giovedì, Maggio 21, 2026
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Giuseppe CONTE MOVIMENTO CINQUE STELLE. Mascherine, milioni e responsabilità politiche!

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C’è una domanda che ormai rimbalza nei bar, nelle case, negli uffici pubblici:
ma questa sinistra, quella che per anni ha fatto la morale a tutti, cosa ha davvero insegnato?
A difendere i cittadini o a gestire il potere come un fortino, tra opacità, affari e “non ricordo”? Il caso delle mascherine pagate 36 milioni di euro in piena emergenza Covid, con nuove carte che chiamano in causa l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non è solo una vicenda giudiziaria: è uno specchio politico e morale. Un conto sono le responsabilità penali, che spettano ai tribunali. Un altro conto, enorme, è la responsabilità politica verso un Paese spaventato, chiuso in casa, mentre qualcuno maneggiava contratti milionari.

L’emergenza non è un lasciapassare
Durante il Covid abbiamo accettato tutto: restrizioni, sacrifici, chiusure, paura.
Ci è stato detto: “È per il bene comune, fidatevi delle istituzioni”. E i cittadini, in larga parte, si sono fidati. Ma l’emergenza non può diventare un lasciapassare per appalti opachi, corsie preferenziali, intermediazioni discutibili. Quando emergono documenti, mail, contatti, pressioni, nomi che ruotano attorno a forniture da decine di milioni, la domanda è inevitabile: chi ha controllato? chi ha firmato? chi ha guadagnato? Non basta dire “era un momento difficile”. Proprio perché era un momento difficile, la politica doveva essere più limpida che mai.

La sinistra “etica” e la realtà dei fatti
Per anni una certa sinistra ha costruito la propria immagine su parole come:
legalità, trasparenza, onestà, rigore morale. Ha indicato gli altri come barbari, corrotti, inaffidabili. Ha occupato il terreno dell’etica pubblica come se fosse proprietà privata. Poi arrivano casi come quello delle mascherine, e il castello retorico crolla. Non serve nemmeno che ci sia una condanna definitiva: basta la sensazione di un sistema di potere che si auto-protegge, che tratta i soldi pubblici come se fossero una voce di bilancio interna al partito, non risorse dei cittadini. È qui che esplode la rabbia: non solo per i milioni spesi male, ma per la predica tradita.

I cittadini tra paura, sacrifici e conti da pagare
Mentre si firmavano contratti da 36 milioni, c’era chi:

  • chiudeva l’attività e non l’ha più riaperta
  • lavorava in ospedale senza protezioni adeguate
  • salutava i propri cari al telefono
  • aspettava ristori mai arrivati o arrivati tardi

A loro oggi chi risponde?
Chi spiega perché, mentre il Paese era in ginocchio, qualcuno si muoveva nel sottobosco delle forniture, delle intermediazioni, delle “urgenze” trasformate in affari? La politica non può cavarsela con un “non sapevo”, “non ricordo”, “non ero informato”. Se non sapevi, sei inadeguato. Se sapevi, sei responsabile.

Non è solo un caso: è un metodo
Il punto non è solo la singola fornitura di mascherine. Il punto è il metodo:

  • emergenza usata come scorciatoia
  • controlli allentati
  • decisioni concentrate in poche mani
  • responsabilità che si dissolvono tra task force, consulenti, strutture commissariali

È un modo di governare che allontana i cittadini, alimenta sfiducia, spinge verso l’astensione.
E quando a praticarlo è proprio chi si è presentato come “diverso dagli altri”, il danno è doppio: politico e culturale.

La domanda finale
La sinistra, quella che ha governato in quei mesi, che ha guidato il Paese durante il Covid, che oggi chiede ancora fiducia, cosa ha insegnato davvero? Ha insegnato che lo Stato è casa di tutti o che, nelle emergenze, diventa terreno di caccia per pochi? Ha insegnato che la trasparenza è un dovere o che basta una conferenza stampa ben fatta per coprire qualsiasi cosa? I cittadini non hanno bisogno di slogan, ma di risposte chiare, documenti pubblici, nomi e responsabilità. Perché i 36 milioni delle mascherine non sono “soldi dello Stato”: sono soldi nostri. E chi ha governato in nostro nome, oggi, deve avere il coraggio di guardare il Paese negli occhi e spiegare. Senza più scuse, senza più retorica, senza più lezioni di morale.

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