
Inviato Gabriele SCHIFANELLA
CESANA TORINESE — Ci sono strade che attraversano la montagna come una cucitura antica, seguendo curve, pendii e vallate che per secoli hanno accompagnato il cammino delle persone. La statale 24, in alta Val di Susa, è una di queste: una direttrice di passaggio, ma anche un itinerario dentro un paesaggio dalla forte identità alpina. È proprio lungo questa strada che venerdì 14 agosto si è consumata una tragedia che ha spezzato una giovane vita. A perdere la vita è stato un motociclista di 29 anni coinvolto in un incidente a Cesana Torinese. Il dramma si è verificato poco dopo mezzogiorno, lungo la statale 24, in prossimità delle curve che conducono verso il bivio per il Monginevro. Secondo le prime informazioni disponibili, Vasile viaggiava in sella alla sua Ducati provenendo da Oulx. La dinamica è ancora oggetto degli accertamenti e non è quindi possibile trasformare le prime ricostruzioni in una certezza definitiva. Le verifiche sul posto dovranno chiarire ogni passaggio dell’accaduto e stabilire con precisione cosa sia avvenuto prima dell’impatto. L’ipotesi iniziale riferita dagli organi di informazione è quella di una possibile perdita di controllo della motocicletta, con successivo impatto contro il guard rail. Il condizionale, in questa fase, è doveroso: saranno i rilievi e gli accertamenti a fornire una ricostruzione completa. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i soccorritori del 118. Ogni tentativo di soccorso si è rivelato vano. I gravissimi traumi riportati nell’impatto non gli hanno lasciato scampo e il decesso è avvenuto sul colpo. In una tragedia stradale, al dato cronachistico dei minuti e dei metri si sovrappone così una dimensione profondamente umana. Dietro il nome di una vittima non c’è soltanto una persona coinvolta in un sinistro, ma una storia fatta di relazioni, progetti, consuetudini e presenze quotidiane. La montagna, intorno, continua intanto a custodire la propria austera bellezza. La Val di Susa è un territorio nel quale la geografia non è mai soltanto geografia: è memoria, cultura, transito, architettura, arte e stratificazione di epoche. Le sue strade hanno visto passare mercanti, viandanti, pellegrini, soldati e viaggiatori diretti verso i valichi alpini. Oggi accolgono automobili, biciclette e motociclette, dentro un paesaggio nel quale la modernità convive con testimonianze storiche e con una natura che conserva ancora una voce propria. È forse questo contrasto a rendere ancora più straniante una tragedia come quella di Cesana: il movimento improvviso della strada e, subito dopo, l’immobilità assoluta del dolore. La montagna, che nell’immaginario collettivo è spesso associata alla libertà, al viaggio e alla contemplazione, può diventare in pochi secondi teatro di una fatalità irreversibile. E il guard rail, elemento anonimo dell’infrastruttura stradale, finisce per diventare il punto concreto attorno al quale si concentra una tragedia che nessuno avrebbe immaginato. La cronaca, tuttavia, deve fermarsi davanti a ciò che ancora non è stato accertato. Non servono congetture né ricostruzioni affrettate: servono precisione, rispetto e chiarezza. Gli accertamenti sulla dinamica dovranno stabilire se si sia trattato effettivamente di un incidente autonomo e quali siano state le circostanze che hanno preceduto la perdita di controllo. Resta intanto il dolore per una vita interrotta troppo presto. La strada che venerdì conduceva verso le montagne è diventata, per chi ha appreso la notizia, il luogo simbolico di un’assenza. Una curva, un tratto d’asfalto, un guard rail: elementi ordinari che, dopo una tragedia, cambiano significato e diventano parte indelebile della memoria. Quel numero, più di ogni altra descrizione, restituisce alla vicenda la sua dimensione umana. Non è soltanto l’età riportata in una cronaca: è il tempo di una vita che avrebbe dovuto avere ancora molte stagioni davanti a sé. E mentre la Val di Susa prosegue il proprio ritmo, tra traffico, montagne e paesi adagiati lungo la valle, resta il silenzio di una perdita che nessuna strada può ricucire.









