Ieri sera, alle 19:00, l’Italia ha compiuto un balzo temporale che nemmeno i circuiti di GOLDRAKE avrebbero potuto replicare. Mentre sullo schermo di Rai 2 si stagliava l’ombra possente dell’UFO TOBOT – un’immagine che ho voluto fissare con le fotografie fatte dal mio televisore, a testimonianza di questo ritorno – l’orologio è tornato a segnare il 4 aprile 1978.
Quel giorno, “Atlas Ufo Robot” fece la sua prima, fragorosa comparsa su Rete 2 (l’attuale Rai 2).
E chi, se non la figura più amata e rassicurante della televisione, ci ha accompagnato in quell’avventura spaziale? A fare da ponte tra il vecchio palinsesto e la rivoluzione robotica fu lei, la bellissima Maria Giovanna Elmi, per tutti la “fatina“. La sua presentazione su Rai 2 diede un volto familiare e caloroso a un evento che sarebbe diventato epocale.
Proprio per il legame che unisce questi personaggi della nostra memoria, voglio qui salutarla con stima e amicizia, ricordando quella splendida serata, ospiti al Victory Morgana Bay di Sanremo di qualche anno fa, occasione in cui ci siamo scattati anche qualche selfie.
La sua presenza, ieri come oggi, ricorda quanto la TV fosse capace di creare momenti di vera comunità.
Il Trauma dell’Esilio: Duca Fleed, Guerriero Costretto
L’arrivo di Goldrake, però, fu tutt’altro che rassicurante. La vera forza emotiva di Ufo Robot non è nell’azione, ma nel suo dramma di fondo. Actarus è, essenzialmente, un profugo spaziale. La sua storia inizia con la distruzione totale del suo pianeta, Fleed, spazzato via dalla barbarie del Re Vega.
Arrivò sulla Terra non come un conquistatore, ma come un sopravvissuto, portando con sé l’arma di distruzione (Goldrake) e il “trauma dell’esilio“, cercando solo un luogo sicuro. La parte più tragica della sua condizione è proprio questa: Actarus non ha mai smesso di essere un soldato. Appena giunto sul nostro pianeta per trovare la pace, si ritrova immediatamente costretto a imbracciare nuovamente la sua arma, Goldrake, per difendere la sua nuova, fragile casa dall’arrivo dei suoi stessi distruttori.

Oggi, quell’eco di distruzione e rifugio risuona drammaticamente con le cronache dei giorni nostri. Actarus che atterra sulla Terra in cerca di pace, dopo che il suo mondo è diventato macerie, non può non riportare il pensiero a luoghi come Gaza, dove la terra, la casa e la quotidianità di un popolo sono state cancellate dalla violenza del conflitto.
Goldrake è, in questa chiave di lettura, un monito costante sul costo inaccettabile della guerra e sulla dignità inalienabile di chi è costretto a ricostruire la propria esistenza altrove.

Per noi bambini del ‘78, era la nostra epopea moderna, la nostra Iliade robotica, ma la sua lezione sulla fragilità della pace è, quasi cinquant’anni dopo, più che mai attuale.
La Colonna Sonora: Il Genio del Maestro Vince Tempera
GOLDRAKE non avrebbe conquistato l’Italia con la sola forza dei suoi pugni atomici. Il vero missile lanciato nel 1978 fu la sua colonna sonora, un fenomeno discografico che, come il cartone, superò ogni aspettativa.
La sigla “Ufo Robot”, incisa dal misterioso gruppo Actarus (in realtà un supergruppo di musicisti straordinari), non era la solita canzoncina: era un pezzo Disco-Funk rock all’avanguardia.
Dietro quel sound innovativo e potente c’era il genio di Vince Tempera (musiche) con Luigi Albertelli e Tavolazzi. Tempera, che saluto in amicizia e grande stima, uomo di immensa cultura musicale e storico collaboratore di artisti come Guccini, plasmò una melodia che voleva essere “moderna, più attuale, una cosa da adulti“.
L’Amico Vince Tempera, Tra Goldrake e Sanremo
È qui che l’anniversario si fonde con la storia personale. L’occasione di celebrarlo oggi, ancora una volta, qui sul giornale ArtesTv, (vedi articoli precedenti) mi riporta agli anni in cui ho avuto il privilegio di intervistare diverse volte l’amico Maestro Vince Tempera, spesso proprio a Sanremo, il tempio della musica italiana.
Lui, uomo schivo ma appassionato, porta con sé l’eredità di aver creato una delle colonne sonore più riconoscibili d’Italia. Tempera, l’artista delle SIGLE RAI E TV, non ha solo firmato una sigla: ha legittimato un nuovo genere musicale in Italia, dimostrando che la musica pop potesse essere di altissima qualità. Ricordo i suoi aneddoti su come, allora, si puntasse a fare una canzone vera che potesse reggere il confronto con il resto della discografia. Un approccio che ha reso eterno quel “Si trasforma in un razzo missile” che tutti abbiamo cantato.
Nota Critica sulla Versione Restaurata di Rai 2
Certo, la visione di ieri sera non è stata esente da una piccola, amara nota. Pur apprezzando lo sforzo di Rai 2 nel riproporre la serie restaurata, va sottolineato un piccolo difetto che non è sfuggito all’occhio più attento: la nuova versione in alta definizione ha mostrato in modo impietoso le imperfezioni e le sbavature dell’animazione originale. Quella che in TV eravamo abituati a vedere come una solida linea di contorno e un colore uniforme, a causa delle vecchie risoluzioni, ora si rivela a tratti incerta, tradendo l’età del materiale e l’artigianalità del processo produttivo. Un dettaglio tecnico che, pur non intaccando la potenza narrativa, ci ricorda quanto fosse pionieristico il lavoro di Go Nagai, realizzato ben prima dell’era digitale.
La Fantasia Che Resiste al Tempo
Il fatto che Rai 2 abbia riproposto Goldrake oggi, quasi 50 anni dopo, è la conferma che le grandi storie, sostenute da grande arte e grande musica, non invecchiano.
Guardare il GOLDRAKE trasmesso ieri sera non è solo un atto di nostalgia per la generazione del ‘78; è la prova tangibile che la potenza di un’epopea spaziale non risiede nella risoluzione in 4K, ma nella sua capacità di evocare emozioni primarie: la paura dell’invasore, il coraggio della lotta, e la speranza nel futuro.
GOLDRAKE non è tornato solo per i “bambini di 50 anni fa”, ma per insegnare ai bambini di oggi che l’eroismo è fatto di solitudine e dovere. Un messaggio di resilienza che risuona forte, mezzo secolo dopo il suo primo Vola, Vola, Robot!










