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Il tema del Met Gala 2027 sarà John Galliano

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La moda come teatro, memoria e trasformazione
Ci sono stilisti che cambiano il modo di vestire e altri che cambiano il modo stesso di immaginare la moda. John Galliano appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Il suo lavoro ha trasformato la sfilata in una forma di teatro, il vestito in uno strumento narrativo e la passerella in uno spazio nel quale storia, arte, cinema, letteratura e fantasia possono incontrarsi.
Per questo la scelta del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di dedicare a Galliano la propria grande mostra del 2027 rappresenta molto più di un omaggio a uno dei designer più influenti degli ultimi quarant’anni. La mostra, intitolata “John Galliano: Horizons”, sarà aperta al pubblico dal 9 maggio 2027 al 9 gennaio 2028 e sarà la prima grande esposizione museale dedicata all’intera carriera dello stilista.

Il Met ha annunciato che l’esposizione seguirà l’evoluzione della sua creatività dagli esordi alla Central Saint Martins fino alle esperienze da Givenchy e Christian Dior e al successivo periodo da Maison Margiela, arrivando alla collezione Primavera/Estate 2024, considerata uno dei momenti più celebrati della sua ultima fase creativa. La scelta assume quindi un significato particolare: il museo non celebra soltanto un’estetica, ma un modo di concepire l’atto creativo.

Il Met Gala è tradizionalmente legato alla mostra primaverile del Costume Institute e rappresenta la principale raccolta fondi annuale del dipartimento. La serata inaugura idealmente la nuova esposizione e il tema della mostra diventa il punto di riferimento per l’immaginazione degli invitati e dei loro stylist. Nel 2027, dunque, il pubblico potrà aspettarsi una delle interpretazioni più spettacolari degli ultimi anni. Se Galliano sarà il riferimento centrale, infatti, il concetto stesso di “tema” potrebbe assumere una dimensione particolarmente ampia. Non basterà citare un abito o una collezione. Il suo universo creativo invita piuttosto a confrontarsi con personaggi, epoche storiche, atmosfere, trasformazioni del corpo e costruzioni teatrali.

La mostra è stata curata da Andrew Bolton, Curator in Charge del Costume Institute, che ha descritto il lavoro di Galliano come un continuo viaggio tra elementi separati dal tempo, dallo spazio o dal mezzo espressivo: immagine e idea, memoria e materia, silhouette e racconto. È una definizione che coglie perfettamente il cuore della sua poetica.

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Come John è diventato John Galliano? La storia di Galliano comincia alla Central Saint Martins di Londra. La sua collezione di diploma del 1984, Les Incroyables, attirò immediatamente l’attenzione per la teatralità, la ricerca storica e la capacità di trasformare il riferimento al passato in qualcosa di radicalmente contemporaneo.
Da quel momento, Galliano costruì progressivamente una grammatica personale. La sua moda non nasceva soltanto da una forma o da un tessuto. Nasceva da una storia. Un personaggio poteva diventare il punto di partenza per un’intera collezione. Un dipinto poteva suggerire una silhouette. Un periodo storico poteva fornire non soltanto l’ispirazione per un abito, ma un intero immaginario fatto di musica, trucco, acconciature, scenografia e gestualità. La moda, nel suo caso, diventava una forma di narrazione. È probabilmente questa la più grande eredità di Galliano. Prima di lui la sfilata era già uno spettacolo, naturalmente, ma il designer britannico ne ha radicalizzato le possibilità. La passerella non era più semplicemente il luogo nel quale mostrare una serie di abiti: diventava il palcoscenico di una storia. Scenografie elaborate, musiche studiate, casting, trucco, acconciature, luci, ritmo e movimenti delle modelle concorrevano a creare un universo autonomo. Lo spettatore non era più chiamato soltanto a osservare. Era invitato a entrare in una dimensione. In questo senso, Galliano ha anticipato una trasformazione fondamentale della moda contemporanea: la collezione non è più soltanto un insieme di prodotti, ma un’esperienza. È una differenza enorme. Un abito può essere fotografato, venduto e indossato; una storia, invece, può essere ricordata.

