giovedì, Settembre 10, 2026
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IL REBUS DEL TERZO POLO E L’ILLUSIONE DELLA “POLITICA PER ADULTI “

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L’estate politica italiana si accende attorno a un enigma che ritorna ciclicamente: esiste davvero uno spazio per una politica “adulta” e di centro, o il sistema bipolare finisce sempre per divorare qualsiasi tentativo di terza via?

​A riaprire i giochi è Carlo Calenda con il suo appello a rifondare un nuovo Terzo Polo per “rimettere la politica in mano agli adulti”. Ma cosa significa, nella visione del leader di Azione, essere politicamente adulti? La risposta risiede in un’idea ben precisa di classe dirigente: amministratori e politici che privilegiano il pragmatismo ai proclami, che studiano i dossier complessi – dalla sanità all’industria – anziché rincorrere lo slogan facile da social network. Nella mente di Calenda, l’adulto è il riformista europeista e rigoroso che non cede alle sirene né del populismo di destra né di quello di sinistra, rivendicando un metodo di governo basato sulla competenza e sul senso di responsabilità istituzionale.

​Il quadro tracciato dalla testata Il Riformista svela tuttavia la profonda distanza tra questa suggestiva ambizione e la complessa realtà del campo moderato. L’area liberale e riformista continua a soffrire del suo male storico: un’inarrestabile frammentazione interna. Tra sigle che nascono, veti incrociati, litigi via social e vasi comunicanti che spostano esponenti da un partito all’altro, il cantiere del centro assomiglia più a un puzzle incompiuto che a una solida casa comune.

​Su tutta l’operazione pesa poi l’ostacolo più grande, ovvero la dura legge dei numeri ed elettorale. Con l’attuale sistema prevalentemente maggioritario, correre in solitaria per superare la fatidica asticella del 3% equivale ad un’acrobazia senza rete. La fredda stoccata arrivata da Alessandro Onorato – secondo cui votare Azione equivale a un “regalo” a Giorgia Meloni – tocca infatti il nervo scoperto della strategia terzopolista: dividere l’elettorato moderato nei collegi uninominali finisce per avvantaggiare la coalizione avversaria già compattata.

​Nemmeno l’incessante travaglio del Partito Democratico, costantemente alle prese con le uscite o le sbandate della sua ala più riformista, sembra garantire una spinta sufficiente. Se infatti da un lato cresce il malessere di chi non si riconosce in un’opposizione sbilanciata a sinistra, dall’altro manca ancora una forza di approdo capace di rassicurare ed elettrizzare davvero quell’elettorato.

​In definitiva, l’appello a una politica matura e di buon senso si scontra con una dinamica spietata. Senza un’autentica capacità di fare sintesi e di superare i personalismi, il rischio è che la ricerca degli “adulti” si trasformi nell’ennesimo esercizio di testimonianza, condannando l’area moderata a rimanere sospesa tra la soglia di sbarramento e l’irrilevanza strategica.

* Opinionista 

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