
Follia nel cuore del capoluogo molisano. Un sessantenne lancia la vettura contro i presenti seduti nel parco: miracolosamente solo contusioni lievi. Esclusa radicalmente la pista del terrorismo.
CAMPOBASSO – Ci sono geometrie urbane nate esclusivamente per ospitare il riposo e la conversazione, spazi antropici dove la quotidianità rallenta il suo corso e si concede una pausa dal logorio moderno. Eppure, la tranquillità di un pomeriggio qualunque a Campobasso si è tramutata in un perimetro di puro terrore quando una panchina pubblica, archetipo di aggregazione serena, è divenuta il bersaglio mobile della folle traiettoria di un’autovettura trasformata in proiettile. L’allarmante episodio ha visto come tragico protagonista un uomo di sessant’anni, residente nel comprensorio cittadino, attualmente ristretto in regime di custodia cautelare dietro le sbarre del penitenziario locale. Le pesantissime ipotesi di reato formulate sul suo conto dalla magistratura inquirente non lasciano spazio a interpretazioni bucoliche: tentato omicidio plurimo e lesioni personali aggravate. L’uomo, secondo la prima e minuziosa ricostruzione operata dagli inquirenti, avrebbe deliberatamente indirizzato il proprio veicolo, incrementando repentinamente i giri del motore, verso tre malcapitati che occupavano pacificamente la seduta in legno. La dinamica dell’impatto ha ricalcato le sequenze di una pellicola cinematografica ad altissima tensione. La vettura ha scavalcato il cordolo del marciapiede, invadendo l’area pedonale con un ruggito metallico che ha lasciato pochissimi istanti di reazione. Soltanto la prontezza di riflessi dei tre bersagli, unita forse a una traiettoria parzialmente imprecisa del guidatore, ha evitato che la cronaca odierna si tingesse dei colori foschi dell’ennesimo necrologio collettivo. Il bilancio clinico, miracolosamente, parla di ferite superficiali, escoriazioni e un profondo stato di shock psicologico, ma la potenziale letalità dell’azione è apparsa immediatamente cristallina. “Abbiamo avvertito il sibilo degli pneumatici e un urlo lacerante, poi il tonfo contro la struttura. È stato un miracolo che nessuno sia rimasto schiacciato sotto la carrozzeria”, ha testimoniato con la voce ancora tremante un commerciante della zona, tra i primi a prestare una primordiale assistenza ai feriti. Il tempestivo intervento delle pattuglie delle forze dell’ordine ha scongiurato il rischio che l’aggressore potesse reiterare il gesto o tentare una fuga disperata attraverso il reticolo viario cittadino. Il sessantenne è stato immobilizzato, disarmato della sua stessa automobile e condotto negli uffici di sicurezza per l’espletamento delle formalità di rito. Parallelamente, l’apparato investigativo si è attivato per decodificare il movente profondo dietro una simile esplosione di violenza motorizzata. Le prime risultanze investigative, filtrate dagli ambienti giudiziari, hanno permesso di escludere categoricamente qualsiasi matrice ideologica o finalità terroristica; l’azione non risponde ad alcun disegno eversivo globale, ma parrebbe radicarsi nel perimetro insidioso di un profondo disagio individuale o di un pregresso attrito interpersonale degenerato in follia lucida. Mentre i tre feriti lievi cercano di elaborare il trauma all’interno delle proprie mura domestiche, la comunità di Campobasso si interroga sulla fragilità dei confini della sicurezza urbana, laddove anche una sosta su una panchina può trasformarsi in un appuntamento con il destino.