Galliano ha sempre avuto un rapporto particolarmente intenso con il passato.
Ma il suo non è mai stato un approccio puramente filologico. Non ricostruisce semplicemente un’epoca: la interpreta, la altera, la mescola con altre immagini e la porta in un territorio completamente nuovo. Il Settecento, l’epoca napoleonica, l’Inghilterra vittoriana, l’Oriente immaginato dalla cultura occidentale, il mondo del cinema, la Belle Époque e le figure marginali della storia diventano così materiali da manipolare. È proprio l’attrito tra realtà e fantasia a produrre la forza delle sue collezioni. Il passato, nella visione di Galliano, non è un archivio immobile. È un repertorio di possibilità.

Il periodo da Christian Dior rappresenta uno dei capitoli più importanti della sua carriera.
Nominato direttore creativo della maison nel 1996, Galliano si confrontò con un patrimonio estetico immenso, quello di Christian Dior, senza rinunciare alla propria identità. Il risultato fu una stagione di couture caratterizzata da una straordinaria teatralità. Galliano comprese che lavorare per una grande maison storica non significava necessariamente ripetere il passato. Significava, piuttosto, trovare il modo di farlo dialogare con il presente. La sua capacità di reinterpretare i codici Dior contribuì a riportare la couture al centro della cultura popolare, trasformando le sfilate in eventi capaci di generare immagini destinate a vivere oltre la passerella.

Uno degli aspetti più affascinanti del lavoro di Galliano è la sua capacità di trasformare chi indossa un abito in un personaggio. Le sue creazioni non sembrano semplicemente “vestire” il corpo. Lo modificano. Allungano, deformano, enfatizzano, nascondono, scoprono. Creano una postura, suggeriscono un comportamento, impongono una determinata gestualità. Il vestito diventa quindi una sorta di sceneggiatura visiva. Questo spiega anche perché molti suoi look siano immediatamente riconoscibili. Non si limitano a essere belli o spettacolari: raccontano qualcosa. La moda diventa una forma di costruzione dell’identità.

Il capitolo più sorprendente della seconda parte della sua carriera è quello da Maison Margiela. Nel 2014 Galliano venne nominato direttore creativo della maison e, negli anni successivi, dimostrò di poter trasferire la propria teatralità in un linguaggio apparentemente molto diverso da quello delle grandi sfilate Dior. È qui che la sua ricerca assume una dimensione particolarmente interessante. Margiela aveva costruito la propria identità sulla decostruzione, sull’anonimato, sul riutilizzo e sulla trasformazione degli oggetti. Galliano riuscì a entrare in quel vocabolario senza cancellare la propria ossessione per il racconto. La sua couture per Margiela dimostrò che teatralità e concettualismo non sono necessariamente opposti. Potevano convivere. La collezione Artisanal Primavera/Estate 2024 ne è un esempio emblematico: il lavoro sulla silhouette, sul trucco, sulla fotografia e sulla costruzione dei personaggi ha prodotto un’immagine diventata immediatamente parte del discorso contemporaneo sulla moda. Il Met includerà materiali relativi anche a questa fase nell’esposizione del 2027.

Il titolo scelto dal Costume Institute, “Horizons”, è particolarmente significativo.
Un orizzonte rappresenta ciò che vediamo davanti a noi, ma anche il punto dal quale osserviamo il mondo. È una linea mobile, destinata a cambiare quando cambia la nostra posizione. È esattamente ciò che è accaduto nella carriera di Galliano. La sua moda ha continuamente spostato il punto di vista. Ha preso elementi conosciuti e li ha ricollocati in contesti inattesi. Ha trasformato la storia in fantasia, la fantasia in immagine e l’immagine in oggetto.

Il Met ha dichiarato che la mostra sarà articolata in tre “movimenti”: “Bearings”, “Horizons” e “Atlas of Transformation”. Il percorso analizzerà non soltanto gli abiti finiti, ma anche schizzi, toiles, libri di ricerca e materiali d’archivio, mostrando il processo attraverso il quale un’immagine diventa un’idea e un’idea si trasforma in materia.

