giovedì, Maggio 21, 2026
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Il diabete, il nemico invisibile: una persona su due non sa di averlo.

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Un uomo di cinquant’anni, manager in carriera, scopre di avere il diabete solo dopo un infarto. Una donna di 40 anni si accorge della malattia quando perde improvvisamente la vista da un occhio. Storie diverse, ma con un comune denominatore: il diabete non dà segnali chiari finché non è troppo tardi. Secondo l’International Diabetes Federation, nel mondo oltre 240 milioni di persone convivono con il diabete senza saperlo: praticamente una persona su due. È come se metà degli abitanti di un continente vivesse con una bomba a orologeria silenziosa, pronta a esplodere. Una pandemia che non fa rumore. Non si parla di epidemie improvvise, ma di una crescita lenta e costante. In Italia i casi diagnosticati sono oltre 3,5 milioni, ma si stima che almeno un milione di persone non sappia di avere la malattia. Perché così tante diagnosi mancate?
«Il diabete di tipo 2 è subdolo: nelle prime fasi non dà sintomi specifici», spiega il professor Marco Rossi, diabetologo. «Le persone si accorgono di stare male solo quando compaiono complicanze gravi: problemi cardiovascolari, renali, oculari o neurologici». Cibi industriali, sedentarietà, stress cronico: il nostro modo di vivere alimenta la diffusione della malattia. Non è un caso che l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia parlato di “tsunami silenzioso” riferendosi al diabete. «Abbiamo costruito città e abitudini che favoriscono la malattia: ascensori al posto delle scale, fast food a ogni angolo, giornate passate davanti a uno schermo», sottolinea la dottoressa Lucia Bianchi, nutrizionista. Eppure, basterebbero controlli semplici e poco invasivi  un’analisi del sangue, un test della glicemia  per scoprire il diabete in fase precoce. Il problema è che mancano campagne di screening diffuse e continuative. «Oggi ci si accorge del diabete quando ha già causato danni», denuncia l’Associazione Pazienti Diabetici. «È un paradosso: abbiamo i mezzi per fermarlo, ma non la volontà politica ed economica di farlo». Il diabete non è solo una malattia individuale: rappresenta anche un enorme costo per i sistemi sanitari. In Italia assorbe circa il 10% della spesa sanitaria, soprattutto per le complicanze che derivano dalle diagnosi tardive. Parlare di diabete significa rompere un tabù. È una malattia cronica, ma non inevitabile: con un’alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e controlli periodici, si può vivere a lungo e in salute. Il vero nemico, oggi, è l’indifferenza. Il diabete continua a muoversi silenzioso, nascosto dietro abitudini quotidiane e sintomi trascurati. Il compito della società è smascherarlo, prima che sia troppo tardi.

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