clima resta teso, perché l’audio diffuso nelle scorse settimane ha lasciato strascichi profondi, alimentando sospetti, domande e prese di posizione contrapposte, mentre una parte della cittadinanza chiede risposte chiare e nette su come vengano gestiti i servizi sociali, su quali siano i criteri di affidamento, controllo e monitoraggio delle cooperative e su quale sia il ruolo effettivo dei rappresentanti politici in questi processi. Da cronista, è difficile non cogliere in questa vicenda un segnale più ampio e preoccupante: quando le Politiche sociali diventano oggetto di scandalo o di polemica, significa che qualcosa si è incrinato nel rapporto di fiducia tra istituzioni e comunità, e ricostruirlo richiede coraggio, trasparenza e assunzione di responsabilità. La politica locale, soprattutto in territori complessi come Giugliano, non può permettersi zone grigie, perché ogni ambiguità ricade sui più fragili e alimenta disillusione e rabbia sociale. Il Consiglio comunale richiesto da Michela Fato potrebbe rappresentare un’occasione preziosa per fare chiarezza, per ridefinire regole, per rafforzare i controlli e per riaffermare un principio semplice ma fondamentale: le Politiche sociali non sono un terreno di gestione discrezionale, ma un pilastro della civiltà amministrativa di una città. Resta ora da capire quale sarà la risposta dell’amministrazione D’Alterio e se la maggioranza sceglierà la strada del confronto aperto o quella della minimizzazione, consapevole che, in un momento storico segnato da fragilità crescenti e tensioni sociali diffuse, ogni silenzio rischia di pesare più di mille parole.









