
Inviato Ivar BAZZANI
ORISTANO — C’è un’alchimia sottile che si innesca quando le frequenze viscerali dell’organo Hammond incontrano la brezza arida del Campidano. Il festival Dromos, ormai da anni un vero e proprio laboratorio a cielo aperto delle sonorità globali, si appresta a vivere una di quelle serate capaci di scolpirsi nella memoria collettiva: l’approdo di Cory Henry, virtuoso statunitense capace di fondere con nonchalance le radici sacre del gospel con l’irruenza sinuosa del funk e del soul. Niente è manieristico nella cifra stilistica del musicista di Brooklyn. Cresciuto tra le navate delle chiese evangeliche prima di consacrarsi alla scena internazionale con la galassia Snarky Puppy, Henry porta sul palco un’energia tellurica che trascende la semplice esecuzione virtuosistica. Le sue dita sulle tastiere non si limitano a tracciare note, ma impastano sacralità e profano, intrecciando armonie cangianti che catapultano l’ascoltatore in uno stato di catarsi ritmica. L’arena di Dromos diviene così il giroscopio di un’esperienza immersiva, dove i confini tra platea ed esecutore sfumano sotto i colpi di un groove contagioso e magnetico. Ma la rassegna oristanese non limita il suo raggio d’azione alla mera dimensione spettacolare, rivendicando una profonda vocazione didattica ed ermeneutica. Il giorno 3 agosto, la cornice del festival aprirà le porte a un momento di riflessione ed esegesi musicale di straordinaria caratura: la masterclass del chitarrista Andrea Cutri, intitolata ‘L’armonia nella chitarra’. Lungi dall’essere una semplice lezione accademica, l’incontro orchestrato da Cutri si prefigura come un viaggio nei meandri della composizione, esplorando la tastiera lignea dello strumento non come semplice arnese esecutivo, ma come prisma attraverso cui scomporre e ricomporre la luce dei timbri. Tra modulazioni sofisticate e la ricerca del registro espressivo ideale, Cutri offrirà agli appassionati una bussola per orientarsi nella complessità delle strutture armoniche. Dromos si conferma così un ecosistema culturale completo: la notte infiammata dalle improvvisazioni incendiarie di Cory Henry trova il suo naturale contrappunto nel rigore e nell’introspezione teorica del laboratorio diurno.









