
Il leggendario Cirque Calder compie un secolo di vita e il prestigioso museo Dib Bangkok, in Thailandia, ha deciso di celebrarlo con la straordinaria mostra collettiva Giving Life. Questo imperdibile evento espositivo, che aprirà le porte il 26 settembre 2026 e rimarrà accessibile al pubblico fino al 3 maggio 2027, unisce l’eredità senza tempo di Alexander Calder alle visioni di oltre trenta artisti contemporanei.Al centro della rassegna – ospitata nel modernissimo edificio museale asiatico firmato dallo studio WHY Architecture – c’è il capolavoro cinetico dell’artista statunitense, punto di partenza per una riflessione transgenerazionale su come la materia apparentemente inanimata possa letteralmente prendere vita.Ideato e modellato a Parigi tra il 1926 e il 1931, il Cirque Calder non è una semplice scultura, ma una vera e propria performance in miniatura. Utilizzando materiali poveri e di recupero – come fil di ferro, pezzi di stoffa, tappi di sughero, spago e legno – Alexander Calder diede forma a un intero tendone popolato da acrobati, domatori e animali esotici.Non si trattava di statuine statiche. Calder stesso metteva in scena dei veri e propri spettacoli itineranti, azionando i personaggi manualmente, fischiando e coreografando i numeri davanti a un pubblico estasiato di cui facevano parte giganti dell’avanguardia parigina come Hans Arp, Joan Miró e Piet Mondrian. Quel piccolo grande circo conteneva già i principi che avrebbero reso celebre l’artista: il movimento, l’equilibrio e l’interazione con lo spazio, elementi fondamentali che lo avrebbero guidato verso l’invenzione dei suoi iconici mobiles.La scelta di Bangkok per spegnere le cento candeline di quest’opera monumentale non è casuale. Esiste infatti un filo rosso storico che unisce il maestro americano al Sud-Est asiatico: nel gennaio del 1975, le opere di Calder e lo spirito del suo circo arrivarono qui per la prima volta in assoluto, esposti presso il Bhirasri Institute of Modern Art.Quel momento coincise con un’ondata di profonda rinascita culturale e artistica per il Paese, un’epoca in cui molti creativi thailandesi tornavano in patria dopo la fine dei conflitti nella regione. A distanza di oltre cinquant’anni da quello storico debutto, il lavoro di Calder torna a illuminare la capitale thailandese.Curata da Ariana Chaivaranon, l’esposizione supera il concetto della classica retrospettiva lineare per farsi dialogo aperto. La mostra raccoglie oltre 160 opere realizzate da 33 artisti locali e internazionali, accostando la scultura cinetica di Calder a installazioni d’avanguardia che sfidano la percezione dei visitatori.
I dettagli salienti della mostra:
- il concept: Il titolo “Giving Life” (in lingua thailandese ชีวิต ชีวา – chiwit chiwa) esplora la vitalità dell’arte. Ci si interroga su come l’essere umano infonda un’anima agli oggetti e su come, a sua volta, l’arte dia colore alla nostra quotidianità.
- il percorso espositivo: accanto ai capolavori cardine e all’iconico linguaggio visivo di Calder (come il celebre pezzo Untitled del 1963), trovano spazio i lavori di nomi noti della scena contemporanea come Anselm Kiefer, James Turrell, Maurizio Cattelan, Rachel Youn e Pinaree Sanpitak.
- l’archivio storico: per gli appassionati di storia dell’arte, la mostra riserva una preziosa sezione archivistica con materiali inediti, fotografie d’epoca e documenti che testimoniano l’impatto di Calder sul panorama creativo globale.
La mostra rappresenta un’occasione unica per riscoprire il genio che ha staccato la scultura dal suo piedistallo statico, regalando ai visitatori un’esperienza dinamica in cui le opere d’arte fluttuano, rispondono alle correnti d’aria e mutano a seconda della presenza umana nella sala.









