martedì, Marzo 10, 2026
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Indagini su Sma Campania: spese personali e irregolarità per un danno erariale di oltre 5,7 milioni di euro

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Napoli – Abbonamenti a servizi di streaming musicale, acquisti notturni su Amazon e utilizzo improprio delle carte di credito aziendali destinate a emergenze: è questo il quadro che emerge dalle indagini sulla Sma Campania Spa, società controllata dalla Regione Campania e responsabile di servizi legati all’ambiente, prevenzione incendi e depurazione.

La Procura regionale per la Campania della Corte dei Conti ha contestato un danno erariale di oltre 5,7 milioni di euro, maturato tra il 2012 e il 2022. Le verifiche, condotte insieme al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, hanno portato alla notifica di nove inviti a dedurre, coinvolgendo ex amministratori, dirigenti e dipendenti della società.

I nomi sotto accusa

Tra i destinatari delle notifiche figurano l’ex presidente del Consiglio di amministrazione Giuseppe Cammarota, gli ex amministratori unici Ciro De Leo, Raffaele Scognamiglio e Giuseppe Esposito, oltre a Lorenzo Di Domenico (ex consigliere delegato), Cosimo Silvestro (ex dirigente), Roberto Iavarone (ex responsabile finanziario), Ernesto Tartaglione (addetto alla contabilità) e Luigi Riccardi (responsabile dell’impianto di depurazione di Napoli Est).

Ora tutti gli indagati potranno depositare documenti, presentare deduzioni e chiedere un’audizione per difendersi dalle accuse. Parallelamente, alcuni di loro – tra cui Di Domenico, Scognamiglio, Silvestro e Tartaglione – sono stati rinviati a giudizio dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in un procedimento penale per peculato, abuso d’ufficio e simulazione di reato.

Le accuse: utilizzo improprio dei fondi pubblici e appalti irregolari

Secondo le indagini, le carte di credito aziendali, istituite per gestire acquisti urgenti, sarebbero state utilizzate per spese personali. Ma non è tutto: sono stati rilevati numerosi affidamenti diretti, senza gara, per servizi come autonoleggio e telefonia mobile, contravvenendo alle normative vigenti.

Un altro punto critico riguarda le progressioni di carriera nelle strutture territoriali, inclusi i depuratori gestiti dalla Sma. Promozioni e aumenti di stipendio, spesso concessi senza alcuna selezione meritocratica, avrebbero gravato ingiustificatamente sulle casse dell’azienda. In particolare, i cosiddetti “superminimi” – indennità riservate a chi ricopre ruoli particolarmente gravosi o si distingue per produttività – sarebbero stati attribuiti senza validi criteri.

Un danno erariale da milioni di euro

Il danno complessivo contestato ammonta a 5.777.757,45 euro, una cifra che la Procura attribuisce in parte ai vertici aziendali pro tempore e in parte a funzionari e dipendenti.

La vicenda getta una luce preoccupante sulla gestione delle risorse pubbliche e sul rispetto delle normative da parte delle società partecipate. Ora spetterà alla Corte dei Conti e alle autorità giudiziarie chiarire le responsabilità e determinare eventuali sanzioni o risarcimenti.

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