
Il mare parla attraverso chi lo vive davvero. Tra la Riviera Ligure di Ponente e la Costa Azzurra c’è un tratto di mare che non ha bisogno di mappe: basta seguire le storie.
E una delle più belle è quella di Luca, pescatore “Nei Mari”, come si dice da queste parti, uno che il mare non lo guarda: lo ascolta. Da bambino scappava di casa con cestino e canna da pesca.
Oggi è proprietario di due pescherecci. In mezzo, una vita intera fatta di albe, reti, tempeste, risate, calli sulle mani e un amore che non si spegne mai. Lo abbiamo incontrato al porto, mentre controllava le reti con la naturalezza di chi fa un gesto antico come il mondo.
L’INTERVISTA
I: Luca, partiamo dall’inizio. Quando è nato questo amore per il mare?
Luca:
«Non è nato. C’era già. Io avevo quattro anni e ogni attimo era buono per scappare con il cestino e la canna. Mia madre diceva che ero peggio delle acciughe: sgusciavo via da tutte le parti.
Il mare era il mio parco giochi, la mia scuola, il mio rifugio. E lo è ancora.»
I: Da bambino con la canna a proprietario di due pescherecci. Com’è successo?
Luca:
«Piano, come tutte le cose vere. Prima le piccole imbarcazioni, quelle che ballano come noccioline quando c’è onda. Poi le prime uscite serie, le notti intere, le stagioni buone e quelle storte.
E un giorno mi sono detto: “O ci credi davvero, o lasci perdere”. Ho creduto.
E oggi ho due pescherecci. Non sono yacht, eh. Sono barche che lavorano, che profumano di sale e gasolio. Ma sono la mia vita.»
I: La pesca è un mestiere duro. Cosa la tiene ancora lì, ogni giorno?
Luca:
«La verità?
Il mare è duro, sì. Ti sveglia alle tre, ti prende la schiena, ti brucia la faccia col vento.
Ma poi ti regala cose che nessun altro lavoro ti dà: l’alba che spunta dietro Capo Mele, il silenzio che senti solo in mezzo all’acqua, il rumore delle reti che salgono piene. Il mare è vita.
E io sono vita per il mare.»
I: C’è un momento della giornata che preferisci?
Luca:
«L’alba. Sempre. Quando il cielo è ancora mezzo addormentato e tu sei già lì, che senti il motore che vibra e l’aria che sa di sale e promesse. È il momento in cui capisci che sei nel posto giusto.»
I: E il momento più difficile?
Luca:
«Quando il mare decide che comanda lui. Una volta, tra Bordighera e Mentone, ci ha presi una tramontana improvvisa. Non te lo dimentichi. Ma il mare è così: ti mette alla prova, ti insegna l’umiltà. Chi pensa di dominarlo, finisce male.»
I: Cosa significa pescare nei “Nei Mari”, in quel tratto tra Ponente e Costa Azzurra?
Luca:
«Significa conoscere ogni scoglio, ogni corrente, ogni capriccio del vento. È un mare elegante, ma non addomesticato. È un confine che non è un confine: unisce più di quanto divida. E poi… è casa.
Io lì ci ho lasciato pezzi di vita, e lui me ne ha restituiti altri.»
I: I giovani si avvicinano ancora a questo mestiere?
Luca: «Pochi. È un lavoro che non perdona, e oggi tutti vogliono orari comodi e weekend liberi.
Ma chi ci prova davvero, chi sente il richiamo… quello resta. Perché il mare, quando ti prende, non ti molla più.»
I: Se potesse parlare al Luca bambino che scappava con la canna da pesca, cosa gli direbbe?
Luca:
Gli dire continua a scappare. Perché quelle fughe erano la strada giusta. E perché il mare, se lo ami da piccolo, ti riconosce da grande.»
I: Una frase per chi pensa che la pesca sia solo fatica?
Luca:
«La fatica passa. Il mare resta.»
Conclusione
Luca non è solo un pescatore: è un custode.
Di un mestiere antico, di un mare che cambia, di una passione che non si spegne.
La sua storia è la prova che certe vite non si scelgono: ti scelgono loro.









