A Napoli ci sono 3 cose sicure nella vita: il caffè, il traffico, e lui.
Appena il semaforo diventa rosso, zac, si materializza:
Il venditore di calzini.
Non importa se sei in macchina con i finestrini chiusi e il gelo polare, non importa se stai bevendo uno spritz e fai finta di leggere il menu, non importa se stai scappando da qualcosa, lui ti ha già visto, radar napoletano: precisione millimetrica.
Per i turisti è un’attrazione inclusa nel biglietto, gratis.
Sguardo serio, pacco di calzini in mano, e quella frase che ti entra in testa: “Tre paia due euro, capo”. Torni a casa e ai tuoi racconti “ho visto il Vesuvio” aggiungi “e ho comprato calzini a un semaforo”.
Per i napoletani è una prova di resistenza mentale.
Hai 48 paia nel cassetto, li hai appena lavati, giuri che non comprerai più.
Eppure ti senti in colpa. “Vabbè ma 2 euro… e se mi servono a Ferragosto quelli di spugna?”
li compri e li metti nel cassetto con gli altri 49.
Le tecniche di vendita che Harvard si sogna
Lo sguardo: “Capo, mi dai na mano?”. Ti fissa come se foste cugini.
Tre paia a due euro. Anche se fuori ci sono 40 gradi.
Gli dici “no grazie” 7 volte, lui ti fa un sorriso e passa all’auto dopo, zero drammi.
Croce e delizia del traffico napoletano. Li odi quando hai fretta. Li ami quando piove e ti ritrovi con 10 paia nuovi in casa che non sapevi di avere.
Alla fine è una tradizione. Come la pizza fritta e i clacson.
Dai la verità: apri il cassetto ora. Quanti calzini da semaforo ci sono?
Antonietta Cacace










