Si è conclusa nel modo più drammatico la fuga del detenuto napoletano evaso nei giorni scorsi: si è lanciato nel vuoto dalla terrazza del Duomo di Milano, sotto gli occhi increduli di turisti e passanti. L’uomo, un trentacinquenne originario dell’area nord di Napoli, era riuscito a far perdere le sue tracce durante un permesso premio, approfittando di una temporanea libertà concessa per motivi familiari. Da allora era ricercato in tutta Italia. Nessuno si aspettava che la sua corsa finisse tra le guglie della cattedrale gotica più celebre del Paese.
Secondo una prima ricostruzione, il fuggitivo è salito sulla terrazza del Duomo approfittando del flusso turistico. Una volta in cima, ha scavalcato una balaustra e si è lasciato cadere nel vuoto senza dire una parola. Immediato l’intervento dei soccorsi, ma l’impatto è stato fatale. La Polizia sta ora cercando di ricostruire le ultime ore di vita dell’uomo e capire come abbia potuto raggiungere indisturbato il centro di Milano nonostante l’allerta diffusa a tutte le forze dell’ordine.
Il detenuto stava scontando una pena per reati legati alla criminalità organizzata e aveva beneficiato di una misura alternativa prevista dall’ordinamento penitenziario. Una scelta che ora solleva interrogativi sulle modalità di concessione dei permessi e sull’efficacia del sistema di controllo.
Sui social si è scatenata una valanga di commenti, tra chi accusa lo Stato di leggerezza e chi invece invita a riflettere sul dolore e la solitudine che possono spingere un uomo a scegliere la morte. Quel che è certo è che dietro la cronaca di un’evasione c’era un grido che nessuno ha ascoltato.
La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità e capire se vi siano state falle nel sistema di sorveglianza. Ma per il detenuto napoletano, la fuga si è trasformata in un volo tragico che ha scosso il cuore della città e acceso una luce cruda sul confine fragile tra giustizia e disperazione.









