martedì, Luglio 14, 2026
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Il Giardino di Babuk: l’oasi segreta dietro San Giovanni a Carbonara (prima parte)

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Dove i limoni coprono il silenzio e i gatti custodiscono la storia, a pochi passi dal rumore di Napoli, nascosto dietro le mura del palazzo dei Caracciolo, c’è un posto che non sembra di questa città.
Si chiama Giardino di Babuk, e appena entri capisci perché, non è un parco, è un respiro, un’oasi fuori dal mondo. Lo costruirono i Caracciolo del Sole, secoli fa, proprio alle spalle del loro palazzo. Volevano un angolo di pace, vicino alla cappella di San Giovanni a Carbonara, e ci riuscirono. Qui il tempo rallenta, tra gli alberi di limone e le aiuole in fiore girano tranquilli una ventina di gatti. Sono i veri padroni, eleganti, silenziosi, ti guardano e decidono se farti passare, basta seguirne uno, ti porta tra i vialetti, tra il verde e il suono dell’acqua che zampilla dalle fontane, non serve una mappa, ti guida lui. Quasi al centro del giardino c’è lui, imponente, un antichissimo faggio. I suoi ceppi più vecchi spuntano ancora dalla terra e gli studiosi dicono che è nato intorno al XIV secolo. È il testimone più vecchio di Napoli.
All’ombra delle sue fronde si sono seduti nobili, dame, uomini di potere. Ma le sue radici sanno anche altro, sanno le cose che non si dicono, perché questa terra, un tempo, non si chiamava ancora “di Babuk”, e non era solo un giardino. Nel 1799 i soldati francesi di Championnet entrarono a Napoli, nel Convento dei Saponari, qui vicino, alcune monache subirono violenze e rimasero incinte, i loro bambini non ebbero nome, e furono seppelliti proprio qui, in questa terra, nella bruna terra del giardino, prima che qualcuno pensasse di intitolarlo a un gatto. È una storia che gela, che non trovi sulle guide.
Oggi il giardino sembra averla coperta, la pace ha vinto, l’odore dei limoni è più forte del ricordo. Ma il faggio lo sa, e tace; il Giardino di Babuk non è famoso, ed è meglio così.
Non ci sono file, né biglietti, ci sono gatti, limoni, fontane e quel faggio enorme che ti guarda. Vieni qui quando Napoli ti pesa, quando hai bisogno di silenzio vero.
Siediti su una panchina, ascolta l’acqua e lascia che un gatto ti si avvicini, la città fuori continua a correre.
Qui dentro invece è rimasta ferma al XIV secolo. Con tutti i suoi dolori e con tutta la sua bellezza.

Il Giardino di Babuk è questo: un’oasi fuori dal mondo, ma nel cuore di Napoli.

Antonietta Cacace

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