di Andrea Paolo
L’escalation militare in Medio Oriente, con l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e la successiva risposta di Teheran, sta avendo un impatto immediato sui mercati energetici. Petrolio e gas hanno registrato rialzi improvvisi, con ripercussioni già visibili sui prezzi dei carburanti e timori concreti per le prossime bollette.
Gas in impennata, petrolio verso quota 100 dollari
Il mercato più colpito è stato quello del gas naturale. Sulla piazza Ttf di Amsterdam il prezzo ha chiuso con un balzo vicino al 40%, toccando i livelli più alti dall’ottobre 2022. In apertura di seduta successiva i future hanno segnato un ulteriore rialzo, superando la soglia dei 50 euro al megawattora.
Anche il petrolio ha reagito con forza: il Brent europeo si è avvicinato agli 80 dollari al barile, mentre il Wti americano ha oscillato tra i 70 e i 75 dollari. Gli analisti avvertono che, qualora la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi, il greggio potrebbe spingersi fino a 100 dollari al barile.
Dallo stretto transita circa il 20% del petrolio mondiale e oltre il 30% del gas naturale liquefatto: anche una riduzione parziale dei flussi è sufficiente a generare forti tensioni sui prezzi.
Stop del Qatar e timori sul Gnl
A rafforzare la pressione sui mercati è intervenuta anche la comunicazione di QatarEnergy, che ha annunciato la sospensione della produzione di gas naturale liquefatto dopo attacchi contro impianti nelle aree industriali di Ras Laffan e Mesaieed. Si tratta di uno dei principali hub mondiali del Gnl.
La combinazione tra instabilità geopolitica e possibili interruzioni delle forniture ha accentuato la volatilità, con il metano europeo che ha registrato oscillazioni giornaliere superiori al 40%.
Benzina e diesel in aumento: “È solo l’inizio”
Gli effetti si stanno già trasferendo alla pompa. I prezzi dei carburanti hanno iniziato a salire, con il diesel che ha raggiunto i livelli più alti dell’ultimo anno. Le quotazioni medie hanno toccato circa 1,67 euro al litro per la benzina e 1,73 euro per il diesel (self service), ma secondo gli operatori i rincari non hanno ancora incorporato del tutto l’ultimo balzo del greggio.
Le associazioni dei consumatori parlano di aumenti sproporzionati e denunciano possibili fenomeni speculativi. Secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il diesel dovrebbe costare quasi 10 centesimi in meno rispetto ai livelli attuali. Il sovrapprezzo si tradurrebbe in un aggravio diretto di oltre 90 euro annui per un automobilista medio, a cui si sommano gli aumenti indiretti sui beni di consumo trasportati su gomma.
Borse in rosso e 300 miliardi bruciati in Europa
La tensione energetica si è riflessa anche sui mercati finanziari. Le Borse europee hanno chiuso in netto calo, con perdite superiori al 2% per Francoforte e Madrid e flessioni rilevanti anche per Parigi e Milano. Complessivamente, l’indice Stoxx 600 ha registrato una contrazione di circa 314 miliardi di euro di capitalizzazione.
In controtendenza i titoli legati a energia e difesa, mentre hanno sofferto in particolare automotive e settore bancario. L’euro si è indebolito contro il dollaro e si sono registrate tensioni moderate sui titoli di Stato.
Decreto energia a rischio inefficacia
Il governo ha recentemente varato un decreto Energia, ma l’impatto delle nuove tensioni rischia di neutralizzarne gli effetti. Le imprese chiedono interventi urgenti per tutelare la competitività e contenere la volatilità.
La Commissione europea, dal canto suo, ha escluso al momento problemi immediati per la sicurezza energetica dell’Unione, ricordando che le scorte di gas sono in linea con i piani stagionali. Tuttavia, la situazione resta legata all’evoluzione del conflitto e alla durata delle restrizioni sul traffico marittimo nel Golfo Persico.
In uno scenario di instabilità prolungata, famiglie e imprese potrebbero trovarsi di fronte a una nuova stangata energetica, con ripercussioni su trasporti, inflazione e crescita economica.









