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IL FOLKLORE NAPOLETANO

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FOLKLORE

Il folklore napoletano è fortemente legato anche ad una forma di religiosità popolare che il più delle volte scade in un ritorno al paganesimo. In particolare domina il culto dei santi più disparati e delle varie ‘versioni’ della Madonna, culto di cui si possono avere chiari esempi nelle numerose edicole votive nei vicoli del centro storico. Ad una di queste edicole è legata la tradizione della Madonna dell’Arco, nome che deriva da un’edicola votiva di Sant’Anastasia che rappresenta una Madonna detta “dell’arco” perché questo borgo alle porte di Napoli era contraddistinto dalle arcate di un antico acquedotto romano. Il lunedì di Pasqua del 1450, a quanto si racconta, un giovane che giocava a palla scagliò irato la palla contro l’immagine della Madonna, che iniziò a sanguinare. In seguito, si è ripetuto un numero enorme di miracoli, e ogni anno nelle vicinanze di Pasqua si tengono cortei di supplicanti e adoranti che culmina il Lunedì di Pasqua dinanzi all’immagine della Madonna, dove i cosiddetti fujenti (“coloro che corrono” in napoletano) implorano in modo colorito l’immagine. A Napoli si dice che la Madre dell’Arco sia la “Madonna dei ladri e delle puttane”. Difficile credere che i 50.000 fedeli che ogni anno sciamano scalzi per le strade siano tutti dediti ai reati contro il patrimonio ed alla prostituzione. Certo è che la maggioranza di loro “si arrangiano”. Essi appartengono in gran parte agli strati popolari meno garantiti della società, dal sottoproletariato urbano al popolo contadino, sia di Napoli che delle province campane. Celebre è anche la Madonna di Pompei, meta dei pellegrinaggi dei devoti, e la Madonna di Montevergine in provincia di Avellino, la cui celebrazione si tiene il 12 settembre. Uno dei santi più amati è poi Giuseppe Moscati giovane e valente medico dell’Ospedale degli Incurabili, Moscati fu stimato da tutti i poveri e i miserabili che si recavano a casa sua per farsi visitare privatamente spesso senza retribuzione. Medico e ricercatore illustre, fu dominato da un’incrollabile fede che trasfuse anche a colleghi quali Pietro Castellino e Leonardo Bianchi. Infine discorso a parte va fatto per San Gennaro, il santo patrono della città (il cui vero nome era Ianuario, perché appartenente alla Gens Ianuaria) , martirizzato nel 305 sotto Diocleziano. Il suo sangue fu raccolto in un’ampolla, e nel 431 a quanto sembra per la prima volta si sciolse improvvisamente per poi ricoagularsi. Questo avvenimento è stato testimoniato storicamente nel 1389 per la prima volta, e si è ripetuto fino ad oggi, salvo alcune ‘interruzioni’ che secondo la tradizione corrispondono a gravi sciagure per la città. Oggi il miracolo si compie tre volte l’anno: in primo luogo il 19 settembre, giorno del martirio; poi la vigilia della prima domenica di maggio (quando le sue spoglie furono traslate da Benevento a Napoli), ed infine il 16 dicembre, anniversario del suo più famoso miracolo, avvenuto nel 1631, quando i Napoletani condussero la statua del santo al Ponte della Maddalena e la lava del Vesuvio in eruzione si fermò salvando la città. Il miracolo del sangue è stato oggetto di numerose contestazioni; studiosi affermano che il sangue sia un liquido simile a gel, che lo porta a sciogliersi se mosso meccanicamente. Il popolo rimane però ancora legato al miracolo e al santo, e resta celebre la frase comparsa sui muri della città quando il Concilio Vaticano II decretò culto di ambito unicamente locale quello del santo: San Genna’, futtatenne! (San Gennaro, fregatene). Un’altra figura religiosa importante è Santa Maria Francesca delle cinque piaghe,
E’ la Santa dei quartieri è Compatrona della città di Napoli dal 1901 ed il suo corpo riposa nella chiesa di S. Lucia al Monte, sita al Corso Vittorio Emanuele (NA).
La Santa dei Quartieri Spagnoli viene comunemente ricordata dalla gente come la ” Santa Vergine delle stimmate” ed è invocata particolarmente dalle donne sterili e dalle future mamme che chiedono la sua intercessione per ottenere la sua benedizione per la grazia richiesta. S. Gregorio armeno invece è una strada, nota in tutto il mondo, pochi sanno che qui, il quindicesimo vescovo di Napoli San Nostriano, fece costruire le terme per i poveri.
Assunse nel tempo anche un importante valore religioso perchè il vescovo Agnello edificò la prima basilica all’interno della città dedicata a San Gennaro.
Tra gli altri monumenti presenti va certamente messo in meritato rilievo il monastero di San GregorioArmeno. La strada ha mantenuto per secoli quella vitalità che ancora oggi la contraddistingue. Una strada percorsa durante i secoli da tutti i napoletani. A queste ed altre ragioni si deve la concentrazione di attività artistiche e commerciali. Era qui il centro artistico culturale ove erano fiorenti nel passato le botteghe di artisti, pittori, scultori, argentieri, intagliatori e doratori che con la loro sapiente arte hanno reso famosi chiese e palazzi che ancora oggi ammiriamo. Questa è la Napoli culturale perchè basta pensare che a pochi passi da questa strada è Via San Biagio dei Librai. Qui, in un palazzo che ha oggi anche accesso dalla stessa via San Gregorio Armeno, un libraio diede i natali a Gian Battista Vico. Più avanti, a pochi passi da piazza San Domenico Maggiore, vi è una lapide che ricorda la dimora di Francesco de Sanctis. Nelle vicinanze troviamo anche Palazzo Filomarino, dimora di Benedetto Croce.Ma delle attività artistiche del passato, cosa è rimasto nella ancor oggi splendida via San Gregorio Armeno? Ciò che attrae maggiormente il turismo è la fiorente produzione di pastori in terracotta. Ed ecco i Ferrigno, i Giannotti, i Maddaloni: tutti di antica tradizione familiare.
Nel mese di dicembre è tutto un presepe. Folle di visitatori, scolaresche di ogni parte del mondo affollano incessantemente questa strada che sembra appartenere al mondo dei sogni. Una menzione di grande spessore va data alla storia della musica napoletana, le note delle melodie che poeti e musicisti dedicavano a Napoli venivano proposte dai
“venditori di musica”che giravano con i pianini per le strade della città. Nei caffè e nei ristoranti i motivi venivano riproposti ai turisti dai posteggiatori. Nasceva così una popolarità che portava la canzone in tutto il mondo, e il famoso pianino lo ritroviamo spesso nelle antiche fotografie della città, simbolo anch’esso di tradizione e folklore napoletano

Antonietta Cacace

 

 

bandiera san gennaro

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