venerdì, Febbraio 13, 2026
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Groenlandia, il pezzo di mondo che gli USA vogliono a ogni costo

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L’America, nelle ultime ore, si muove come un animale enorme che ha fiutato qualcosa nell’aria. Non corre, non attacca, ma avanza. E quando gli Stati Uniti avanzano, il mondo intero trattiene il fiato. La Groenlandia è tornata al centro della loro ossessione geopolitica, e non è un capriccio: è una partita sporca, glaciale, fatta di basi militari, rotte artiche, terre rare e un’idea molto semplice che Trump ripete come un mantra: se non la prendiamo noi, la prenderanno Russia o Cina. Lo ha detto senza girarci intorno, davanti ai suoi uomini e ai dirigenti del settore petrolifero, come riportato da Euronews. È la sua logica brutale, quasi primitiva: il mondo è un tavolo da gioco, e chi non occupa una casella la perde.

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La Groenlandia non è un pezzo di ghiaccio sperduto. È un nodo strategico, un punto di controllo sul futuro. Lo sanno tutti: gli Stati Uniti, la Danimarca, la NATO, l’Europa, perfino i podcaster americani che giocano a fare geopolitica su X. Una di loro, Katie Miller, ha postato una mappa dell’isola coperta dalla bandiera americana con la scritta “Presto”, scatenando la risposta furiosa dell’ambasciatore danese negli USA, che ha ricordato che l’integrità territoriale del Regno di Danimarca non è in vendita né negoziabile. Lo riporta Sky TG24. È stato un botta e risposta grottesco, ma rivelatore: la tensione è talmente alta che basta un meme per far tremare un’alleanza.

La Danimarca, intanto, ha capito che non può più permettersi di essere gentile. Ha annunciato che rafforzerà la presenza militare in Groenlandia, con più esercitazioni NATO e più truppe, come confermato da Affaritaliani e dal Guardian citato nell’articolo. È una risposta diretta alle pressioni americane, che non si limitano più a sussurrare offerte d’acquisto come nel 2019: ora parlano apertamente di opzioni militari, di annessione, di “soluzioni difficili”. La premier danese Mette Frederiksen ha detto chiaramente che un attacco americano alla Groenlandia sarebbe “la fine della NATO”, parole riportate da Euronews. Quando un alleato arriva a dire una cosa del genere, significa che la fiducia è già incrinata.

E poi c’è la voce più importante: quella della Groenlandia stessa. Il primo ministro Jens‑Frederik Nielsen e la ministra degli Esteri Vivian Motzfeldt hanno ribadito che l’isola non è in vendita, non è negoziabile, non è un trofeo. “Entriamo nella stanza insieme, ne usciamo insieme”, hanno detto prima del vertice alla Casa Bianca, come riportato da Affaritaliani. È un modo elegante per dire: non ci dividerete. Ma gli Stati Uniti non sembrano intenzionati a mollare la presa. Secondo Il Giornale, citando analisi dell’Economist, Washington sta lavorando a un “Trattato di Libera Associazione” da proporre direttamente a Nuuk, bypassando Copenaghen. È la stessa formula che gli USA usano con Micronesia, Palau e Isole Marshall: autonomia interna, ma difesa e politica estera sotto controllo americano. Un protettorato mascherato da partnership.

La Danimarca lo sa. L’Europa lo sa. E infatti Francia, Germania e Regno Unito hanno già iniziato a inviare militari sull’isola per “proteggerla”, come riportato da Fanpage. È un gesto simbolico, certo, ma anche un messaggio: non siete soli. L’Unione Europea, per una volta, ha parlato con una voce unica, avvertendo che qualsiasi azione militare americana contro un territorio danese sarebbe “inaccettabile” e metterebbe a rischio l’intera architettura della NATO. Lo conferma anche Il Sole 24 Ore, che racconta un’Europa allarmata, consapevole che l’Artico è diventato il nuovo fronte della competizione globale.

E mentre i governi litigano, la Russia osserva. Silenziosa, ma non immobile. L’ambasciata russa ha parlato di “militarizzazione accelerata dell’Artico”, come riportato da Sky TG24. Mosca teme che gli Stati Uniti trasformino la Groenlandia in una piattaforma avanzata per la US Space Force, che già opera dalla base di Pituffik (ex Thule), dove radar di lunghissimo raggio monitorano missili e satelliti. È un punto di controllo sul cielo del mondo. E nessuno vuole che finisca nelle mani sbagliate — o in quelle giuste, a seconda di chi parla.

La Cina, dal canto suo, non fa rumore ma si muove. Secondo analisi citate da Fanpage e da esperti ISPI, Pechino vede la Groenlandia come una porta d’accesso alle nuove rotte artiche e alle terre rare, fondamentali per la tecnologia del futuro. È un gioco a tre, e l’isola è il premio.

In mezzo a tutto questo, l’Italia osserva. Non è protagonista, ma non può permettersi di essere spettatrice. Il ministro degli Esteri Tajani ha dichiarato che l’Italia non invierà truppe, ma presenterà un piano per l’Artico nei prossimi giorni, come riportato da ItaliaOggi. È un modo per dire: non contiamo molto, ma non vogliamo sparire dalla mappa.

La verità è che la Groenlandia è diventata il termometro del mondo. Se sale la febbre lì, significa che il pianeta sta entrando in una nuova fase di competizione brutale. Gli Stati Uniti lo sanno. La Danimarca lo sa. L’Europa lo sa. E la Groenlandia, con i suoi ghiacci che si sciolgono e le sue risorse che emergono, è il campo di battaglia perfetto: lontano, freddo, ricco, strategico. Un luogo dove il futuro si sta già decidendo, mentre il resto del mondo guarda altrove.

E noi siamo qui, a raccontarlo, mentre i giganti si preparano a muovere il prossimo pezzo sulla scacchiera.

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