Una retrospettiva su Galliano nel 2027 non può però limitarsi al mito creativo.
Il Met ha annunciato esplicitamente che la mostra affronterà anche la vicenda che nel 2011 portò al suo licenziamento da Christian Dior e alla fine del suo rapporto con la propria maison, dopo dichiarazioni antisemite, razziste e offensive pronunciate in pubblico. Il percorso affronterà inoltre le conseguenze giudiziarie, il trattamento della dipendenza e il successivo percorso professionale e personale. È un elemento essenziale per comprendere la natura dell’esposizione. Il museo non presenta una semplice storia di caduta e redenzione. Al contrario, secondo quanto dichiarato dal Costume Institute, l’obiettivo è mettere in relazione il valore dell’opera con la responsabilità etica e con il modo in cui i cambiamenti culturali modificano la percezione di un artista. È una scelta particolarmente importante in un’epoca nella quale il concetto di separare completamente l’opera dall’autore è sempre più discusso.

Perché Galliano è ancora così influente? La risposta non si trova soltanto negli abiti. Il vero lascito di Galliano è il modo in cui ha ampliato il campo della moda. Ha dimostrato che una collezione può funzionare come un film. Che una passerella può essere una scena teatrale. Che un riferimento storico può essere trasformato in un’immagine contemporanea. Che il corpo vestito può diventare un personaggio e che l’abito può raccontare una storia senza bisogno di parole. Molti dei codici oggi considerati normali nella comunicazione della moda — sfilate-evento, storytelling, mondi visivi complessi, personaggi costruiti attraverso styling e casting — devono qualcosa a quella rivoluzione. Galliano ha contribuito a spostare la moda dalla semplice presentazione del prodotto verso la costruzione di un universo.

Il Met celebra un autore, non soltanto uno stilista. La portata della mostra emerge anche dal suo carattere eccezionale. Il Met sottolinea che “John Galliano: Horizons” sarà la prima grande esposizione museale dedicata alla sua produzione complessiva. La mostra comprenderà materiali provenienti dalla collezione del Costume Institute, descritta dal museo come la più ampia raccolta al mondo di opere di Galliano. Il progetto si inserisce inoltre nella tradizione delle grandi mostre monografiche dedicate a figure fondamentali della moda, ma con una particolarità: Galliano è ancora in vita e la sua carriera è tutt’altro che una storia conclusa. Il Met non sta quindi soltanto storicizzando un designer. Sta interrogando il suo posto nel presente.

Che cosa vedremo sul red carpet? Il vero spettacolo, naturalmente, sarà il Met Gala.
La serata del 2027 accompagnerà l’apertura della mostra e si terrà il 3 maggio, mentre John Galliano: Horizons aprirà al pubblico il 9 maggio. Ed è proprio qui che la scelta del tema potrebbe produrre risultati particolarmente interessanti. Galliano offre infatti un repertorio praticamente infinito: silhouette storiche, romanticismo, teatralità, decostruzione, couture, trasformazione del corpo, personaggi, riferimenti cinematografici e letterari. Il rischio, naturalmente, sarà quello di ridurre un universo creativo complesso a una semplice successione di citazioni. La sfida più interessante consisterà invece nell’interpretare il metodo Galliano, non soltanto i suoi abiti. Non copiare un look, dunque, ma raccontare una storia attraverso il vestito.

Alla fine, la scelta di John Galliano per il 2027 racconta qualcosa di più generale sul modo in cui il mondo contemporaneo guarda alla moda. Non più soltanto industria, lusso o costume, ma disciplina capace di intrecciare storia, arte, spettacolo, identità e memoria. Galliano ha portato questa concezione all’estremo. Ha dimostrato che una sfilata può essere una rappresentazione teatrale, che un abito può contenere una biografia immaginaria e che un’intera collezione può funzionare come un romanzo senza parole. Ed è forse proprio per questo che il titolo “Horizons” appare così appropriato. Perché la sua carriera non racconta soltanto ciò che la moda è stata. Racconta ciò che la moda può ancora diventare.

Nel 2027, il Met non celebrerà semplicemente il ritorno di un grande nome della couture. Metterà in scena una domanda molto più ambiziosa: che cosa accade quando un abito smette di essere soltanto un abito e diventa un racconto? La risposta, almeno in parte, porta il nome di John Galliano

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