Il geologo Mario Tozzi non usa mezzi termini. I Campi Flegrei, la vasta area vulcanica che si estende nel cuore della Campania, sono il nostro “supervulcano” – una potenziale bomba a orologeria che minaccia la vita di circa mezzo milione di persone. Più pericoloso del Vesuvio, questo complesso vulcanico nasconde sotto la sua superficie segreti di straordinaria forza distruttiva. Ma in tutta la sua fragilità e potenza, sembra che troppo poco si faccia per mettere in sicurezza la zona e preparare la popolazione a un’emergenza che potrebbe, un giorno, diventare un incubo. L’intervista che Tozzi ha rilasciato all’indomani del terremoto del 20 maggio 2024, una scossa di magnitudo 4.4 che ha colpito l’area, è un grido d’allarme. Quella scossa non è solo un segnale della frenetica attività sotterranea che sta scuotendo la terra, ma un richiamo che non possiamo più ignorare. Una chiamata a prendere sul serio il rischio vulcanico, che potrebbe superare, in caso di eruzione, qualsiasi previsione. Tozzi, ricercatore del CNR e volto noto di Sapiens su Rai3, non ha paura di svelare la realtà. «Il supervulcano dei Campi Flegrei è una vera minaccia», afferma senza mezzi termini. «È un gigantesco pentolone di magma pronto a sprigionare una potenza devastante, molto più pericolosa del Vesuvio». L’immagine del “pentolone ribollente” sembra uscita da un film catastrofico, ma è la cruda verità scientifica che definisce questa regione come una delle più vulnerabili del mondo.
La Storia Nascosta Sotto il Cemento
Il problema è che nessuno sembra ricordare la storia che si nasconde sotto la superficie. I Campi Flegrei non sono solo un sito naturale; sono una distesa di antichi crateri e vulcani, che sono stati nascosti da decenni di sviluppo urbano. «Siamo circondati da vulcani che sono praticamente invisibili», spiega Tozzi. «Molti sono stati cancellati dalla costruzione di ospedali, quartieri residenziali e infrastrutture. Oggi, solo luoghi come la Solfatara e gli Astroni sono ancora riconoscibili come vulcani». Ma la memoria collettiva è stata svanita, e così è venuto a mancare il senso di urgenza. Il geologo sottolinea un punto fondamentale: l’emergenza non è una previsione remota. La crisi bradisismica, che ha scosso la zona in tempi recenti, potrebbe evolvere in qualcosa di molto più grave. «I terremoti continueranno e la loro intensità potrebbe salire fino a magnitudo 5», avverte Tozzi, citando anche il recente dramma di Casamicciola, dove un terremoto di magnitudo 4.2 ha causato morti e danni devastanti. In un contesto del genere, l’inevitabile domanda che ci poniamo è: siamo pronti?
L’Uso del Tempo: Una Minaccia in Attesa
Cosa sappiamo di più, allora? Il monitoraggio costante dell’Osservatorio Vesuviano-Ingv ci fornisce dati sugli spostamenti della crosta terrestre, sulla temperatura e composizione delle fumarole, indizi cruciali che possono anticipare un’eruzione. Tuttavia, Tozzi non si lascia illusionare dai dati: «Possiamo avere fino a 72 ore di preavviso, ma la domanda è: sapremmo come usare questo tempo?». E qui risiede la vera sfida. Se oggi sapessimo con certezza che un’eruzione è imminente, cosa farebbero i cittadini? Siamo davvero preparati?
Le esercitazioni di evacuazione sono troppo poco frequenti, nonostante la crescente consapevolezza. A fine maggio si terrà un’esercitazione, ma Tozzi solleva un punto cruciale: «I cittadini sanno cosa fare? Sanno che dovrebbero abbandonare tutto, compresa la propria auto, per dirigersi verso i punti di raccolta e prendere i mezzi pubblici?». Se la risposta è no, il rischio è che, pur avendo il tempo per scappare, le strade siano paralizzate dal traffico, rendendo l’evacuazione un’impresa impossibile.

La Sicurezza Prima di Tutto: Prevenzione o Evacuazione?
La discussione si sposta sul sisma-bonus, una misura che i sindaci stanno chiedendo per mettere in sicurezza le abitazioni. Ma Tozzi è chiaro: «Contro le eruzioni esplosive, le costruzioni sicure non bastano. In caso di un’eruzione, l’unica cosa da fare è andarsene». Quindi, più che concentrarsi sulla protezione degli edifici, è fondamentale investire nella cultura della prevenzione e nella pianificazione dell’evacuazione. In questo, la responsabilità non è solo delle autorità, ma dei cittadini stessi.
Il Ruolo Della Comunità: Riflessioni Sulle Colpe Condivise
Tozzi conclude con una riflessione che non può lasciare indifferenti. «Il rischio vulcanico nei Campi Flegrei non dipende solo dal supervulcano, dipende soprattutto da noi. La gente ha continuato a costruire senza pensare al rischio che corre. Ma la vera responsabilità è delle autorità e dei cittadini, che devono rispettare le regole e non fare finta che il pericolo non esista». Un monito chiaro e diretto: la consapevolezza del rischio è il primo passo verso la salvezza. In questo scenario, dove la scienza ci avvisa, ma il tempo sembra non essere mai abbastanza, l’unica speranza è una comunità che si prepari con forza e consapevolezza. I Campi Flegrei sono, forse, il nostro supervulcano. Ma la domanda più importante è: quando il magma inizierà a ribollire, saremo pronti a scappare in tempo?









