venerdì, Febbraio 13, 2026
HomeCronacaIneleggibilità, statuti e responsabilità pubblica: il caso Cuomo riapre una frattura istituzionale

Ineleggibilità, statuti e responsabilità pubblica: il caso Cuomo riapre una frattura istituzionale

ArtesTV
MORVRAN.COM

La denuncia presentata in Procura da Rescigno, consigliera regionale uscente della Lega ed ex Presidente della Commissione anticamorra, sul cosiddetto caso Cuomo segna un passaggio che va oltre la fisiologia dello scontro politico e chiama in causa il rapporto, sempre delicato, tra legalità formale e legittimità sostanziale dell’azione pubblica, perché quando si parla di ineleggibilità non si discute di interpretazioni politiche ma di statuti, norme e conseguenze giuridiche che incidono direttamente sulla credibilità delle istituzioni; nell’intervista rilasciata a Enzo Di Micco e Marco Staglianò durante la trasmissione “Centro Direzionale”, Rescigno ha adottato un registro netto, privo di sfumature concilianti, sostenendo che «chi era ineleggibile non può essere assessore» e che «lo dice lo statuto», arrivando a contestare anche l’annuncio della giunta da parte di Fico, definito fondato «su un falso», parole pesanti che, proprio per questo, non possono essere archiviate come semplice polemica di parte ma impongono una verifica rigorosa dei fatti e delle norme richiamate; il cuore della questione, così come emerge dal racconto della stessa Rescigno, è tutto giuridico prima ancora che politico, perché se l’ineleggibilità fosse accertata, l’effetto domino non riguarderebbe soltanto la posizione del singolo assessore ma l’intero impianto di scelte che ne sono derivate, con una possibile ricaduta sulla legittimità degli atti e sull’immagine complessiva dell’ente, ed è qui che il caso Cuomo assume una dimensione più ampia, diventando cartina di tornasole di un sistema che spesso tende a forzare i confini delle regole confidando nella lentezza dei controlli o nella volatilità dell’indignazione pubblica; Rescigno, dal canto suo, rivendica una coerenza che affonda le radici nella sua esperienza all’anticamorra, dove il rispetto delle regole non è mai un dettaglio ma una linea di demarcazione netta tra Stato e anti-Stato, e la scelta di rivolgersi alla Procura appare come il tentativo di spostare il confronto dal terreno dell’opinione a quello dell’accertamento, sottraendolo alla rissa mediatica e affidandolo agli strumenti previsti dall’ordinamento; resta tuttavia inevitabile interrogarsi sul contesto politico in cui questa denuncia matura, perché ogni atto giudiziario che investe figure di primo piano si muove in una zona grigia dove la ricerca della verità convive con l’uso simbolico della legalità come arma di delegittimazione, e il rischio, per chi osserva, è quello di scambiare l’una per l’altra senza attendere l’esito dei riscontri; la responsabilità, allora, ricade su tutti gli attori in campo: su chi accusa, chiamato a sostenere le proprie affermazioni con atti e documenti; su chi è chiamato in causa, tenuto a chiarire senza ambiguità; e sulle istituzioni, che dovrebbero reagire non con riflessi difensivi ma con trasparenza, perché se davvero uno statuto è stato aggirato o ignorato, il problema non è solo politico ma etico, e se invece le accuse dovessero rivelarsi infondate, il danno alla fiducia pubblica sarebbe comunque significativo; in questa fase, più che le dichiarazioni ad effetto, conta la capacità del sistema di dimostrare che le regole esistono, funzionano e valgono per tutti, perché è su questo terreno, più che su quello della propaganda, che si misura la tenuta democratica di una comunità e la credibilità di chi la governa.

RELATED ARTICLES

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Eventi in programma

ULTIME 24 ORE