Per me, promuovere i giovani talenti non è un’attività temporanea, ma un dovere dell’anima. Ricordo quanto fosse difficile il percorso all’inizio, quanto sarebbe stato importante un sostegno sincero, un palcoscenico aperto, una mano che ti sollevava, non che ti frenava. È proprio per questo che, oggi, che porto dentro di me l’esperienza di anni e ho decine di palchi alle spalle, sento che è mia responsabilità – ma anche una gioia – essere quella mano per gli altri.

Ho costantemente offerto ai giovani l’opportunità di salire sul palco con me, di sentire il vero battito del mondo artistico, non solo da una sala prove o da un concorso. Che si trattasse di concerti alla Dalles Hall, spettacoli di beneficenza, tournée in tutto il paese o progetti educativi, ho sempre cercato quei giovani che hanno non solo talento, ma anche una luce negli occhi – quel “qualcosa” che è difficile da spiegare, ma impossibile da ignorare.
Credo fermamente che un vero artista non sia solo colui che brilla da solo, ma soprattutto colui che accende la luce negli altri. La generosità artistica è, per me, una forma di nobiltà. In un mondo che premia l’egoismo e la fretta, scelgo di investire nel futuro. Scelgo di credere in questi bambini e giovani che arrivano, alcuni timidi, altri coraggiosi, ma tutti con grandi sogni.
Il palcoscenico deve essere uno spazio vivo e aperto, dove le generazioni si incontrano, senza escludersi a vicenda. Portare i giovani alla luce non significa perdere il proprio posto, significa renderlo ancora più prezioso, perché fa parte di una catena di trasmissione, di continuità.
Infine, il mio impegno nel sostenere le voci dei giovani è forse il modo più bello per ringraziare la vita per il dono che ho ricevuto: la mia voce. E se posso, attraverso di essa e attraverso il mio esempio, ispirare, sostenere ed elevare, allora il mio percorso artistico assume un significato molto più profondo di un applauso.
L’ARTICOLO È SCRITTO DA:
ALIN STOICA – ARTISTA, TENORE, VINCITORE DEL PREMIO LUCIANO PAVAROTTI









