martedì, Agosto 11, 2026
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IL GRIDO DEI CARUGGI: CENTO FIRME IN PROCURA CONTRO L’ILLEGALITÀ DIFFUSA

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Residenti del centro storico genovese firmano un esposto corale indirizzato a Magistratura, Prefetto e Sindaco. “Rifiutiamo le ronde coatte, ma la quotidianità tra i vicoli è ormai insostenibile”.

GENOVA – Il labirinto millenario dei caruggi genovesi cessa di essere soltanto un fulcro storico e antropologico per tramutarsi in un trinceramento civico. Un centinaio di abitanti della città vecchia ha formalizzato un esposto-denuncia indirizzato alla Procura della Repubblica, alla Questura, al Prefetto e alla civica amministrazione, esigendo un intervento strutturale contro il degrado securitario e la capillarità dello spaccio di sostanze stupefacenti che flagella l’antico tessuto urbano. Il documento, redatto con acribia legale, non rappresenta una sterile lamentela condominiale, bensì un severo ultimatum istituzionale formulato da chi rivendica il diritto all’incolumità quotidiana. La narrazione contenuta nelle pagine depositate dai residenti descrive un’inquietante mutazione antropologica delle piazzette e dei vicoli. Le transazioni illecite avvengono ormai alla luce del sole, negli interstizi dei portoni medievali, a pochi passi dalle edicole votive e dalle finestre delle abitazioni. Una pervasività criminale che altera la fruibilità degli spazi pubblici e ingenera un costante sentimento di vulnerabilità, specialmente nelle fasce orarie serali e notturne, quando la chiusura delle attività commerciali tradizionali cede il passo al monopolio della micro-criminalità transnazionale. Il rifiuto delle derive extra-giudiziali: I firmatari tengono a precisare un discrimine fondamentale: “Non invochiamo né avalleremo mai la giustizia fai da te o  surrogati di ronde private. Esigiamo che sia lo Stato a riappropriarsi delle proprie prerogative sovrane, restituendo vivibilità a un quartiere ostaggio del malaffare”. La missiva mette a nudo l’inefficacia delle pur reiterate operazioni interforze ad alto impatto condotte negli ultimi mesi. Sebbene i pattugliamenti appiedati e l’implementazione della videosorveglianza abbiano garantito una parvenza di presidio, la resilienza delle reti di spaccio si dimostra fluida e capace di riposizionarsi in pochi minuti nei vicoli adiacenti non appena le pattuglie si allontanano. Una dinamica a fisarmonica che ha logorato la pazienza dei residenti, spingendoli a bypassare le consuete segnalazioni informali per adire le vie giudiziarie. L’esposto si configura come una mappatura dettagliata delle criticità, un vero e proprio censimento dei punti di crisi in cui il perimetro urbano si fa più permeabile ai traffici illeciti. Ora la palla passa alle autorità inquirenti e ai vertici della pubblica sicurezza, chiamati a formulare una strategia che non sia soltanto repressiva a breve termine, ma che sappia coniugare il controllo del territorio a una rigenerazione sociale profonda. Genova chiede di non essere lasciata sola a gestire il declino del suo cuore più antico.

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