
Inviato PANDIANI Giuliana
Quando l’indagato o il condannato non rientra in quello che viene percepito come il “cerchio magico” progressista, la SINISTRA URLA LO SCANDALO!
L’eterno dibattito sulla giustizia in Italia si arricchisce di un nuovo, rovente capitolo, riaccendendo i riflettori su quello che da più parti viene definito il fenomeno dei “due pesi e due misure” nell’arena politica e giudiziaria. Al centro delle polemiche vi è la percezione, sempre più diffusa tra l’opinione pubblica e gli osservatori politici, di un trattamento asimmetrico riservato ai protagonisti delle vicende di cronaca giudiziaria a seconda della loro presunta appartenenza o vicinanza ideologica. Da un lato, il focus si concentra sulla gestione dei casi che coinvolgono soggetti considerati vicini agli ambienti o all’elettorato di sinistra. In queste circostanze, i critici evidenziano la tendenza a concedere attenuanti, benefici di legge e percorsi di reinserimento con una celerità che appare talvolta eccessiva. Si parla apertamente di “pene minime o pressoché assenti”, spesso accompagnate da una narrazione mediatica e politica volta a cercare giustificazioni sociologiche o ambientali al reato, quasi a voler edulcorare la responsabilità individuale in nome di un garantismo applicato a correnti alterne. Dall’altro lato della barricata, lo scenario muta radicalmente quando l’indagato o il condannato non rientra in quello che viene percepito come il “cerchio magico” progressista. In questi frangenti, la reazione politica e mediatica della sinistra si fa immediatamente monolitica e intransigente. Viene denunciata la tendenza a gridare allo scandalo per ogni minima infrazione, invocando il massimo rigore della legge e ignorando fattori umani cruciali, come l’età avanzata della persona coinvolta o le specifiche contingenze dei fatti. L’accusa mossa alle forze progressiste è quella di utilizzare il codice penale come un’arma politica per affossare gli avversari, abbandonando ogni forma di garantismo in favore di un giustizialismo militante. Questa polarizzazione non fa che minare la fiducia dei cittadini nella neutralità delle istituzioni e della magistratura. Quando la politica si appropria delle aule di tribunale per emettere verdetti morali preventivi, il rischio è che la legge smetta di essere uguale per tutti, trasformandosi in uno strumento di tutela per gli amici e di persecuzione per i nemici. Il dibattito resta aperto, ma la richiesta di una giustizia equa, che valuti i fatti con rigore scientifico e umanità al di là delle tessere di partito, diventa ogni giorno più pressante.









