
Un dramma silenzioso si consuma tra i tornanti autostradali, paralizzando il cuore della Liguria e troncando una vita a un passo dal traguardo personale.
Genova – Esiste una solitudine siderale nel mestiere di chi abita la strada, un microcosmo fatto di asfalto, fari che fendono il buio e scadenze da rispettare. Questo microcosmo si è frantumato nel tardo pomeriggio di ieri lungo le curve tormentate dell’autostrada A7 Serravalle-Genova, in quel nastro tortuoso che congiunge l’entroterra scosceso di Busalla alla piana industriale di Bolzaneto. All’altezza del chilometro 122, dove la carreggiata si piega assecondando i capricci morfologici dell’Appennino Ligure, un autoarticolato ha perso il proprio baricentro, coricandosi rovinosamente su un fianco. Sotto le lamiere contorte della cabina di guida, si è spenta la vulnerabile esistenza del conducente, un cittadino di origini brasiliane di quarantanove anni. Una fine resa ancor più straziante da un dettaglio temporale crudele: il destino lo attendeva al varco proprio alla vigilia del suo cinquantesimo compleanno. L’allarme è scattato poco prima delle ore diciassette, destando una macchina dei soccorsi immediata ma purtroppo vana nella sua disperata tempestività. Quando l’equipe medica della Croce Verde di Busalla, supportata dall’automedica Golf 4, ha raggiunto lo scenario del sinistro, la gravità della situazione è apparsa cristallina. Nonostante l’attivazione tempestiva dell’elisoccorso Drago, decollato per abbreviare i tempi di un eventuale trasferimento ospedaliero d’urgenza, l’impatto violento non ha lasciato margini di sopravvivenza all’uomo. La cabina del mezzo pesante, trasformatasi in una morsa inestricabile, custodiva ormai soltanto il corpo esanime di chi, fino a pochi istanti prima, accarezzava il volante sognando il ritorno a casa o una sosta rigenerante. La dinamica dell’evento è al vaglio della Polizia Stradale, sebbene gli accertamenti preliminari escludano il coinvolgimento di terzi veicoli: una traiettoria fatale in curva, forse propiziata da un malore improvviso, da un cedimento meccanico o da una sfortuna cieca. Mentre l’aspetto umano si colorava di tinte funeree, il territorio circostante ha subito le immediate ripercussioni logistiche dell’evento. Il tratto autostradale compreso tra i caselli di Busalla e Genova Bolzaneto, in direzione della costa, è stato sigillato dalle autorità per consentire i complessi rilievi idonei e le delicate operazioni di rimozione del colosso stradale. Di riflesso, la viabilità ordinaria della Valle Scrivia si è saturata in tempi rapidissimi, accogliendo il flusso veicolare rigettato dall’arteria principale. Chilometri di code interminabili si sono formati sia all’interno della tratta interdetta sia nei segmenti antecedenti, bloccando centinaia di automobilisti sotto la calura pomeridiana. In questo frangente di forzata immobilità, il personale di Autostrade ha provveduto alla distribuzione capillare di generi di conforto e bottiglie d’acqua per lenire il disagio dei viaggiatori intrappolati in quell’imbuto di lamiera. La paralisi della A7 si è protratta per ben quattordici ore, testimoniando l’eccezionalità delle manovre di bonifica del manto stradale, compromesso dai detriti e dai liquidi fuoriusciti dal veicolo. Soltanto alle prime luci dell’alba odierna, intorno alle ore 5:10, le squadre d’intervento hanno completato il ripristino delle condizioni di sicurezza minimali, permettendo la parziale riapertura del tracciato su una singola corsia di marcia. La cicatrice sull’asfalto dei Giovi rimarrà visibile ancora per qualche tempo, ma l’impronta più profonda resta quella lasciata da una vita spezzata nell’adempimento del proprio dovere quotidiano. Oltre i numeri della statistica e i meri disagi del traffico pendolare, permane il vuoto incolmabile di un compleanno mai festeggiato e di un viaggio che non vedrà mai la sua naturale destinazione.









