”I FANTASMI DELLA STORIA” DI MARIA TERESA LIUZZO
A CURA DI RASIM MASLIC
L’articolo “I fantasmi della storia” di Maria Teresa Liuzzo è un’opera intensa, lirica, fortemente evocativa, che sfida le convenzioni del linguaggio giornalistico per abbracciare la forma di un poema in prosa, dove ogni parola è carica di simboli, emozioni e riferimenti etico-spirituali.
Opinione critica
- Stile e linguaggio
Il linguaggio è ricercato, a tratti barocco, fortemente metaforico e visionario. Le frasi scorrono come ondate emotive, spesso senza una punteggiatura netta che le separi, generando un effetto quasi ipnotico. Questo stile può risultare affascinante per chi è abituato alla scrittura densa di significato, ma anche faticoso e non immediato per lettori che cercano un discorso lineare o informativo.
- Temi principali
Il testo riflette su numerosi temi universali e profondi:
Il potere della parola come salvezza, cura, arte, ma anche come mezzo di verità o inganno.
Il dolore e la resilienza, vissuti come condizioni esistenziali che possono trasformarsi in bellezza e forza interiore.
La storia collettiva e personale, come luogo di ferite, oblio, menzogne e responsabilità etica.
La crisi dei valori nell’epoca contemporanea: l’abuso dei social, l’apparenza, la perdita della spiritualità, la superficialità culturale.
La funzione della scrittura e dell’arte: elevazione, memoria, testimonianza, ricostruzione dell’anima e del mondo.
- Contenuto e visione
Liuzzo propone una visione spirituale, quasi mistica dell’essere umano e del suo rapporto con la parola e la storia. Il suo tono è spesso profetico, indignato, poetico e accorato. La scrittura diventa una forma di resistenza alla disumanizzazione, un modo per “non essere inghiottiti dal nulla”.
Tuttavia, in alcuni passaggi, il testo rischia l’eccesso: l’accumulo di immagini e concetti può rendere difficile seguire un filo conduttore preciso. Si avverte un senso di urgenza emotiva, ma anche un bisogno di maggior chiarezza strutturale.
- Conclusione
“I fantasmi della storia” non è un articolo in senso classico, ma un grido poetico e spirituale, un manifesto contro il nichilismo contemporaneo, in difesa della memoria, della bellezza, dell’amore e della verità. È un testo che non si legge ma si attraversa, come un paesaggio interiore.
Per chi cerca una scrittura che sfidi i confini della forma e del pensiero comune, questa è una voce da ascoltare. Per altri, potrebbe apparire eccessiva o criptica. In ogni caso, è un’opera che non lascia indifferenti.
Rasim Maslic










