
Oggi inizia il mese di giugno che, per tradizione consolidata, è considerata la testa del periodo di vacanze anche per chi sceglie di trascorrerlo in Italia. L’affermazione è valida anche per gli altri paesi dell’Europa mediterranea e, con poca enfasi, fa riferimento anche al resto del Vecchio Continenente. Solo per fare un esercizio di memoria, vale la pena ricordare che, già dal ‘700, per le classi più agiate era consuetudine nella Mittel Europa fare almeno un viaggio in Italia, il cosiddetto Gran Tour. Il tempo più adatto per iniziare a compierlo, di solito coincideva proprio con giugno. Lo scrittore tedesco Goethe, al suo ritorno da quell’adempimento che non poteva mancare a una persona della sua levatura, scrisse un romanzo intitolato appunto Viaggio in Italia. In questo secolo, prima della pandemia e delle guerre, partendo dall’ Italia e dall’ Europa in genere, si potevano trascorrere periodi di vacanza più o meno lunghi quasi in ogni parte del mondo. Ora che la libertà di muoversi è condizionata come poche altre volte nella storia dalle guerre, diventa quasi d’obbligo concentrare gli sforzi, primo fra tutti quello finanziario, che sta diventando sempre più vicino alla portata delle Fatiche di Ercole. È necessario sottolineare che, da sempre, il Giardino d’ Europa, come fu definita l’Italia già da Dante e successivamente da Stendhall e altri, con riferimento alla bellezza dei luoghi, dall’inizio degli anni ’50 è stata meta non esclusiva di un turismo solo elitario. È accaduto così che, intorno agli appeals citati, si sia sviluppata una robusta nonché redditizia attivitá di accoglienza, anche a prezzi accessibili alla borghesia impegnata a risollevarsi. Qualche tempo dopo toccò alla classe operaia compiere lo stesso tragitto. La positività dell’attività di ricezione e quanto ruota intorno a essa, è dimostrata da come, fino a alcuni anni fa, essa sia stata in costante crescita. Tanto vale sia per il patrimonio costituito dalle singole strutture del settore, sia per la loro redditività in salita, anno dopo anno. Allo stato le ipotesi per quanto si verificherà nella stagione appena iniziata sono in generale positive. Persiste sempre il condizionamento della redditivita, conseguenza della crisi economica, precedente quella energetica, conseguenza diretta della guerra combattuta in Iran, e degli annessi e conness. Uno per tutti è la chiusura dello stretto di Hormutz. Nonostante tutto, uno stuolo pro tempore di invasori pacifici è alle porte – di fantasia – della Penisola, isole comprese. Non toccherà a loro risanere le casse dello stato, ma un buon contributo alla causa lo daranno, semprechè i giochi della guerra saranno tenuti in stand by. Salva la portata dell’ espressione popolare: “la guerra è (sempre) guerra”









