INTERVISTA: A MARIA TERESA LIUZZO,
RILASCIATA AL GIORNALISTA HAMDY ELMELEGY
- 1 – Ti presenti come romanziere o scrittrice?
- – Sono nata poetessa, ho iniziato a scrivere racconti sin da bambina e due romanzi brevi ancora inediti: “Pietà per un angelo” e “La signora vestita di nero”.
Scrivere un romanzo è sempre stato il mio sogno che si è realizzato nel maggio 2019 con la pubblicazione di “… E adesso parlo!” con prefazione dell’illustre critico letterario Prof. Mauro Decastelli, che da sempre s’interessa alla mia scrittura. Il poeta e saggista Mauro Giovanelli, invece, mi ha definita “La piccola Anna Franck di un paese del meridione”.
Il romanzo in breve tempo ha fatto il giro del mondo ed è stato tradotto e pubblicato in lingua inglese con traduzione di Giulia Calfapietro e Sara Russell (figlia del grande poeta irlandese Peter Russell), in spagnolo da Lyssette Alvarado in Messico, e da Gabriel Silva in Ecuador. In lingua russa da Olga Ravchenko e da Emma Pribylskata. In corso di traduzione in lingua bengalese, albanese e tedesca.
- 2 – Cosa c’è di nuovo per te?
- – Un mondo diverso da come lo immaginavo, dove è di moda il narcisismo e l’autoreferenzialità, dove non si incontrano le idee, ma spesso si scontrano. Insomma si demolisce anziché costruire. Questo accade nella vita quanto nella scrittura.
- 3 – Mi parli del tuo recente romanzo?
- – Il mio recente romanzo si intitola “Non dirmi che amato il vento” – che è la continuazione di “…E adesso parlo!”. Ci sono gli stessi personaggi, ma anche di nuovi che cambiano posizione sia negli scritti che nella memoria.
Mentre nel primo romanzo, che era “un diario di sangue, intimo e di obbedienza”, nel secondo, stampato nel marzo 2021, troviamo una donna che, nonostante il male ricevuto sia dalla famiglia che dalla società, è riuscita a realizzarsi nella scrittura che per lei fu ed è fondamentale per etica e morale.
La protagonista del romanzo abbraccia la fede come salvagente, la libertà, la carità, il rispetto, l’amicizia coi popoli, in definitiva il dolore della Resurrezione. Trova il coraggio di lottare per difendersi dalle belve umane (vicine o lontane), di reagire ai tradimenti della vita e fare della sofferenza un’Arte.
- 4 – Sei una scrittrice italiana: cosa pensi del romanzo arabo? Pensi che abbia raggiunto il mondo?
- – Ho avuto modo di conoscere, anche se non personalmente, scrittori e artisti arabi che ho ospitato nel tempo sulla mia rivista di Cultura internazionale “Le Muse”, che dirigo da circa 21 anni. Molti di loro hanno tradotto in arabo alcune mie opere: il primo fu Mohamed Akalay che mi fece dono del suo bellissimo libro “Cinque perle d’argilla” nel 2009, e nel 2010 di un libro di poesie.
Sono stata conquistata da entrambi i libri e dal fremito della sua scrittura intensa e interessante. – Molto bravo! – Altra scrittrice, meno nota e autrice del romanzo “La sirenetta di creta”, è la siriana Najada Jfii Balhoul, il pittore Mohamed Hokir, che ha molto apprezzato la mia opera “Genesis” tradotta in lingua inglese dal grande e indimenticabile Peter Russell.
Hassan Ezzat, che insegna nella mia città all’Università per Stranieri, ha tradotto alcune mie opere e ci ha fatto conoscere autori arabi pubblicati sulla nostra rivista. Reddad Cherrati mi ha chiesto , invece, l’ultima opera poetica in ordine di pubblicazione (“Miòsotide” pubblicata nel 2009) per tradurla e diffonderla nei paesi arabi.
Altro cultore della poesia è Gautam Talukdar, di origine indiana, che ha tradotto alcune mie poesie in lingua bengalese. Il Dr. Mohammad Awad Amer (palestinese) ha apprezzato e tradotto alcune mie poesie, in lingua araba.
