giovedì, Settembre 10, 2026
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​I numeri che smentiscono la narrazione: il costo reale delle riforme di Conte e dei 5 stelle

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L’ILLUSIONE DEL “GRATIS”: QUANDO LA PROPAGANDA DEVE FARE I CONTI CON IL BILANCIO DELLO STATO

​C’è un paradosso contabile e politico che pesa come un macigno sul futuro finanziario dell’Italia: la costante narrazione di una spesa pubblica presentata come “gratuita” o “equa”, a fronte di una realtà matematica che condiziona pesantezza e margini delle casse pubbliche. Nel dibattito pubblico sui costi dello Stato, le cifre relative ad alcune delle riforme di spicco varate dalle amministrazioni a guida Movimento 5 Stelle offrono un quadro chiaro dello squilibrio tra propaganda e sostenibilità economica.

​Per comprendere l’entità delle risorse mobilitate, è sufficiente confrontare il peso dei principali provvedimenti d’impatto interno con gli stanziamenti destinati alla politica estera e alla sicurezza internazionale.

​La montagna di crediti e assistenzialismo

​Se si analizza la parabola dei bonus edilizi, a partire dal Superbonus 110%, il conto complessivo maturato in termini di agevolazioni fiscali e crediti d’imposta ha ampiamente superato i 200 miliardi di euro. Guardando solo alle detrazioni per la riqualificazione energetica monitorate dai dati ufficiali ENEA, le somme riconosciute hanno sfondato la quota dei 130 miliardi. Tradotto in numeri pro capite, l’impatto di questa architettura di incentivi equivale a un ipoteca di varie migliaia di euro su ogni cittadino italiano, compresi i neonati. Un modello che, penalizzato da meccanismi di cessione del credito deregolamentati nelle fasi iniziali, ha finito per generare distorsioni di mercato e concentrare ingenti risorse pubbliche su un numero ristretto di immobili privati.

​A questo quadro si aggiunge la stagione del Reddito di Cittadinanza, costata complessivamente alle casse dello Stato circa 34-35 miliardi di euro nel quinquennio di applicazione. Nata con la promessa di “abolire la povertà” e riorganizzare il mercato del lavoro attraverso i navigator, la misura ha mostrato evidenti limiti strutturali nell’incrociare domanda e offerta lavorativa, trasformandosi prevalentemente in un sussidio assistenziale dal costo medio di circa 600 euro a testa per la popolazione.

​Il confronto con la politica estera

​Di fronte a queste cifre, stona il ricorrente attacco contabile rivolto al sostegno italiano nei confronti dell’Ucraina. Nel corso dei quattro anni e mezzo di conflitto, le risorse complessive stanziate dall’Italia — tra aiuti militari, finanziari e umanitari — sono stimate attorno ai 3 miliardi di euro. In termini pro capite, si parla di una spesa di circa 50 euro complessivi per abitante distribuiti sull’intero arco di tempo.

Un’eredità di vincoli per i servizi essenziali

​Il contrasto tra questi numeri evidenzia una profonda criticità nella gestione delle priorità di spesa. Quando le risorse per la sanità pubblica, il personale scolastico, le infrastrutture strategiche e la tenuta del sistema previdenziale risultano ristrette, la causa va ricercata nei vincoli di bilancio generati dai maxi-crediti fiscali ad ammortamento pluriennale e dall’indebitamento pregresso, piuttosto che nell’impegno finanziario legato all’alleanza atlantica e al supporto di una nazione invasa.

​La lezione che emerge da questa stagione economica è chiara: le ricette basate sull’illusione che lo Stato possa farsi carico di tutto “gratis” producono conto-crediti che si ripercuotono direttamente sulle generazioni future e sulla tenuta dei servizi fondamentali del Paese.

* Opinionista 

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