GJERGJ KOLA E L’ARTE DEL FUTURO
La pittura, per il nostro nobile artista e amico Gjergj Kola, ha lo straordinario potere di trasformarsi in musica, poesia, respiro umano e divino. Un amore che unisce cielo e terra. L’arte sacra rappresentata sulle tele (vedi il ritratto di Madre Teresa di Calcutta o il Cristo morente e risorgente dalla Croce), sono invece l’emblema di carne e sangue, spirito e desiderio, luce e ombra, vita, morte e resurrezione.
E’ la sofferenza che guida i dogmi condotti e sorretti dalla forza e dalla verità della luce, di quell’autentico amore che pur tremando non vacilla, denominato coraggio, ansia e cammino tra sacro e profano. Persino il suo narrato espresso in forma di linea, come un verso lungo o ridotto, quel potere di sensi espresso con tocchi fermi e moderni si fa natura, ebbrezza, simbolo attraverso le sue pennellate che esplodono con la forza del sangue che governa le vene, in una fantasmagoria marina, cittadina, o campestre.
Il suo occhio si espande all’orizzonte della più irraggiungibile meta e la sua pupilla è un abile flash che cattura tutto ciò che ci circonda, come un rabdomante che cerca l’acqua nel deserto della vita, in tutto ciò che ci circonda e abita in noi e fuori di noi: la natura si mostra in tutta la sua bellezza, in quanto opera di Dio.
Gjergj Kola, con la sua magnifica arte di ampio respiro abbraccia l’universale immensità. Lui comprende e sa che la natura è ”Madre” che ha un’anima, un cuore pulsante, voce e respiro. Il suo polmone si espande attraverso le foglie, i fiori, i frutti, l’oscurità che attraversa le viscere e le ferite della corteccia degli alberi; il cibo, che le sue radici catturano nell’oscurità della terra con un dolore che pur esasperato non si lamenta, ma si fa luce e colore attraverso la metamorfosi clorofilliana, ci regala ossigeno, stormire di fronde, diventa casa degli uccelli che trovano asilo, cibo e respiro.
I suoi rami diventano la canzone della vita, raccontano la poesia della pioggia, la tristezza del vagabondo, le nuvole sono ombre appese ai rami e sembrano braccia che danzano nel vento, per trasformarsi poi in una tempesta di foglie. Ma la luce evapora, si confonde, le pennellate di Gjeorge diventano riflessi sanguigni e dorati che animano tutto ciò che lui tocca.
La natura si desta, il gelo più terrificante si fa primavera, luna che sorge dal monte o sole che sprofonda nel mare, lasciando il nostro destino appeso ad una stella o qualche speranza che ci sorride da una cornice dove spunta una mano che raccoglie la rosa del tempo, una bacca, il sorriso o il gioco di un bimbo.
Le opere grandiose e uniche di Gjergj Kola sono il simbolo della Pace, dell’Amicizia, della Solidarietà, della Modernità ed hanno un posto di grande rilievo nella Storia della Letteratura e dell’Arte.
Maria Teresa Liuzzo
Direttore della rivista internazionale di arte e cultura ”LE MUSE ”, giornalista, operatore culturale, aiuto regista, presidente dell’Associazione Lirico Drammatica P. Benintende, editore, traduttrice, critico letterario e d’arte, scrittore, poeta, filosofo e saggista
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Nella foto: GjergjKola



Nel ritratto: Maria Teresa Liuzzo