Ritengo che gli Autori arabi siano bravissimi nella Poesia, nel Romanzo e nella Fiaba, e che nulla hanno da invidiare alla potenza degli scrittori latino-americani. Quello che manca, oggi, agli artisti , è una pubblicità seria e vera. Manca l’autenticità dei valori. Preoccupa l’impoverimento e la dispersione dei sentimenti.
- 5 – Secondo te cosa manca ai romanzi arabi per far leggere le loro opere a livello internazionale?
- – Finché ci saranno consorterie, interessi economici e politici, invidia e prepotenze, nessuno o solo qualcuno, si salverà. Io mi sono costruita da sola e nel periodo in cui la Cultura era una cosa seria, e il Critico dava un giudizio sincero e disinteressato; oggi scrivono tutti e di tutto.
La scrittura non è più una necessità organica, ma un’epoca modaiola, uno scopiazzamento generale, carta stampata, e sono sempre i migliori a farne le spese.
Senza scambi, senza impegno e senza sacrificio nulla si costruisce. Non si conquista la vittoria se non si riconosce la sconfitta, che non è mai definitiva, e rimane comunque provvisoria in uno stato di transitorietà (nessuno può ipotecare il futuro – sarebbe come imbottigliare nuvole nel deserto –).
- 6 – Cosa ne pensi dei Premi Letterari? Può essere considerato uno standard vero e onesto di buone azioni?
- – I Premi Letterari, quelli seri, non credo esistano più. Pochi gli intellettuali e i critici onesti. Il mondo della cultura si sta trasformando in una bancarella da mercato, alla portata di chiunque, ma la vera Arte non ha bisogno di apparire, quando è tale.
Non sono i premi (da concorsi quasi sempre pilotati) ma il numero dei lettori che rendono grande un autore. Chi potrebbe pubblicizzare un autore valido, spesso non lo fa, anzi, quando è il critico stesso a dovere scrivere si chiude nel mutismo perché non riconoscerà mai (vanitoso e superbo com’è) di avere incontrato qualcuno più bravo di lui.
In passato ho partecipato rare volte a premi importanti e vinto primi premi in denaro che non sono mai andata a ritirare. Ma ci sono pure persone, come me, che affrontano disagi e sacrifici per realizzare una rivista e dare visibilità ai grandi Nomi come Maram Al Masri (candidata al Nobel) che, da Parigi, ci scrisse soddisfatta di essere stata sulla rivista “Le Muse” recensita dal nostro Vicedirettore Stefano Mangione – ringraziandoci per averla ospitata e per lo spazio che diamo alla poesia e ai poeti. Spazio che non viene negato agli autori minori perché tutti hanno diritto di essere letti e non esclusi, oscurati o occultati prima del tempo, come spesso succede in questo mondo carnivoro.
- 7 – Cosa significa scrivere dal tuo punto di vista?
- – La scrittura è, per me, l’altra stanza del cuore, il luogo separato dove incontro e ascolto Dio. E’ la ragione della vita, ma anche la speranza, tendere la mano al fratello, perché ritengo che la religione, come la scrittura, sia un tutt’uno. Il mondo ha bisogno di unità, conoscenza, amore, rispetto. E’ luce, natura, sangue, passione, parola, condivisione, scienza, sofferenza, rinascita.
Lo scambio culturale è molto importante ma non per apparire – oscurando gli altri – (ritenuti rivali e concorrenti), ma come arricchimento gli uni agli altri.
- 8 – Quale romanzo o opera consideri eccezionale nella tua carriera letteraria?
- – Scrivo e vivo da sempre riservatamente, in quanto ritengo che la scrittura, come la dignità , appartengano al “Sacro”, e la parola al “Divino”.
Le mie opere hanno viaggiato per me, sono state da sempre le mie gambe e la mia voce.
Non cerco applausi, ma il mio scopo è quello di conquistare il cuore del lettore , farlo sentire parte di esso, lasciare un messaggio che sia dono di rispetto e di cultura, quella autentica, che non ha bisogno di grancassa, ma di sincera verità, che sia luce d’umanità, un vero dono di sé all’altro, il ricordo del nostro passaggio, pur breve, su questa terra, ma infinito negli affetti che lasciamo, e una piccola impronta, che sia dolcezza di una cicatrice nella Storia.
In quel sentirci non nemici, non estranei, non concorrenti, ma soltanto fratelli, rami dello stesso albero, figli della vita.
Non mi sono mai vantata dei miei scritti che sono frutto di esperienze, spesso dolorose, eseguiti con enorme consapevolezza e sacrificio, affinché tutti possano assaporare “il non essere” e la “saggia sapienza”, ma sempre col coraggio di affrontare le sfide della vita anche quando le frecce ci attraversano con il loro veleno e la loro crudeltà.
Ho iniziato a pubblicare da bambina negli anni 70 su riviste nazionali di letteratura; dal 1992 al 2009 ho pubblicato 11 libri di poesia. Nel 2012 il IV Volume della Storia della Letteratura – “Personaggi per la Storia” – e una sezione è stata riservata agli Autori arabi.
Non riuscirei a privilegiare una delle mie opere a discapito dell’altra perché sono per me come figli, uguali e non diversi, parte del mio cuore e della mia anima.
Ma anche le regole più rigide hanno la loro eccezione, come spesso accade con un neonato che necessita di più attenzione rispetto agli altri. Solo così posso citare il mio primo romanzo “… E ad esso parlo!” – che ha ottenuto un enorme successo di critica e di vendite. Forse è stata l’immagine della bambina in copertina, sotto il titolo, che è riuscita a conquistare il cuore del mondo (“il trauma e la parola”) attraverso il suo sguardo limpido e malinconico.
Poi il successo col seguito “Non dirmi che ho amato il vento” , fresco di stampa, che sta facendo il giro del mondo – (una copia è stata spedita alla mia cara amica e corrispondente dal Cairo Dr.ssa Wafaa Raouf).
Non mi aspettavo questo grande successo, né che il mio romanzo venisse definito eccellente e che proiettasse l’autrice nel firmamento della Letteratura italiana” (G. Antonioli).
“Essere considerata un’eroina dei nostri giorni. Si deve sottolineare l’originalità del romanzo per la materia trattata che ne fa un unicum nel panorama mondiale di tutti i tempi” (R. Piazza).
“Non dirmi che ho amato il vento” – Il carattere assolutamente originale e rivoluzionario di M. T. Liuzzo di fronte a ogni scritto classico e moderno” (C. Olivari).
- 9 – Come può confrontarsi la cultura con l’ideologia estremista?
- – La cultura è civiltà, cammino, progresso. Tutto si può con la comprensione, la lealtà, il rispetto, la partecipazione, la chiarezza, lo scambio, l’apprendimento, il perdono. Non è debolezza.
Un trofeo nascosto nel buio piange senza ricevere applausi, non rappresenta in quel momento d’esilio la vittoria, bensì la sconfitta. A che serve una gioia se non abbiamo con chi condividerla? Tutto è temporaneo.
Nelle vene di ciascuno di noi scorre sangue, tutti proviamo dolore o felicità.
Il cielo è il Dio di tutti. La cultura educa, non arma, non punisce, non odia, non litiga, ma abbraccia il pianto di un verso o uno stralcio di romanzo senza domandarsi da dove arrivi.
La cultura è rinnovamento, speranza, futuro, sensibilità. Stringiamoli e viviamoli, senza mai criticarli con cattiveria o umiliarli. Sono il sangue del mondo e lo spirito del tempo. – E noi, i loro figli. La parola è nel grembo di pochi e nella mente e nella bocca di tutti. E quel messaggio che attraversa l’oceano per approdare sulle nostre spiagge, che la risacca ci consegna come un veliero in bottiglia.
E’ il pensiero che attraversa l’oceano per raggiungere la sua oasi nel deserto: SOGNANO / tra le palme / nei deserti / onde e limoni. / I Cammellieri / hanno otri ricolmi / di speranza / e il cuore al di là delle dune. /
Certe notti, / quando le stelle / lasciano il trionfo / alla luce lunare, / le tende dei Beduini / dischiudono i teli / e ascoltano canti / e nenie lontane. /
Stringe / fra le braccia / il cuore / su altre soglie / forse una sposa, / una fanciulla, un bimbo…/ che sogna rami / di ciliegi fioriti. (Maria Teresa Liuzzo da “L’ombra non supera la luce” – 2006).
Maria Teresa Liuzzo











